La scuola polacca del radiodramma

7 Mar

 

 

   Lo sviluppo del radiodramma in Polonia ha inizio il 29 novembre 1925 con la trasmissione del dramma Warszawianka (La Varsaviana) di Stanisław Wyspiański. I primi autori di radiodrammi furono scrittori, traduttori e registi, e per la loro realizzazione vennero impiegati i migliori attori e compositori. Nel periodo tra le due guerre troviamo radiodrammi come adattamenti di testi letterari e drammatici, ad opera ad esempio di Leon Schiller, Juliusz Osterwa e Wilam Horzyca, nonché radiodrammi originali, scritti da illustri letterati, quali: Czesław Miłosz, Józef Czechowicz, Bolesław Leśmian, Julian Tuwim, Jarosław Iwaszkiewicz, Sofia Nałkowska, Leopold Staff, Antoni Słonimski, Jerzy Szaniawski e altri ancora.

L’”età matura” del teatro radiofonico polacco si fa coincidere con l’anno 1957 (preceduto dal generale risveglio intellettuale del paese nel 1956), quando venne bandito il primo Concorso Nazionale dopo la guerra per un radiodramma originale. In quella occasione fu scoperto il talento di scrittore radiofonico del poeta Zbigniew Herbert, premiando il suo testo Drugi pokój (La seconda stanza).

Un critico tedesco e traduttore di radiodrammi ricordava così il 1957 nello sviluppo della scuola radiofonica polacca: “Appare evidente che il radiodramma polacco si allontana sempre più dal teatro e si avvicina alla letteratura” – letteratura intesa come “arte della parola”, come innalzamento del suo valore estetico. Non è un caso che a partire dal 1957 sia tanto cresciuto il numero dei poeti che hanno scritto radiodrammi.

Nel dopoguerra la scuola polacca del radiodramma sviluppò un suo proprio modello, ponendosi a fianco di altri generi e stili. Tra le più importanti caratteristiche dei radiodrammi di questo periodo ci furono, da una parte l’apertura alla sperimentazione e alla flessibilità, dall’altra la documentazione della realtà con la difficile situazione dell’individuo. La denominazione “scuola polacca del radiodramma” si deve soprattutto al coraggio, sia dal punto di vista del contenuto, sia formale, alla sensibilità e apertura alla verità psicologica, nonché ai valori morali. Per queste sue caratteristiche il radiodramma polacco diventò uno dei più apprezzati in Europa. Lo sviluppo dell’arte radiofonica fu favorito anche dalla difficile situazione del teatro e soprattutto dall’ostilità politica per una creazione teatrale intellettualmente indipendente. Rifugio per gli autori destinati a essere estromessi dalle scene diventò proprio la radio. Fra i temi trattati dal teatro radiofonico, in particolare negli anni ’70 e ’80, prevalevano l’atteggiamento dell’individuo di fronte alla guerra, le tragedie personali e nazionali e l’emigrazione. Oggetto di particolare interesse dei creatori del radiodramma del dopoguerra è quindi anzitutto l’uomo, le sue concezioni, i dilemmi, le inquietudini, le scelte (spesso assai difficili e non sempre appropriate)…

Paulina Kierzek

 

Nella mia versione esistono i seguenti quattro radiodrammi molto noti in Polonia e in altri paesi, ma non mi risulta che lo siano anche in Italia:

 

Jerzy Szaniawski

Jerzy Szaniawski

 

 

L’orologio di Jerzy Szaniawski (1886-1970), drammaturgo e prosatore.

 

4 personaggi: Il principale (Arten), Jan, l’avvocato, la signora

 

   Trama: Il giovane Jan lavora nella bottega di un orologiaio e viene ingiustamente accusato da quest’ultimo del furto di un prezioso orologio. Apparentemente i sospetti dell’orologiaio sono giustificati e Jan viene licenziato. Anni dopo Jan riceve una lettera da una signora che lo invita a recarsi da lei. E’ la sorella della moglie dell’orologiaio deceduta cinque anni prima. In punto di morte ha chiesto alla sorella di rintracciare Jan e di dirgli che l’orologio lo aveva rubato lei. Particolarmente interessante è il racconto di come la moglie dell’orologiaio sia riuscita astutamente a rubare l’orologio senza destare il minimo sospetto su di sé. La donna aveva un giovane amante e ha rubato per pagare un debito del ragazzo. Arten, ormai vecchio, amava molto la moglie e non sa che lei lo tradiva. Ogni domenica va a visitare la tomba della consorte e le porta i fiori. Venuto a conoscenza della verità, il primo impulso di Jan è quello di mettere subito le cose in chiaro con il suo ex principale e va a trovarlo. Arten è sempre convinto che Jan abbia rubato l’orologio, malgrado ciò Jan rinuncia a svelare al vecchio il comportamento della moglie. Paga quindi il presunto valore attuale dell’orologio e mette i soldi nella cassettina con la scritta: “Per l’ospizio dei vecchi orologiai”. “Lei si stupisce? Per quale motivo dovrei darli a lei? L’orologio non l’ho rubato io!” Il finale altamente drammatico è un capolavoro di psicologia e di originalità.

 

Jerzy Krzysztoń

Jerzy Krzysztoń

 

 

 

Maledetto acquazzone di Jerzy Krzysztoń (1931-1982), drammaturgo e prosatore.

 

2 personaggi: Il signore bagnato, il signore asciutto

 

Trama: Piove a dirotto. Un signore sta all’asciutto sotto una piccola tettoia in grado di riparare una sola persona. Arriva un signore già bagnato. Dialogo tra i due. Il signore bagnato vorrebbe che quello asciutto si spostasse un po’ e permettesse anche a lui di ripararsi, ma l’altro replica che così facendo si bagnerebbero entrambi. Poi propone di ripararsi a turno per una questione di giustizia sociale, di bene comune, di solidarietà nel bene e nel male. I due discutono e litigano adducendo argomenti diversi, offendendosi a vicenda con un crescendo di comicità. Alla fine il signore bagnato, visto che facendo la voce grossa non riesce ad ottenere niente, cambia tattica e comincia a lusingare il signore asciutto, che alla fine commosso dalle parole del primo, gli cede il posto sotto la tettoia. Poi lo invita a casa sua a bere un goccio e ascoltare un po’ di musica, credendo di aver trovato un amico. Ma il signore bagnato una volta raggiunto il suo scopo lo caccia via in malo modo.

 

Stanisław Grochowiak

Stanisław Grochowiak

 

 

 

I capricci di Lazzaro di Stanisław Grochowiak (1934-1976), poeta, drammaturgo, prosatore, saggista

 

8 personaggi: Il nonno, la vecchia, il figlio maggiore, il figlio minore. la nuora, il

prete, il dottore, il chierichetto

 

Trama: In una casa di campagna Jacenty, vecchio terribile, sta morendo, o almeno tutti pensano che sia così. Ma come dice il titolo, il nonno dato per spacciato (Lazzaro) “fa i capricci”. Il prete è già stato da lui cinque volte con il viatico, il dottore chiede di non essere più chiamato “a meno che non muoia”, i figli malgrado siano in pieno raccolto perdono il loro tempo prezioso al suo capezzale. Il nonno dice che non morirà, finché i parenti non giureranno di seppellirlo nella sua vecchia terra oltre il fiume Bug (passata all’URSS dopo la guerra). Il prete cerca di convincerlo e arriva perfino a cedergli la propria tomba che si era riservata nel cimitero della chiesa. Ma il vecchio la rifiuta. Il prete lascia la casa del moribondo dicendo che tornerà soltanto quando il vecchio sarà morto. Improvvisamente da dietro la porta della stanza i parenti sentono che il nonno si sta vestendo, poi comincia ad imprecare perché manca un bottone alla manica, le mutande sono strappate, non trova la cravatta nera e la spilla d’oro…La vecchia e i figli pensano che il nonno si sia deciso finalmente a morire e mandano a chiamare il prete. La porta della stanza si apre con fragore e sulla soglia appare Jacenty. Si lamenta che ha fame, gli duole un dente e ha i capelli lunghi. Il vecchio conferma che non vuol morire. Arriva il prete e tutti scappano temendo una sua scenata, lasciando il vecchio solo. Jacenty dice al prete di volersi recare in parrocchia per dare un’occhiata alla tomba da lui cedutagli. Il prete propone di “ricomprarla” per due fiaschi di vino, che naturalmente il vecchio e il curato berranno insieme.

 

Ireneusz Iredyński

Ireneusz Iredyński

 

 

 

La radio di Ireneusz Iredyński (1939-1985), prosatore, drammaturgo, poeta

 

3 personaggi: Bodzio, Olo, l’infermiera

 

Trama: L’anziano Bodzio e il giovane Olo sono ricoverati da due anni nella stessa stanza di una casa di cura. Apparentemente i due non si sopportano e si scambiano insulti (più Bodzio che Olo). La radio si è guastata e Bodzio suona insistentemente il campanello per chiamare l’infermiera. Quando arriva le dice che deve assolutamente ascoltare la radio. Lei gli promette di portargli la radiolina che è nella stanza del medico. I due continuano ad offendersi reciprocamente. Olo non ha mai ricevuto la visita di nessuno, né alcuna lettera, ma racconta a Bodzio di avere un padre, una madre e che saranno presenti al suo funerale se dovesse morire. Dice che il padre è un grande scrittore, ma lui ha proibito ai genitori di fargli visita, perché la sua vita ormai è lì nella casa di cura e non vuole aver niente a che fare con il loro mondo. In realtà Olo è solo, come del resto lo è Bodzio. L’infermiera tarda a portare la radio e Bodzio è sempre più nervoso e impaziente. Finalmente l’infermiera porta la radiolina. Appena in tempo. Sono le quattro. Lo speaker annuncia: “Vi invitiamo ora all’ascolto di un concerto augurale”. Tra i vari auguri i due ascoltano anche questo: “Ad Aleksander (Olo) Lipaki che si trova nella casa di cura di Zambowice in occasione del compimento del ventesimo anno di età esprimono tutto il loro amore i suoi genitori”.

Bodzio: Sono auguri per te, Olo.

Olo: Bodzio, io non ho famiglia. Sono cresciuto nella Casa del Fanciullo…Lo so…hai mandato tu quegli auguri.

Bodzio: Se li hanno trasmessi vuol dire che hai una famiglia.

 

I quattro testi completi di questi radiodrammi sono a disposizione di eventuali registi interessati a metterli in scena, previo accordo con chi possiede i diritti di autore.

(C) by Paolo Statuti

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