Archivio | marzo, 2019

Lina Kostenko

4 Mar

Lina Kostenko

   Lina Kostenko, poetessa, scrittrice e traduttrice ucraina, è nata a Ržiščiv nella regione di Kiev il 19 marzo 1930. E’ stata uno dei principali esponenti del gruppo di poeti ucraini che iniziarono l’attività letteraria a cavallo tra gli anni ’50 e ‘60 del secolo scorso. Le sue prime raccolte Raggi della Terra (1957) e Le vele (1958) furono subito apprezzate dai lettori e dalla critica, e il terzo volume Viaggi del cuore (1961) confermò il successo della giovane poetessa, consacrandola quale figura di spicco nella poesia ucraina. Tuttavia, a partire dal 1961, fu sempre più oggetto di denigrazione da parte delle autorità del regime, per la sua apoliticità e dissidenza.

   Nel 1963, durante una seduta del Comitato Centrale del Partito Comunista Ucraino il segretario dello stesso dichiarò che le contorsioni verbali della poetessa conducevano alla deformazione e all’oscuramento del contenuto ideologico e artistico dei suoi componimenti poetici. Questo intervento segnò l’inizio della messa al bando di diversi giovani poeti di talento.

   Nel 1965 sottoscrisse una lettera di protesta contro l’arresto di alcuni intellettuali ucraini. In seguito ad altri suoi interventi in difesa di personalità perseguitate, per lunghi anni il suo nome scomparve dalla stampa dell’Ucraina sovietica. Soltanto nel 1977, dopo una estenuante opposizione al regime, che incluse anche scioperi della fame, finalmente uscì la raccolta Sulle rive del fiume eterno e nel 1979 il romanzo storico in versi Marusia Čuraj, con tirature che arrivarono a centinaia di migliaia di copie.

   La Kostenko è autrice anche di poemi drammatici di grande successo, quali Duma sui fratelli non di Azòv (1984), Neve a Firenze (1989), Berestečko (1998). Ricordiamo anche il romanzo-saggio Incontro di Puškin post mortem (1998). Ha ricevuto numerosi importanti premi nazionali e internazionali. Le sue opere sono state tradotte in molte lingue. Come traduttrice è presente particolarmente nella poesia ceca e polacca.

   La figlia Oxana Pachlovska, avuta dal primo marito, lo scrittore polacco Jerzy Jan Pachlowski, è docente di Ucrainistica all’Università di Roma – La Sapienza e italianista in Ucraina. Nel suo poderoso saggio Civiltà letteraria ucraina (Carocci editore, 1998), così scrive della madre: «La Kostenko rappresenta per tanti versi un fenomeno letterario unico…E’ un pilastro della tradizione poetica nazionale, ma è nel contempo una innovatrice ardimentosa di moduli decisamente modernisti…Il filo conduttore che unisce tutte le sue opere, dalle miniature liriche ai poemi di respiro epico, è l’interiorizzazione del tempo e della storia nella dimensione umana… Nella poesia della Kostenko l’anima dell’uomo è dilaniata dal paradosso pascaliano: è sospesa tra mortalità e immortalità, tra fragilità e onnipotenza…Tutta la sua opera creativa si concentra nella ricerca e nell’affermazione della parola come unico modo reale e concreto di fermare il tempo e di testimoniare la storia. La parola è la sublimazione dell’esperienza umana, una specie di cronaca etica dell’umanità che “materializza” il tempo, lo rende indelebile…».

   Ho tradotto le poesie che seguono dal russo, servendomi anche degli originali ucraini.

Poesie di Lina Kostenko tradotte da Paolo Statuti

La musica

Apro il primo albore con la chiave di violino.

La nera notte è intarsiata di tenerezza.

L’orizzonte con la mano scarlatta scorre

il giorno

             come pentagramma dell’eternità.

Che sarà oggi? Quale lieto frammento

della mia cocente sorte?

Il mondo mi ha stretta tra le fredde braccia

e ricava da me un bemolle.

Amore modesto –  il mio corno.

E il seguito? –

                        il primo violino del rimpianto.

E io sul fondo quotidiano

                                           batterò come un tamburo.

Provo una grande leggerezza. Una grande difficoltà.

Voglio sentire la musica, musica, musica!

Sassofono, trombone, fagotto.

La musica mi bacia sul braccio come un cavallo

col suo buon labbro vellutato.

L’anima, imbrattata da un fatto spiacevole

                                              si lava sotto l’antenna.

Si può direttamente da una manciata d’aria

attingere un notturno di Chopin.

(Questa poesia l’ho tradotta dal polacco, perché non ho trovato né il testo originale né la traduzione russa)

Il riso

Sulla strada – sento da una finestra –

una donna ride con un falso riso.

Forse è triste, ma la donna vuole

avere un motivo per ridere.

E guardo i fiumi di strade buie,

e le teste degli allegri lampioni,

coi piccoli caschi di zinco,

e sul mio alto parapetto

i castagni versano i bianchi fiori…

E guardo e penso ai versi.

Se sono tristi – lo siano pure.

Ma non ridano con un falso riso,

o la franca gente chiuderà le finestre.

O sole serale, grazie per il giorno!

O sole serale, grazie per il giorno!

O sole serale, grazie per la fatica.

Per l’Eden rischiarato dei boschi

e per la centaurea nel grano fiorita.

Per la tua alba e il tuo zenit,

e per i miei occhi che hai bruciato.

Per il domani che vuole rinverdire,

per il tempo che ieri hai sonato.

Per ciò che io posso e che devo.

Per il cielo, per l’infantile riso.

O sole serale, grazie per tutti quelli

che hanno l’animo pulito.

Per il sangue nel mondo non sparso.

Per il domani che aspetta ispirazioni.

O sole serale, grazie per il giorno,

per il bisogno di parole, come di orazioni.

Fanno paura le parole silenziose

Fanno paura le parole silenziose,

quando a un tratto si sono celate,

quando non sai da dove cominciare,

perché tutte le hanno già usate.

Qualcuno con esse ha pianto e sofferto.

Con esse ha iniziato e finito il cammino.

Miliardi sono gli uomini e le parole,

E tu vuoi dirle, come se fossi il primo!

Tutto è ripetuto: bellezza e mostruosità.

Tutto è già stato: sentieri e viali.

Solo la poesia non si ripete mai,

e tocca le corde delle anime immortali.

Le ali

E’ vero, agli alati il suolo non serve.

Non c’è terra, ci sarà la volta celeste.

Non c’è un campo, ci sarà la libertà.

Non c’è una coppia, ci saranno le nubi.

In questo è la verità dell’uccello.

E per l’uomo? Com’è per l’uomo?

Vive sulla terra. Non sa volare.

Ma ha le ali. Ma ha le ali!

E sono ali non di penne e piume,

Ma di verità, di onore, di fede.

Chi le ha come fedeltà in amore.

Chi come eterna aspirazione.

Chi come onestà nel lavoro.

Chi come generosità e premura.

Chi come canti o speranza.

O come poesia, o come sogni.

L’uomo non sa volare…

Ma ha le ali. Ma ha le ali!

Che sia lieve…

Che sia lieve. Come tratto di penna.

Che sia eterno. Come fulgida memoria.

Questa bianca luce – scorza di betulla,

nei giorni neri debolmente bianca.

Oggi ha già provato a nevicare.

Oggi l’autunno soffocava dal fumo.

Che sia amaro. Come il ricordo di Te.

Che sia lucente, come ricordo stupendo.

Che non si svegli il telefono della tristezza.

Che il dolore non si desti con le lettere.

Che sia lieve. E’ stato solo un sogno,

Che ha sfiorato le memoria con le labbra.

E ha sorriso la primavera: E’ ora!

E ha sorriso la primavera: – E’ ora! –

dietro alla Nera Strada, dietro al Grande Prato –

guardo: tutti i miei avi e proavi –

vanno dietro al tempo, come dietro all’aratro.

Biada dietro biada, biade e ancora biade,

dietro alla Nera Strada, dietro al Grande Prato,

loro sono già nella nebbia – come nebbia –

vanno dietro al tempo, come dietro all’aratro.

Come pesa il passo dell’eternità! –

dietro alla Nera Strada, dietro al Grande Prato.

Così arbitraria, così libera e giovane –

davvero anch’io vado già dietro all’aratro?!

E cosa arerò? Quali biade seminerò?

Dietro alla Nera Strada, dietro al Grande Prato.

Davvero anch’io nella nebbia – sono nebbia –

e vado dietro al tempo, come dietro all’aratro?

*  *  *

Sento la pioggia…Giunta furtiva scroscia.

Un suono di latta, di liete gocce i passi.

Attimi, attimi, solo attimi e attimi,

e a un tratto guardo, e sono già anni e anni!

Forse anche secoli. Nessuno lo sa più

nelle nebulose dell’anima o del cielo –

nel manto della pioggia, diafana come vetro,

io vado dai vivi e i morti rivedo.

Bacio tutti i boschi. Ringrazio il violinista.

Vi ha sonato bene una volta la mia presenza.

Io sono albero, neve, ogni cosa che amo.

E forse è in questo tutta la mia essenza.

(C) by Paolo Statuti

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