Boris Pasternak: Due poesie per questo mese di marzo 2016

3 Mar

 

La Pasqua russa

La Pasqua russa

La Pasqua russa

La Pasqua russa

Simon Ushakov, "L'Ultima Cena", 1685

Simon Ushakov, “L’Ultima Cena”, 1685

 

 

Boris Pasternak è già ampiamente presente nel mio blog. Inoltre nel 2014 Gianmario Lucini (CFR) – un amico che non smetterò mai di rimpiangere, ha pubblicato 30 poesie di Pasternak nella mia traduzione. Oggi presento la mia versione di due poesie di Pasternak, come omaggio alla vicina primavera, e come devoto pensiero rivolto alla imminente Settimana Santa. Esse sono tratte entrambe dal ciclo Poesie di Jurij Živago.

 

Marzo

 

Al sole si sudano sette camicie,

E si agita, stordito, il burrone.

Come il lavoro di robusta mandriana,

Fervono le mani della primavera.

 

Langue la neve malata di anemia

Nei rametti inerti di vene azzurrine.

Ma fuma la vita nella stalla delle mucche,

E di salute scoppiano i denti dei forconi.

 

Che notti, che giorni e che notti!

Il ticchettio delle gocce a metà giorno.

I cachettici ghiaccioli dei tetti,

Dei ruscelli insonni il cicaleccio!

 

Tutto è aperto, la scuderia e la stalla.

I colombi nella neve beccano l’avena,

E tutto genera e vivifica

L’odore fresco del letame.

1946

Nella Settimana Santa

 

Intorno ancora la nebbia notturna.

Ancora nel mondo è così presto,

Che il cielo pullula di stelle

E ognuna, come il giorno, è luminosa,

E se solo la terra potesse,

Dormirebbe il giorno di Pasqua

Alla lettura del Salterio.

 

Ancora intorno la nebbia notturna.

Ancora è così presto nel mondo,

Che la piazza giace coricata

Come in eterno da tutti i lati,

E mille anni ancora la separano

Dall’alba e dal calore.

 

Ancora la terra è completamente nuda,

E di notte essa non ha niente

Per far oscillare le campane

E fare eco ai coristi dall’esterno.

 

E dal Giovedì Santo

Fino al Sabato Santo

L’acqua perfora le rive

E intesse mulinelli.

 

E il bosco è spoglio e scoperto,

E sulla Passione di Cristo,

Come folla in preghiera,

Veglia la turba dei tronchi di pino.

 

Ma in città, in un piccolo

Spazio, come a una riunione,

Gli alberi guardano muti

Le grate della chiesa.

E il loro sguardo è preso dal terrore.

E’ comprensibile il loro sgomento.

I giardini escono dai recinti,

Vacilla il sistema terrestre:

Seppelliscono Dio.

 

E c’è la luce nella porta regia,

E il nero manto, e la fila di candele,

Volti rigati dalle lacrime –

E a un tratto la processione viene

Incontro col lenzuolo tombale,

E due betulle presso la porta

Devono tirarsi da parte.

 

E il corteo gira intorno alla chiesa,

Riempie il marciapiede fino al bordo,

E porta dalla strada sul sagrato

La primavera, le ciarle primaverili

E l’aria che sa di prosfora

E di ebbrezza di primavera.

 

E marzo sparge la neve

Nell’atrio sulla folla degli storpi,

Come se qualcuno fosse uscito

Portando l’arca e l’avesse aperta

Distribuendola a tutti.

 

E il canto dura fino all’alba,

E, dopo aver tanto singhiozzato,

Giungono sommessi dall’interno

Nel luogo vuoto sotto i fanali

Il Salterio e l’Apostolo.

 

A mezzanotte taceranno la creatura e la carne,

Avendo udito la voce primaverile,

Che appena tornerà il sereno –

La morte si potrà sconfiggere

Con lo sforzo della resurrezione.

 

1946

 

(C) by Paolo Statuti

 

 

 

 

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4 Risposte to “Boris Pasternak: Due poesie per questo mese di marzo 2016”

  1. Francesco marzo 3, 2016 a 7:39 am #

    mi piace lasciare il più piccolo commento, senza eccessi con gran fervore, per l’incanto delle poesie donate, di Boris per mano del traduttore, che pur io, non conoscendo il russo, immagino sia fedele e devota, sia alla natura che al suo interprete.
    Un caro saluto, ammirato
    Francesco

  2. federicagaletto marzo 3, 2016 a 4:17 pm #

    L’ha ribloggato su La lepre e il cerchio.

  3. Anna Ventura marzo 5, 2016 a 9:36 am #

    Grazie, caro Paolo, per averci proposto queste meravigliose poesie: che mi attestano, ancora una vola,quale profondo legame intercorra tra uomo e natura: un legame sacrale, intuito anche dagli uomini primitivi, espresso da tutti i grandi poeti, legame che ,invece ,talvolta è trascurato dalle nostre società imbarbarite dalla tecnologia.

  4. Paolo Statuti marzo 5, 2016 a 10:32 am #

    Grazie a voi per i vostri commenti così sentiti e spontanei! 🙂

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