Archive | maggio, 2013

Una lettera di Cyprian Kamil Norwid

23 Mag

 

 

C.K. Norwid

C.K. Norwid

   Nella raccolta di saggi intitolata Czytając (Leggendo, Ed. Znak, Cracovia 1990), del noto scrittore e pittore polacco Józef Czapski (1896-1993), ce n’è uno del 1944 dedicato al grande poeta Cyprian Kamil Norwid (1821-1883). In esso Czapski riporta una lettera di Norwid scritta a Parigi nel 1862 e indirizzata a Konstancja Górska – per molti anni amica anche di Adam Mickiewicz. “Norwid frequentava il suo salotto – scrive Czapski – ma egli non era un ospite facile, perché esigeva sempre dalla gente che frequentava un alto livello morale, e ignorava qualsiasi meschinità. In una sua lettera Norwid aveva scritto: «La verità è nella rotazione dei pianeti nel cosmo e in un granello di sabbia, nel cuore, in una tasca e dappertutto – altrimenti si tratta solo di facezie». Nella lettera inviata a Konstancja Górska, scritta dopo una serata trascorsa probabilmente nel salotto della nobildonna, o in quello di amici della stessa, dove per due ore era rimasto seduto in silenzio in un angolo, Norwid contrappone in una sintesi geniale la grandezza alla nullità dell’uomo”.

 

                                                                                                     19. V. 1862

   Nel 1848, passando su queste piatte pietre, per le quali lungo i viali si arriva alla Madeleine, bisognava superare con cautela un rivo di rosso sangue umano che scorreva sulla strada, dalla parte del Ministero degli Esteri.

   Questo sangue era versato da u o m i n i  morenti, che forse si sbagliavano, ma versavano il sangue da tutte le loro vene, affinché quelli che sarebbero vissuti dopo la loro morte, fossero più liberi, più nobili e più felici.

   Io con le mie scarpe superavo questo rivo di sangue  u m a n o.

   Qualche anno fa, presso Solferino, morirono sul campo  c i n q u a n t a m i l a c u o r i  u m a n i, morivano in dolori strazianti – le loro viscere erano sparse in terra – il sole splendeva – il marciume si spandeva – i cani leccavano i corpi dei morti. Erano uomini, amati da madri e sorelle e caduti, affinché quelli che sarebbero vissuti dopo la loro morte, fossero più nobili e più felici.

   Qualche settimana fa in America o t t a n t a m i l a cadaveri in un giorno hanno disseminato le loro viscere rosse di sangue versato, affinché coloro che sarebbero vissuti dopo la loro morte, fossero almeno un po’ più nobili e felici.

   Tra qualche giorno a Roma si riuniranno i vescovi, per elevare i nomi dei martiri del Giappone sugli altari, dove si mette il Sacramento, e per adorarli nei secoli nel fumo dell’incenso.

   Qualche settimana fa, nel giorno di Pasqua,  m i l i o n i  e  m i l i o n i  d i  p e r s o n e  n e l  m o n d o  h a n n o  a c c o l t o  D i o  n e l l e  l o r o  v i s c e r e,  c o n   i l  c u o r e  e  c o n  l a  l i n g u a.

   Voi signorina Konstancja Górska siete stata molto benevola, chiedendomi di credere che l’u o m o  è una nullità e uno zero.

   La signora Essakoff si meraviglia molto che si possa sedere in un angolo per due ore, tacendo tutto il tempo.

   Anetta prepara il tè – Rotschild gioca in borsa – la signora Franciskowa Potocka si sposa, la signora X si è punta un dito con uno spillo – il signor O. annusa il tabacco.

   L’uomo è una nullità.

         Vostro umilissimo servitore

                         C. Norwid

   E pensare che Norwid non ha conosciuto gli orrori della prima e seconda guerra mondiale! Ma è significativo che Czapski abbia inserito questa lettera in un suo saggio del 1944, quando ancora durava l’inferno del conflitto.

  

 (C)by Paolo Statuti  

 

 

Andrzej Szmidt

22 Mag

 

szmidt1

 Andrzej Szmidt (1933 Lione – 2006 Varsavia).Poeta e critico letterario polacco. Laureato in filologia polacca presso l’Università Cattolica di Lublino. Vincitore del premio „Czesław Miłosz” nel 1992 con il volume di poesie Skrzypeczki (Piccoli violini). Debuttò nel 1966 con la raccolta Malowanki (Figure colorate). Successivamente uscirono: Złożenie broni (Deposizione delle armi), Szczoteczka do sumienia (Spazzolino da coscienza), Modne ubranko (Vestitino alla moda), Wiersze wybrane (Poesie scelte), Zapiski (Appunti). Dal 1958 ininterrottamente legato alla rivista Więż (Legame), della quale fino agli ultimi giorni diresse la sezione “Poesia”, benché afflitto da un male incurabile.

   La sua poesia Taki pejzaż (Un paesaggio così), musicata da Zygmunt Konieczny,  fece parte del repertorio della indimenticabile Ewa Demarczyk.

   Leszek Szaruga, poeta, critico letterario e storico della letteratura, dice di Andrzej Szmidt: “La sua lirica dimostra che la realtà può commuovere. Può commuovere però soltanto se è una realtà non relazionata, ma vissuta personalmente. L’onestà verso il mondo degli eventi e la sensibilità personale creano una lega incredibilmente delicata e al tempo stesso paradossalmente durevole”.

   Iwona Smolka, scrittrice e critico letterario, che ha curato l’edizione delle Poesie scelte di Andrzej Szmidt, scrive: “I versi di questo poeta, nella loro semplicità, sono una saggia osservazione della vita. Come un sismografo, essi registrano sia i lievi passettini, che i rumorosi passi della storia, i suoi strepiti isterici. Dalla vibrazione dei binari si può prevedere l’arrivo del treno, dalla poesia di Szmidt, se la si legge attentamente, si possono prevedere le successive svolte che ci attendono, le incrinature sociali, le speranze ridestate e le sconfitte. E’ un poeta che crede nella giustizia, nella verità e nella bellezza. E anche nella bontà e nella rettitudine umana. E come se non bastasse, crede anche nel Regno di Dio, che non è di questo mondo. Molti usano queste parole, scrivendole volentieri a caratteri cubitali, Andrzej Szmidt invece, pur non usandole, crede profondamente in esse. Questi concetti creano il fondamento del suo mondo dolorosamente reale. E su di esso si accumulano: l’argilla della vita quotidiana, la sporcizia della politica, i comportamenti dei vari gruppi sociali…

   Nella sua poesia troviamo accenti sia ironici che amari, perché il poeta sa che il suo “io” è qualcuno non necessario, superfluo, in un mondo di apparenze…Ma l’impalcatura di questa lirica: la fede nella verità, in un Ordine Supremo, nel bene, nella giustizia, non consentono di distruggere i sogni, sia pure sotto il peso della realtà più orribile”.

   Poeta “malato di Polonia” – come lui stesso diceva – sensibile alla bellezza e alla bontà, soprattutto quella silenziosa e poco appariscente, che egli ha concesso agli altri attraverso la sua poesia.

   Negli anni ’90 eravamo vicini di casa e ci incontravano spesso. Lo riconoscevo subito da lontano: sempre solo, alto, magro, piegato in avanti, come spinto alle spalle da un forte vento, la bianca chioma svolazzante. Poi ci fermavano un po’ a parlare del più e del meno. Ricordo il suo sorriso, quasi da ragazzo timido, lo sguardo assorto e penetrante. Era un vero poeta. Dietro la sua dimessa figura si celava un’anima estremamente sensibile.

   Caro Andrzej, da oggi ci incontreremo di nuovo nel mio blog e Ti presenterò ai lettori italiani, cordiale e sorridente come nella bella fotografia che ho trovato e che ho inserito in questo mio articolo a Te dedicato. 

                                                                                       P. S.

 

 

Poesie di Andrzej Szmidt tradotte da Paolo Statuti

 

Un paesaggio così

Cani zoppi

adornano le strade

il diavolo alle sgualdrine

piega le gambe

gli uccelli agli alberi

i fiori anneriscono

dopo i sogni

corrono i cadaveri

 

un paesaggio così

un paesaggio così

 

di rado un criminale

con una lacrima pagherà

un mendicante cieco

troverà lavoro

un cavaliere scalzo

il lauro

 

un paesaggio così

un paesaggio così

 

i venti seminano

pini storti

inutili

ma veri

 

uno scemo una canzone

da essi limerà

con il sonno disseta

con una stella tradirà

sarà un paesaggio

melodioso triste

 

un paesaggio così

un paesaggio così

 

1957

 

Lirico

 

Nell’irrealtà reale

come una cicogna sguazzo. Dormi

Beatrice. I sogni accertano

i sogni e la vita la vita. Che

questa nei temporali si veste

di miraggi. Già lo so. Che non

è molto? Il sogno è sogno.

Sì sir. Il resto lo gustano

i lupi.  Fino alle ossa.

 

Questa corda

 

non so

nessuno lo sa

quando si scrive una buona poesia

e quando una mediocre

non si può stabilire

ma sempre quando scrivo

mi conduce questa corda

che non mi si può negare

conosciuta

da ogni vero poeta

che non mente

 

ciò riguarda non solo la poesia

 

 

*  *  *

 

il viaggio mitico

della prima infanzia

dalla Francia da Lione

dove sono nato

 

qualche giorno

nell’Insurrezione di Varsavia

 

la scuola l’università

i lavori caotici

 

qualche amore

malattie e proprio quell’unica

 

manciata di versi scritti

 

questo sarebbe la mia vita.

Questa cosa non vale la candela

 

secondo alcuni

ero già un cannibale

e in aggiunta

le mie quattro orecchie

sono un’inezia

che non vale la pena

ricordare

 

diranno

la cosa non vale la candela

chi si turberebbe

per dei pettegolezzi

 

ma dirò

così a margine

a tutti i noncuranti

 

state attenti solo un poco

il pettegolezzo a volte

(è un truismo e tuttavia)

davvero può uccidere

 

lo so per esperienza

perché sono risuscitato.

 

 

 

 

*  *  *

 

quando morirò forse passerà vicino alla mia tomba

una piccola bambina tutta assorta nella vita

ma si sentirà a disagio non sapendo perché

si fermerà un istante

getterà via il sassolino con cui giocava

poi tutta seria darà la mano alla madre

come solo i bambini sanno fare

 

mi hanno insegnato che io lo sento e lo noto

 

 

*  *  *

 

si è accovacciata l’anima mia

sopra un rametto di sonno

gioventù e amore la cullano

una luminosa stellina la stringe a sé –

paese libero –

un corvo dolente morde la terra

con te vado a bere il vino

ti sei ritrovata –

 

una notte così per tutta la vita –

 

13 dicembre 1982

 

 

 

*  *  *

 

ma forse trarremo

le conclusioni davvero

nello spavento

quando non ci saranno più

né argomenti

né la terra

sotto i piedi

 

perché per il momento

tuttavia giochiamo con le idee

e con queste cose sul serio

 

questo ci va

perfino bene

e ci dona

 

l’apocalisse

accresce il bonumore

davanti a una tazza di tè.

 

 

*  *  *

 

Buongiorno parete –

toc toc

rispondi

io sono il mio

abitante tuo

sai sono un po’ solitario

smarrito per la depressione

non so per dove

proseguire

e tu hai visto

già tanto

aiutami

bisbiglia

sbadiglia almeno

io sono tuo amico

tu sei il mio spirito (quasi)

da tanti anni già

guardiamo in noi stessi

nel bene e nel male

adesso sono così smarrito

dovresti almeno

ansimare amichevolmente

no?

 

Verso oscuro

 

se ne va la generazione

delle fedi ingenue

delle sciocche illusioni

e di un paio di precetti morali

li guardano severamente ironici

i giovani successori

pieni di slogan e di ideologie

che io semplicemente temo

uomo già vecchio

per natura un po’ romantico

poeta Don Chisciotte

 

vengono tempi nuovi

vengono inesorabili

sono finiti gli scherzi

e il mondo dei sogni.

 

16 gennaio 1994

 

 

(C) by Paolo Statuti