Karol Wojtyla (1920-2005)

4 Lug

 

Beato Karol Wojtyla

Poesie di Karol Wojtyła tradotte da Paolo Statuti

 

(Dal poema: “Canto del Dio nascosto”)

 

Che vuol dire, che scorgo così tanto, se nulla vedo,

quando dietro l’orizzonte l’ultimo uccello è già disceso,

quando l’onda nel vetro l’ha nascosto – ancora più in basso

                                                                                    son calato,

immergendomi assieme all’uccello nella corrente del freddo

                                                                                               vetro.

Quanto più tendo lo sguardo, tanto meno vedo,

e l’acqua china sul sole tanto più il riflesso avvicina,

quanto più lontana dal sole la scinde l’ombra,

quanto più lontana l’ombra dal sole scinde la mia vita.

Dunque nell’oscurità c’è tanta luce,

quanta vita c’è in una rosa dischiusa,

quanto dio che scende

sulla riva dell’anima.

 

(Dal poema: “Profili del Cireneo”)

 

I piedi cercano nell’erba – c’è la terra.

Gli insetti bucano il verde e cullano il rivo del sole.

 

I piedi sfregano il selciato, il selciato sfrega i piedi a sua volta.

Non c’è patos. C’è il pensiero non esaurito nella folla.

Prendi il pensiero – se riesci – prendi il pensiero, immettilo

nelle dita degli artigiani, o anche nelle dita delle donne

che scrivono a macchina otto ore ogni giorno

le nere lettere appese alle palpebre arrossate.

Prendi il pensiero e completa l’uomo

oppure permettigli d’iniziarsi di nuovo

o invece: lascia che egli Ti aiuti soltanto,

e Tu guidalo.

 

(Dal poema: “Canto del Dio nascosto”)

 

Portami, Maestro, ad Efrem, e lascia che resti con Te,

dove calano sulle ali degli uccelli i lontani lidi del silenzio,

come il verde, come l’onda rigonfia, non offuscata dal tocco

                                                                                           del remo,

come un largo cerchio sull’acqua non impaurito dall’ombra

                                                                                   dello spavento.

Grazie, che hai così distanziato il luogo dell’anima dal clamore

e in esso dimori amichevolmente circondato di strana povertà,

smisurato, occupi appena una piccola cella,

ami i luoghi deserti e spopolati.

Perché sei il Silenzio stesso, la grande Quiete,

privami dunque della voce,

e infondimi soltanto il tremito della Tua Esistenza,

il tremito del vento nelle spighe mature.

(Dal poema: “Canto del Dio nascosto”)

 

L’amore tutto mi ha chiarito,

l’amore tutto mi ha risolto –

per questo venero l’Amore,

ovunque esso dimori.

E sono diventato una piana aperta per la quieta corrente,

in cui non c’è nulla dell’onda mugghiante, non poggiata

                                                                       su tronchi iridati,

ma c’è molto dell’onda placante, che negli abissi la luce

                                                                                   sorprende

e questa luminosità respira su foglie non argentate.

Dunque io-foglia celato in questa pace,

sottratto al vento,

più non mi affliggo per nessun giorno che cade,

perché so che tutti cadranno.

 

(Dal poema: “Canto del Dio nascosto”)

 

Il Signore, se nel cuore attecchirà, è come un fiore

assetato di sole ardente.

Vieni dunque, o luce, dagli abissi dell’oscuro giorno

e posati sulla mia sponda.

Ardi non troppo vicino al cielo

e non troppo distante.

Ricorda, o cuore, lo sguardo

in cui ti aspetta l’eternità intera.

Chinati, o cuore, chinati, o sole costiero,

annebbiato negli abissi degli occhi,

sopra un fiore inaccessibile,

sopra una rosa.

L’autore

Tanti sono cresciuti intorno a me e attraverso me, e in un certo

                                                                                        senso da me.

Sono diventato come un alveo, nel quale avanza l’elemento – il suo

                                                                                           nome è uomo.

Ma poiché anch’io sono un uomo,

per caso la ressa degli altri non mi ha in qualche modo deformato?

Se ognuno di loro sono stato in modo imperfetto, sempre troppo

                                                                                  restando me stesso –

è possibile che chi si è salvato in me possa guardarsi senza angoscia?

 

Pensando Patria

Patria – quando penso – esprimo me stesso e mi radico,

mi parla di questo il cuore, come frontiera nascosta che da me corre

                                                                                                   verso gli altri,

per abbracciare tutti in un passato più antico di ognuno di noi:

da esso emergo…quando penso Patria – per rinchiuderla in me come

                                                                                                        un tesoro.

Chiedo continuamente, come moltiplicarlo, come ampliare lo spazio

                                                                                           che esso riempie.

 

Refrain

Quando penso: Patria, cerco la strada che taglia i versanti come filo

dell’alta tensione, correndo in alto – così essa corre ripida

in ognuno di noi e non consente soste.

La strada corre per i pendii, ritorna negli stessi luoghi, diventa

il grande silenzio, che visita ogni sera gli stanchi polmoni della mia

                                                                                                            terra.

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 Risposte to “Karol Wojtyla (1920-2005)”

  1. Winfred agosto 4, 2013 a 12:24 pm #

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