Maria Zientara-Malewska

14 Nov
Maria Zientara-Malewska

   La poetessa e insegnante polacca Maria Zientara-Malewska nacque il 4 settembre 1894 a Brąswałd e morì il 2 ottobre 1984 a Olsztyn. La sua infanzia si svolse nell’atmosfera di una tipica famiglia polacca, fedele alle antiche usanze e alle tradizioni religiose. Terminò la scuola elementare a Brąswałd, dove le lezioni si svolgevano in tedesco, e per questo frequentava anche le lezioni di lingua polacca, tenute dal sacerdote Walenty Barczewski, che avrà poi un ruolo importante nella formazione della sua personalità.

   Negli anni 1921-1923 lavorò nella Gazzeta di Olsztyn, nella quale debuttò il 4 dicembre 1920 con la poesia Le stagioni. Questo periodo coincise con lo sviluppo più bello della sua creazione poetica. Nel 1926 terminò l’Istituto Magistrale a Cracovia. Negli anni tra le due guerre le sue poesie furono pubblicate da quasi tutte le riviste polacche in Germania, nonché

nelle due antologie Warmia e Mazuria e I nostri poeti. Tra il 1955 e ilil 1985 uscirono molte sue raccolte di fiabe, leggende, ricordi, e sei raccolte di poesie, tra le quali i Canti della Warmia (1963) e L’amore di un cuore semplice, uscito postumo nel 1985.

   Fino al 1939 svolse un’intensa attività come insegnate e promotrice nel settore scolastico. Nel settembre del 1939 fu arrestata e rinchiusa nel campo di concentramento di Ravensbrueck. Liberata il 18 aprile 1940, tornò nella natìa Brąswałd, sempre controllata dalla polizia. Nel 1945 si stabilì a Olsztyn e nel 1947 sposò Otton Malewski.

   Ha ricevuto numerosi importanti premi e le sono state intitolate diverse strade e scuole.

   La sua poesia del dopoguerra, similmente alla creazione del ventennio tra le due guerre, è legata alla vita, alla realtà, alla natura. Registra i fatti che toccano da vicino la poetessa. Vi dominano la tematica patriottica e il folclore. Negli anni ’60, seguendo il suggerimento della critica, si allontana dalla sua forma lirica consueta. Rinuncia alle rime, alle strofe di quattro versi, ai temi attuali, e tende alle reminiscenze storiche, legate alla storia dell’antica Warmia.

   Ricordiamo anche la sue liriche religiose del dopoguerra, a volte vere e proprie preghiere,

che esprimono la sua profonda e sincera devozione e il suo mondo interiore.

Poesie di Maria Zientara-Malewska tradotte da Paolo Statuti

Il mio sogno II

O mio sogno d’oro, sia di ieri che di oggi,

O sogno che hai spiegato ali di farfalla,

Passando silente nella quiete delle ore,

Che hai avvolto il mito in un velo iridato,

Lascia che oggi ti senta il nostalgico cuore.

Sei giunto a me mostrando portenti,

Non so da dove a un tratto mi sei apparso.

La primavera di fiori i giardini ha vestito,

Fiori ovunque guardi davanti e su di me.

In cielo danza un corteo di astri infinito.

Tra l’erba dei campi fioriscono le rose,

Chinate le teste sembrano assorte,

Un sussurro è nel mondo, gli Angeli Custodi

Le preghiere dei bimbi in cielo han portato…

L’orologio suona le ore sul muro, non l’odi?

O sogno di primavera, sogno di brillanti,

Chi ti comprenderà, chi ci riuscirà?

Tu tessuto in una trama così bella,

Ti nascondi nel profondo del cuore,

Perché nessuno ti turbi con l’umana favella…

L’orchestra sonava

L’orchestra sonava…gli accordi fluivano

Ora vibranti di gioia, ora così tristi

Come fruscio di boschi o trama di ruscelli,

Che in un giorno nuvoloso scorrono tristi.

L’orchestra sonava, e a me pareva

Che il cuore incrinato volesse spezzarsi…

Ogni suono – uno spillo avvelenato nel cuore,

E un mare di lacrime cominciava a formarsi.

L’orchestra sonava…intorno a me risate,

Occhi luccicanti e la folla divertita,

Dappertutto gioia…nel mio cuore tombe,

E nell’anima tristezza e pena infinita.

L’orchestra sonava…i violini piangevano,

Le note fluivano deliziose e frementi

E laceravano il cuore senza pietà,

Spremendo da esso gocce di sangue ardenti.

Cos’è la vita?

Cos’è la vita? – è una goccia d’acqua

Che in un oceano d’acque eterne morirà,

E’ una chiara nuvola che scorre in alto

E vola nel mondo – niente resterà.

Cos’è la vita? – è un fiocco di neve

Che le tue calde labbra vuol baciare

E già non c’è, già in silenzio muore

E senza lasciar traccia scompare.

Cos’è la vita? – è la piuma in un campo,

Che sulle ali del vento volando

Oltre boschi e monti, sparirà dagli occhi

E cadrà non si sa dove né quando.

Cos’è la vita? – è un granello di sabbia

In preda alla tempesta, in un momento,

Che si solleva in una corsa folle

Ed è già portato via dal vento (…)

Cos’è la vita? – è una foglia seccata,

E una goccia perlacea di rugiada

Che a un soffio di sole muore,

E’ la nebbia che a terra si dirada.

Si dissipa e di essa che rimane?

Niente – forse un nostalgico ricordo

E una zolla di tomba e una lacrima,

E forse dei vivi il quieto ricordo.

Il pianto della betulla

O bianca betulla nella valle

Perché triste piangi tremante,

Quando di notte nell’argento lava

Le tue foglie la luna calante?

Perché le tue lunghe trecce

Piangono nell’abbraccio del vento,

Quando un uccellino nei tuoi rami

Canticchia il tuo errante canto?

Mentre tutti gli altri alberi

Alzano i loro bracci con fierezza,

Tu soltanto li abbandoni

Come oppressa dalla tristezza.

Bianca betulla dimmi perché

Sempre in lacrime mesta patisci?

Perché piangi sospirando

E in braccio al vento languisci?

Oh, non chiedere a me, ti prego,

Tale è ormai il mio vivere inquieto,

Ma benché sia una betulla tremante,

Tuttavia so soffrire in segreto.

Poesia

Il vento sussurra negli arbusti le preghiere,

Negli arbusti di rose e gelsomino,

Vieni o mia alata indovina

E nella mano leggi il mio destino.

Già la luna è scesa sull’acqua,

Il cielo versa dell’alba i tizzoni,

Vieni mia dolce unica dea,

Tu la più bella delle mie visioni.

Nel bosco scorre la nostalgia,

Tu senti come sta soffiando?

Cogli con l’orecchio i suoi sospiri?

Col cuore capisci il suo canto?..

Nel grano brillano papaveri e fiordalisi

Come campagnole nei loro fazzoletti,

Vieni o mia bianca farfalla,

Lascia che del tuo nettare io mi diletti.

Sono triste o Signore

La pioggia sui vetri tintinna mesta,

E il vento geme dietro la mia finestra

Come cuori penitenti dalla tomba rinati,

Per dolersi dei trascorsi peccati,

E l’oscurità si posa sui campi assonnata

E la pioggia continua ritmica, immutata.

Guardo dalla finestra l’orizzonte nebuloso,

Davanti a me vedo il deserto sabbioso,

Il mio cuore desidera…ma chi e che cosa?

Invano intorno il mio sguardo si posa…

E la pioggia monotona batte alle vetrate,

Ed esse piangono nella nebbia bagnate.

Son così triste in questo giorno annuvolato,

Là ora vedo un uccellino appartato

Che sotto il tetto di paglia cerca affranto

Il suo nido…vedo dei bambini il pianto

E la pioggia scroscia e mesta si dispiega,

E il vento all’abete i rami piega.

La pioggia non smette ed ogni gocciolina,

Come lacrima brilla ardente e cristallina

Che scorre quieta, ma il cuore s’accora,

Ecco s’attenua…ma l’anima piange ancora

E in modo inesprimibile essa geme –

Piove…il vento singhiozza e sugli alberi preme.

La felicità

La felicità è in noi, non nel chiasso del mondo.

La felicità è nel cuore, è nell’anima pura,

Essa annida nella coscienza serena

E soffoca ogni tristezza, ogni tortura.

La felicità è nel cuore di una vergine,

E nello sguardo d’innocenti bambini,

Nella calda carezza delle madri,

La felicità è nel canto dei contadini.

Felicità è amare le oneste persone,

E’ stringere la mano di un amico,

E’ il fiore che fiorisce a primavera,

E’ il canto di un passero mendico.

Felicità è il raggio di un occhio caro,

E’ il sorriso di un’amata sembianza,

E’ il fruscio di un bosco oscurato,

E’ il mormorio d’un rivo in lontananza.

E’ uno sciame di ricordi dell’infanzia,

Felicità sono le storie un tempo ascoltate

E i ricordi della passata primavera,

E le orecchie da questo canto cullate.

Felicità è soffrire quando soffrono gli altri

E consolarli con accento amoroso,

Felicità è donare con generosità,

E’ condividere un momento gioioso.

Felicità è dare con amabile sorriso

Financo l’ultimo pezzo di pane

A un povero orfano, a un mendicante,

Perché allora un assaggio di cielo ti rimane.

Silenzio d’autunno

Oh, come io amo il silenzio autunnale,

Che in una coppa d’oro i sogni mi porta

E la triste anima culla nelle braccia,

Sussurrandole all’orecchio: ricorda.

E le nuvole disperde negli occhi,

Nel cuore porta una gioia infinita,

E risveglia promesse di letizia,

Sbiadite nelle incertezze della vita.

Per le ferite ha un balsamo benefico,

E le lacrime asciuga in fondo al cuore,

Che pace! – non c’è guerra nell’anima,

Da dietro le nubi esce di nuovo il sole.

Il mio spirito in estasi si solleva e brucia,

Avidamente beve il silenzio rinato,

Che procede lungo i solchi dei campi,

Che nel bosco respira in un tempo fatato.

Il mondo ha i colori dell’arcobaleno,

Sento nel silenzio le foglie posarsi,

Formando tappeti con disegni diversi,

Tra i quali odo i sospiri placarsi.

Lieve si piega un ramo nel bosco,

Nel campo un corvo fievole gracchia

E il convolvolo si arrampica e piange

Lacrime di rugiada nella macchia.

Il muratore

                            Alla memoria di mio Padre

Sulle scale saliva sempre più in alto,

Tracciava arcate col rosso dei mattoni,

Lungo i quali scenderanno gli angeli

Per raccogliere briciole di orazioni.

Conosceva ogni curvatura dei pilastri

E ogni piega delle gotiche volte.

La chiesa odorante di calce e sudore

Ispezionava con cura come suo padrone.

In seguito integrava ogni tegola

Quasi fosse un mosaico veneziano,

Dava alle guglie cappucci di piastrelle,

Impedì all’umidità di entrare,

Era un soldato a guardia della Casa del Re,

La gente diceva che non amava pregare,

Che non univa le mani rose dalla calce.

Guardava la chiesa in faccia come se

L’ultimo rintocco l’avesse chiamato.

Quando portarono la bara al cimitero

Tutti i mattoni e le tegole insieme,

E i santi delle vetrate

Recitarono: – l’eterno riposo.

Alla poesia

O grande musa, donami le ali,

Che io voli oltre la celeste arcata

Dove le nubi corrono e il fulmine scuote,

Spoglie, ceneri – la terra mi ha stancata.

Stringimi al tuo cuore, o musa,

Gli occhi della mia anima ispira,

Si stenda su di essa l’azzurro incanto,

E ciò che è terreno prendi di mira.

China su di me la tua testa, o regina,

Stendi su di me le bianche braccia,

Sul tuo petto la mia testa riposi

Inebriata dall’incanto della tua grazia,

Lasciami bere l’amore a sazietà

Dalla coppa d’oro dell’immortalità.

(C) by Paolo Statuti

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Una Risposta a “Maria Zientara-Malewska”

  1. ANNA VENTURA novembre 22, 2018 a 1:57 PM #

    Ammiro, nella poetessa polacca Malewska,quella profonda partecipazione alla natura che oggi è piuttosto rara,in poesia.Siamo quasi tutti ,più o meno, compromessi con realtà urbane,dalle quali stentiamo a separarci.Anche in queste realtà cementosa, tuttavia,non è impossibile incontrare la natura, se abbiamo il coraggio di riconoscerla in un vasetto di basilico,in una pianta grassa,in un mazzetto di fiori recisi,

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