Archivio | gennaio, 2019

Il porto di Vanino

23 Gen
Un lager staliniano

I

    „Il porto di Vanino” era uno dei canti più popolari tra i detenuti dei gulag. E’ noto anche col nome di “Kolyma”, chiamata il “lager della morte”. Non si conosce l’autore, forse il poeta Boris Ruč’jov (1913-1973), che nel 1937 fu arrestato e trascorse dieci anni nei lager staliniani, per essere poi riabilitato nel 1956. Non si conosce neanche la data esatta in cui il canto fu creato. Il porto di Vanino, nella Siberia orientale, era il punto di transito per i detenuti diretti a Kolyma. In questo porto si svolgeva il trasbordo dai convogli ai vaporetti che proseguivano per i gulag di destinazione. Di questo canto esistono molte versioni. Questa da me tradotta è una di esse. Chissà se anche Mandelstam la cantava?

Il porto di Vanino

Ricordo il porto di Vanino,

E la cupa vista della nave,

E noi che scendevamo la scala

Nella stiva buia e glaciale.

Sull’acqua la nebbia scendeva,

Ruggiva la furia del mare,

Ruggiva di fronte a Magadan –

Di Kolyma la capitale.

Non un canto, ma un lamento

Da ogni petto si levava.

“Addio per sempre terra natia” –

La nave struggente gracchiava.

Noi reclusi soffrivamo il rollio,

Come fratelli ci abbracciavamo,

E solo a volte dalle lingue

Sorde imprecazioni lanciavamo.

Maledetta sei tu Kolyma,

Chiamata pianeta – meraviglia.

Per la scala scendevi là,

Da dove ritorno non c’era.

Trecento miglia di taigà,

Dove vivono belve soltanto.

Dove i veicoli non vanno,

E si trascinano i cervi inciampando.

Io so che tu non mi aspetti,

Le mie lettere non leggi nemmeno.

Tu non verrai a incontrarmi,

O verrai senza riconoscermi,

Io temo.

(Versione di Paolo Statuti)

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Vladimir Lazarev (1936)

20 Gen

Ho sognato la musica

                                             A Evgenij Svetlanov (1)

Ho sognato la musica…

Puri suoni coglievo

Sui rami mossi dal vento,

Dove gli usignoli si posavano

La tormenta fendendo.

Ho sognato la musica…

Tutto è musica, in fondo;

E, occorrendo penetrazione,

Della musica è nato il volto,

Affrettando l’emozione.

Ho sognato la musica…

E l’anima, scossa nel profondo,

Nel tempo del disgelo entrava…

Ho sognato la musica. Essa

Lievemente di aspetto mutava:

Come nuvola e come onda,

Come giorno di neve e notte cieca,

Ora dolce, ora salata,

Ora nei meandri verde,

Ora azzurro-dorata.

(1) Evgenij Svetlanov (1928-2002), pianista, compositore e direttore d’orchestra russo. (N.d.T.)

(Traduzione dal russo di Paolo Statuti)

Michail Panfjorov (Karara)

17 Gen

Michail Panfjorov (Karara), poeta e pittore russo, nato nel 1961

Michail Panfjorov

All’uomo serve soltanto Dio

All’uomo serve soltanto Dio,

Egli ogni dubbio scioglierà.

E ciò quando lo stile sarà elevato,

E la vita più reale di una fiaba sarà.

E ciò quando il male sarà scomparso.

Verrà l’amore della comprensione.

Sarà il trionfo delle anime umane

E la luce di una viva compassione.

E serve una casa che non poggi sulla sabbia.

E un giardino che fiorendo stupisca.

Senza la fede sei preda dell’angoscia.

Ma nella corsa la quiete non si acquista.

Bisogna mostrare la propria sorgente.

Dalle fonti i fiumi prendono spunto.

Prega con l’anima, perché Dio ti aiuti.

Senza di lui l’uomo è un defunto.

E allora sarà compreso il cammino,

I simboli secolari saranno spiegati.

Recita così: “Oh, Signore, perdonami!”

E saranno istanti illuminati!

Successi e amici verranno poi,

Verrà chi l’anima spensierata vuole.

E il tempo della vita non scorrerà invano,

E ci sarà una luce splendente, tanto sole!

Cosa serve all’uomo sulla terra?

Credo non ciò che è meschino e volgare!

Non lasciarti immergere nel buio

Senza questo amore, così universale.

2014      (Versione di Paolo Statuti)