Tag Archives: Olga Celuch

Olga Celuch (1980-2010)

21 Apr

    

Qualche anno fa ho pubblicato nel mio blog undici poesie di Olga Celuch, mia carissima amica, stroncata il 5 giugno 2010 da un male incurabile. Aveva solo 30 anni. Presto saranno trascorsi  dieci anni dalla sua scomparsa prematura e sento il bisogno di ricordarla con un più consistente numero di poesie. A tale proposito vorrei riproporre questo giudizio del poeta Antonio Sagredo: « I suoi versi sono dominati da una tensione che per nulla al mondo viene in qualche modo nascosta, e mi fa pensare a Marina Cvetaeva: potrebbe essere dunque una sua figlia che ha ereditato la schiettezza e quel furore non contenuto, che a stento trattiene i sensi più remoti: non ha della russa lo spezzettamento del verso, che assegna a istanti muti lo stimolo del continuare a far poesia con più determinazione e violenza, ma dalla sua possiede invece la delicatezza di dettare ogni suo sentimento – nervosamente dolce – a quel poco di tempo che le è assegnato; è dunque anche la consapevolezza che la fine è prossima, a far scattare l’urgenza di far vedere nel suo verso quanti più mondi possibili che la assaltano… ma lei con grazia riesce a dire quanto è necessario dettare fuori dal suo mondo. La sua vita breve, il suo presagio, noi lo leggiamo sopra e sotto ogni parola, e nulla è lasciato alla verbosità, poiché quanto più l’urgenza della scrittura la opprime, tanto più la domina con la parola tenera, ma decisamente profonda, che testimonia una presenza terrena che non si cancella».

     Olga Celuch conosceva molto bene la lingua italiana e di ogni poesia ha fornito la versione polacca e italiana. Le pubblico con qualche mio ritocco formale.

Non sono mie poesie,

ma attimi e pensieri,

emozioni e passioni

sussurrate coi sassolini

nel ruscello delle parole.

Scritte, perché non annegassero

nel mare del tempo,

perché non svaporassero

nella nebbia della vita.

(O. C.)

Liberare l’anima

Un beato sorriso

fermare-afferrare-imprigionare il tempo

un attimo di oblio

una nota della giusta musica

un soffio di erbe della terra riscaldata

il riposo su una vetta raggiunta

la raccolta delle mandorle all’alba

la terra vista dalla rossa boa

il tramonto dal finestrino del treno in fuga…

più del presente

commuovono i ricordi

liberano l’anima…

Speciale

Quanto sono diversa dagli altri?

Sono migliore dei colpevoli?

La folla è me?

Io e la folla?

Voglio essere unica!

Voglio vivere diversamente!

Non voglio sparire, ma penetrare

nel nucleo del mondo!

Nevica I

Volano i fiocchi lucenti

da un mondo migliore a uno peggiore

e io volo con loro

posando a terra il mio viso

non più di bambina.

Sogno

Sull’albero dei miei pensieri

crescono rami sempre nuovi.

A volte fiorisce,

ma per poco!

Più a lungo cadono le foglie!

Cresce l’infinità dei rami

verso l’azzurra verità!

Quando  nevica

Nevica dal cielo sulla terra

come se durasse da anni.

Non si vede l’azzurro dell’eternità –

il mondo migliore degli dei!

Non si vede il verde della fecondità –

il giardino dei peccati umani!

Tutto si fonde solennemente

in una candida poltiglia!

Dormi

Dormi…

Chiudi le azzurre finestre

della tua anima,

perché la luna non sia indiscreta,

perché non fuggano i sogni.

Dormi…

Buonanotte…

L’uomo

C’è un momento

sulla pustola di questo mondo

quando si fanno purulenti i miei pensieri

gocciolano lentamente

dal cratere impuri

scavano solchi d’incertezza

– l’uomo in sostanza

è buono?

Il nostro palazzo

Nel  palazzo del nostro mondo

si sono tarlati gli ideali,

i vermi hanno mangiato la coscienza,

le cornici dei buoni contegni

si sono coperte di ragnatele,

si sono impolverati nell’armadio

i nostri scheletri morali,

dappertutto è sporco…

Scricchiola… cigola…

Tra poco si spaccherà la trave

che regge il soffitto della tolleranza.

L’amore spirato col vento

Aspetto l’amore

scritto con un verso,

un sentimento

con una canzone cantata,

finché qualcuno non voglia mangiarmi

e portarmi in braccio alle porte del cielo,

finché la mia anima non impari a volare,

e poi tornare sicura sulla terra,

finché il mondo non si metta sottosopra,

e non cadrà il cielo che è su di noi.

Aspetterò l’amore

scaldato con lacrime di gioia,

suggellato da un eterno sorriso.

Fiocco dopo fiocco

Quieta la neve cade

ogni fiocco sono io

ogni fiocco sei tu.

Purché il gelo non diminuisca.

Purché non ci si trasformi

anzitempo

in un’ansiosa pozza di lacrime.

Plenilunio II

Ingenuamente faccio il bagno

nel chiarore della luna piena,

credendo che mi si schiariscano

le idee.

A che mi serve la tua luce

o luna,

se sulla strada della mia vita

aumentano sempre

gli angoli scuri?

Con te

Rimango immobile

tremante

distratta

con brandelli di pensieri

con parole incomprensibili.

Smarrita volo

in un denso

fruscio di emozioni,

che ho paura

di comprendere…

Farfalle di pensieri

I miei pensieri

sussurrano il tuo nome

come farfalle

si posano sulla mia spalla,

ma se giro la testa

per ammirarne la bellezza,

volano via.

Non imparerò mai

Mi affaccio alla finestra

dell’incomprensione.

Piove l’incoerenza.

Raggi d’ingenuità

mi bruciano il viso.

Credo sempre

in quell’arcobaleno

che ogni volta

sparisce, prima che riesca

a contarne tutti i colori.

Altre stelle

Ci sono cose che

non sapremo mai spiegare

come ad esempio te e me

i nostri pensieri

come palloncini

che si alzano senza imbarazzo

nel tuo salotto

aspettando

solo di essere punti.

Seduti su poltrone distanti

tra noi si stende l’oceano

del tappeto…

Mi guardi

mi parli

e io, voglio

non voglio

non posso

non mi lascerò andare.

Apro la finestra,

liberando i pensieri

che colorati volano

incontro ad altre stelle.

Il bacio

Quante volte

ti ho semplicemente baciato

sentendomi infantile.

Quante volte

avevo voglia di baciarti

veramente,

facendo danzare i miei sensi.

Quante volte

ho cercato il coraggio

sapendo che non sarei riuscita

a tirarmi indietro a metà strada

dal paradiso.

La tortura di primavera

Infierisce la primavera

sul mio corpo

si è alleata col fato

contro di me.

La calda pioggerella

della contraddizione ha bagnato

il sentiero

dove ho incontrato K.

Credo che mi risveglierò,

tornerò alla comprensibile

realtà.

Irreale diverrà l’uomo

che minimamente capisco

e sommamente desidero.

Il fuoco

Bacia…

– sussurra l’eco

quando mi fissi

coi tuoi occhi ridenti.

Tocca…

– canta il vento,

quando sei

a portata di mano.

Spoglia…

– danza il fuoco

che mi accendi dentro!

Anomalia

Non nominiamolo.

Che rimanga senza nome.

Che si sviluppi

nel caos dei nostri pensieri

spontaneamente, pian piano.

Forse sparirà

con calma senza un grido.

Non nominiamolo.

Non schediamolo.

Che non sia soggetto a regole

che hanno già deluso

e deluderanno ancora.

Che almeno solo questo

questo qualcosa

senza nome

che ci unisce

sia sottratto alle norme

con cui si determina il mondo.

Alba

Il giorno accende

le gocce di rugiada

illuminando la barca,

spegne i suoni

della natura.

E l’uomo accende …

I suoi rumori.

Solitudine II

È rimasto solo il sole

a donarmi sorrisi

solo il vento

ad accarezzarmi i capelli

il resto è musica

che mi suona dentro…

Basta poco

Ho perso tanto:

la dignità,

anche la speranza,

pensavo – anche me stessa.

Ma non ho perso

la facilità di fare

le cose più semplici,

più vere:

salutare il mare,

sorridere al sole…

Il vigile del fuoco dell’amore

Manca la vicinanza

che ironia!

Lunga tremila km. !

– Si stende come

un chewing gum

masticato

e senza più gusto

né pazienza!

Le e-mail non abbracciano…

Le lettere non accarezzano…

Gli sms non baciano…

Nella voce filtrata

da cavi e fili

dai quali defecano i piccioni,

non si vede l’occhio della sincerità…

Come vivere qui, se

l’amore accende

il fuoco, e noi

siamo troppo lontani

perché esso ci riscaldi!

L’amore accende

il bisogno

          di dare

          calore

          sicurezza.

Di dare… sì, anche

– di dare protezione…

Un attimo di silenzio

di solitudine

in tua

compagnia, quando

il tempo si ferma

il respiro rimane in gola,

non per la bramosia, ma

          per una semplice gioia, quando

tra di noi

ormai c’è soltanto

l’aria…una nostalgia accumulata

una ressa di emozioni

nella gola serrata

dalla commozione!

Il mangiatempo

Manca la vicinanza!

Manca un tenero cuore!

Soltanto ossa dure!

L’uomo è solo

– perché senza amore!

La vita dà sfogo

alla sua disperazione!

Senso poetico

Non c’è quiete

dopo la tempesta!

C’è soltanto

l’acqua schiumosa

delle emozioni…

Si poserà sulla sabbia,

si asciugherà, s’indurirà

comporrà un abbozzo

di poesia che parlerà

della tempesta!

Farò una foto:

sullo sfondo

il mare schiumoso…

Forse coglierò

la poesia dell’attimo!

Si calmerà

il respiro del mare

il flusso laverà

il riflusso spianerà…

Fino alla prossima

tempesta!

Una poesia cattiva

(Colloquio odierno tra me di ieri e me dell’altroieri)

Ho scritto queste parole

in un vortice di emozioni!

Non necessariamente buone,

ma vere!

Non troverà la bontà in sé,

chi non ammetterà le proprie

briciole di male!

“…Perché mi avete salvata?

Come sempre –

nessuno ha chiesto il mio parere!

E io

avrei preferito scomparire!

Non vivere in questo mondo!

Non ci sarebbero stati tanti problemi

e il buco nel bilancio famigliare!

Si sarebbe trovata un’altra pecora nera!

Grazie

non ringraziando! 

È come ricevere un regalo non voluto

con cui non si sa cosa fare!

Una confezione di cioccolatini

da incartare di nuovo

e regalare a un’altra persona

che forse ama

la cioccolata,

anche quella scaduta!

Non sarebbe più semplice, più sincero,

gettarla subito nel secchio?!

È la Vostra vita!

Io ci coesistevo soltanto

volendo…

non volendo…”

Cose mostruose ho riletto

dopo!

Scritte forse con l’ingrato artiglio

del diavolo in persona!

E più di tutto mi dolgono

queste parole,

perché non c’è nessuno al mondo

che venga prima dei miei genitori,

qualcuno per cui potrei

provare un amore

più grande!

Mi scuso

per i pensieri-bestemmie,

perché non sono i miei!

Sarebbe…

Impossibile!

Ti auguro ciò che è più prezioso

Ciò che è più prezioso

irraggiungibile dalla materia

non ha forma,

né peso alcuno,

se non quello grande

della bontà

che ha in sé:

      amore, non bramosia!

      Amicizia, non infatuazione!

      Sensibilità, non pietà!

      Riconciliazione, non indifferenza!

      Perdono, non oblio!

      Comprensione, non compassione!

      Scusa, non appagamento!

      Gratitudine, non ricompensa!

Sono una gradita aggiunta,

ma non i gesti

non le parole

hanno questa potenza

e certamente

neanche tutti i gioielli del mondo!

– Per carità!

Una semplice gioia

un lampo negli occhi!

La sincerità delle intenzioni

è nell’aria

scorre…

Da cuore

a cuore!

Non si può vedere

non si può toccare,

ma si sente!

O uomo

che vivi in questo mondo con me,

voglio che ciò riguardi anche Te

ti auguro

ogni

bene!

La parola è magica

Parole infinite

spazi

di significati

per divertimento

      ammirazione

      rispetto

      modellazione

nelle svariate

sfumature!

Esprimono

nuove riflessioni

vecchi successi

pensieri inquieti

sentimenti

emozioni

che si stringono

nel cuore di un uomo sensibile

ali aperte palpitanti

pronte al volo

farfalle colorate

si stringono

in un vaso di vetro!

Le libera

la parola

dà senso e memoria,

anche vita

eterna,

se scelta

accuratamente

la parola

è magica

ogni parola

le parole…

La poesia della vita

Non sono

non mi sento

poetessa!

Sono distante anche

dai piccoli

poetastri!

Ho una missione:

svolgo una lotta col tempo

che rosicchia

col suo sporco dente

le mura della fortezza

della memoria umana!

La parola la difende

a spada tratta

proteggendo i suoi tesori

con maggiore efficacia

se scritta!

i fatti li racconterà la prosa,

ma le emozioni…

Il dolore e la gioia,

le lacrime e i sorrisi.

I sapori e gli odori,

la metafisicità,

la fugacità degli attimi,

soltanto la poesia

può esprimerli!

E allora siedo,

sto sdraiata o in piedi

e scrivo, scrivo…

verso dopo verso…

creando una barriera

contro la folle

valanga del tempo

che travolge tutto

ciò che trova non scritto

sulla sua strada!

E corre!

E vola!

Sempre più veloce!

Dove corre?

Dove corre?

Nel fondo!

Nel fondo!

Ecco tutta la verità!

Poesia della vita!

La cassetta della vita

La vita…

Non è bella

nè meravigliosa

ci sono solo attimi

momenti come

fragole in una cassetta

      scelta da noi

      tra quelle offerte

      al mercato della sorte!

Dove i frutti scelti

sembrerebbero

belli, succosi,

ma sotto

in ogni cassetta

si nascondono marce sorprese

andate a male

le butto via,

le dimentico!

Da anni mi nutro

di un paio di frutti

succosi!

Li gusto…

Li mastico…

Li vivo…

Aspettando

una nuova fornitura

di dolci attimi!

(C) by Olga Celuch

Olga Celuch

17 Gen

Poesie di Olga Celuch

 

Ossessione

Fotografo…

Incido…

Taglio…

Incollo…

Disegno…

Scrivo…

Devo fermare il tempo!

Voglio immortalare il mondo!

Devo imprigionare le emozioni!

Per liberare me stessa…

(gennaio 2003, Varsavia)

Pensieri

Pensieri instancabili

mi galoppano per la testa

Qualcuno insegni

ai cavalli

a dormire sdraiati

e ai miei pensieri

a riposare

nell’oscurità

della notte irriflessiva…

(febbraio 2003, Varsavia)

Sognando un fiore

Mi addormento

accogliendo sulle mie

le tue labbra

che non mi hanno baciata mai!

Chiudo gli occhi…

disegnando ogni tuo sguardo

che si posa su di me leggero.

Sogno un fiore sbocciarmi dentro

che non sarai tu a cogliere…

(febbraio 2003, Varsavia)

Il gelo

 La notte profuma di neve

Il gelo posa le stelle

sul vetro…

Che cosa mi scriverai oggi

col magico codice

del silenzio?

 

(gennaio 2003, Varsavia)

 

Il domatore di emozioni

 

Per scrivere poesia

bisogna vivere…

bisogna essere…

       anormali?

       squilibrati?

       estremamente felici!

       patologicamente infelici!

Annegare nei dubbi!

 

Soffocare nelle passioni!

Bisogna vivere!

Bisogna essere…

       privi d’un naturale

       domatore di emozioni

       cerco

       con urgenza

       la normalità!

 

(agosto 2007, Varsavia)

 

 

 Il giardino quasi a primavera…una nuova vita…

 

Dal cielo

Ancora grigio

Il sole spruzza

Allegri raggi

Annaffia il mondo

La speranza

Rinasce dopo il freddo…

Il venticello semina…soffia…

Sfiora anche me

Una nuova vita

Seme dopo seme

Presto fioriranno

Colorando il mondo

Con una piena di sorridenti sapori

Con un mazzo di rianimanti odori

La speranza

La nuova vita

Un inno canteranno

Gli uccelli

Sotto i riflettori del sole

Nell’azzurro anfiteatro del cielo

Scene di verde

Fresco in modo naturale!

Quanto amore

Sboccerà!

Quanto da un nuovo seme!

Quanto da un gambo irrigidito dal freddo

Del tempo trascorso!

Rifiorirà

Con nuova forza

Con nuova vita…

 

 Un granello di attimo

 

Granello dopo granello

Attimo dopo attimo

Si crea la vita

Deserto sconfinato

Visto erroneamente

Dove la fine c’è

Benché invisibile agli occhi

Di quelli che viaggiano ancora!

Io amo questo viaggio…

Lo faccio con passione!

Raccolgo un granello

Da qualche duna

Uno dal deserto

Tre da un’oasi

Li chiudo nello scrigno dei ricordi

E li guardo e riguardo ogni tanto

E io stessa non so più

Cos’era la vita

E cosa un miraggio

Un desiderio un’attesa

Un frutto della mia sfrenata fantasia…

 

Canto del mare

 

La musica suonata

Dal vento sugli ormeggi

Accompagna il canto del mare

E poi un applauso…

Batte l’acqua

Sul fianco della nave

In questo anfiteatro

Di una indimenticabile notte scura

 

Per quell’unico

                                           Dedico questa poesia a quell’unico che

                                    troverà la chiave del mio cuore

 

Ogni sospiro

Un brivido d’emozione

Un pensiero e una parola

Tinta del rosso d’una rosa

Pensata

Detta

Scritta da me

Nello spazio della mia vita

Non importa in quale

Da quale tappa è nata

Perché tutte le dedico

Soltanto a Te – Unico!

E così ormai sarà…

Come se tu fossi il mio primo

E voglio credere l’ultimo

Mio vero respiro!

Da quando appartieni al mio cuore

Tutto ciò che soltanto…

Porta il profumo delle rose

Il pensiero sbocciatomi dentro

La parola da me espressa

L’attimo eternato dalla

Mia penna…

E’ nato esclusivamente

Grazie a Te…

Su di Te…

Per Te…

Le tue labbra

 

Ti bacio

anche se non

conosco affatto

il sapore

delle tue labbra…

dei tuoi baci…

Non posso neanche

contare su di essi nel sogno…

nella sequenza dei ricordi…

Quando chiudo gli occhi,

Quando non sei con me,

Quando m’ingoia la solitudine…

con dolore ruminando ogni

alba e ogni tramonto

Vedo soltanto

la vetta del Grostè

riflessa nei tuoi googles

sotto

scritti dalle

tue labbra

in un sorriso…

*  *  *

Non sono mie poesie,

ma attimi e pensieri,

emozioni e passioni,

sussurrate coi sassolini

nel ruscello delle parole.

Scritte, perché non annegassero

nel mare del tempo,

perché non evaporassero dalla nebbia

della vita.

 

 

 

   A Olga ho dedicato questa mia poesia

 

Il vecchio albero e il fiore

                                                       A Olga

Vedi, cara?

La mia corteccia è già crepata

come argilla arsa dal sole,

il sole che ho tanto amato

pur essendomi così lontano…

Nella mia lunga vita

ho visto tanti fiori

intorno a me,

ma non tutti mi apprezzavano,

non tutti mi amavano,

e nessuno era come te

che senti tra i rami

il mio cuore pulsare

e vedi con le foglie

i miei versi vibrare.

Ti ringrazio,

come la vela ringrazia il vento

che ancora la spinge sull’onda

verso l’ultima sponda.

 

 

 

 Olga Celuch in un ricordo di Paolo Statuti

 

    

Olga Celuch

Olga Celuch  

Questa poetessa esuberante, bella e sensibile, che prometteva molto è prematuramente scomparsa a Varsavia il 5 giugno 2010, stroncata da un male incurabile. Era nata nella stessa città il 7 gennaio 1980. Eravamo molto amici, veri amici, la nostra era un’amicizia fondata soprattutto sulla poesia e sulla pittura. Conservo di Lei un bellissimo ricordo.

Nel 2010 nel numero 78 della rivista polacca “Poesia oggi” sono apparse 12 poesie di Olga con un breve commento firmato da Daniel Zych. Eccolo nella mia traduzione: “Cos’è la poesia di Olga Celuch?… Forse un modo di rivelare la sensibilità e la capacità di meditare sul mondo? Più di tutto mi piacciono le sue miniature, che definirei flash poetici. Sono brevi lampi che illuminano la realtà, attimi di riflessione sulle stranezze del mondo, sui suoi misteri, sui sentimenti. E’ una poesia insolitamente emotiva, la poetessa assorbe il mondo sensualmente e lo vive in modo molto affettivo. In modo originale rivela anzitutto il fenomeno dell’amore. Ed è sorprendente che lo faccia non solo nella lingua polacca, ma anche in quella italiana”.

Aggiungo qui che Olga conosceva molto bene la nostra lingua per aver trascorso diversi anni in Italia frequentando la scuola italiana.

Sempre nel 2010 la casa editrice “Wydawnictwo Książkowe IBIS” ha pubblicato la sua prima e ultima raccolta di poesie intitolata “Raccontami di te…”

 

 

 

 

     (C) by Paolo Statuti

 

https://musashop.wordpress.com/

Halina Poswiatowska

27 Mar

Halina Poświatowska

Olga Celuch

Olga Celuch

  Dedico questo mio post alla memoria della indimenticabile amica e poetessa bilingue (italiano e polacco) Olga Celuch, sopraffatta da un male incurabile il 5 giugno 2010. Aveva appena 30 anni.

   “Amo la vita, amico mio, e anche quando essa mi ha ferita al punto che per un breve istante ho desiderato morire, neppure allora l’ho tradita”. (Halina Poswiatowska)

 

   Halina Poświatowska era nata a Częstochowa il 9 maggio 1935. Nel 1945 si ammalò di artrite ed endocardite e di conseguenza di una malattia di cuore a quei tempi incurabile. Ciò le impedì di frequentare regolarmente la scuola, perché si stancava presto e doveva restare in letto.    Tuttavia studiò e superò gli esami come privatista, dapprima al ginnasio “Studio e Lavoro” e poi al liceo femminile “J. Słowacki” a Częstochowa. Nello studio e nella scelta delle letture l’aiutava la madre. Trascorse tutta la sua breve vita tra ospedali e case di cura. Nel 1953 conobbe nel sanatorio di Kudowa il futuro marito, Adolfo Poświatowski, pittore e studente della Scuola Superiore di Cinematografia a Łódź, anch’egli gravemente malato di cuore, e lo sposò il 26 giugno 1954. La morte del marito, avvenuta improvvisamente meno di due anni dopo, fu per Halina un grave colpo e cominciò a vivere nella convinzione di dover subire presto la stessa sorte. I medici, infatti, le davano al massimo sei mesi di vita.

   Nel 1956 debuttò con le due poesie “Felicità” e “L’uomo dell’Annapurna”. Conoscendo lo stato di salute e il talento della giovane poetessa, il prof. Julian Aleksandrowicz, suo amico e medico, si interessò, perché fosse operata al cuore negli Stati Uniti. La cosa andò in porto e per giunta gratuitamente. Nel frattempo la prestigiosa casa editrice di Cracovia “Wydawnictwo Literackie” pubblicava la sua prima raccolta di poesie “Inno idolatrico”.

   Dopo la riuscita operazione, avvenuta il 12 novembre 1958, Halina iniziò gli studi allo “Smith College” di Northampton. Nel 1960 seguì i corsi estivi alla Columbia University di New York, al termine dei quali, nel 1961, tornò a Cracovia. “Non aveva bisogno di tornare in Polonia – dice la sorella – lì stava bene. La borsa di studio di quattro università, viaggi, amici. Ma amava troppo Cracovia, la considerava la città più bella del mondo”.

   Iniziò gli studi alla facoltà di storia e filosofia presso la celebre Università Jaghellonica. Un anno dopo uscì la sua seconda raccolta “La giornata odierna”, seguita dalla terza “Ode alle mani” nel 1966. Infine nel 1967, sempre la stessa casa editrice Wydawnictwo Literackie pubblicò la sua autobiografia in prosa “Racconto per un amico”.

   Nell’autunno dello stesso anno fu nuovamente operata al cuore a Varsavia. Morì pochi giorni dopo, l ’11 ottobre. Forse senza questa operazione sarebbe vissuta ancora qualche anno, ma voleva sentirsi bene e poter lavorare.

   La sua città natale Częstochowa ogni anno organizza un concorso di poesia intitolato ad Halina Poświatowska.

Lascio ora la parola a due autorevoli poeti polacchi che erano amici della poetessa.

Tadeusz Nowak (1930-1991): …Ho conosciuto Halina dopo il suo ritorno dall’America. Era alta, esile, molto bella. Una figura in parte primaverile, in parte autunnale. Forse pensavo a queste due stagioni dell’anno, perché Halina, ricordando che il suo cuore era malato, camminava con cautela, quasi avesse sotto i piedi un sottile strato di ghiaccio, o una gran quantità di foglie appena cadute dagli alberi, di foglie che frusciano e fanno dimenticare la propria voce, la propria anima…Ho rivisto Halina pochi giorni prima della morte. Era con la sorella in una piccola stanzetta. L’ossigeno era a portata di mano. Ricordo che la segretaria del prof. Aleksandrowicz entrò e con un lieto  sorriso comunicò che l’operazione avrebbe avuto luogo qualche giorno dopo. E allora per la prima volta vidi Halina spaventata al pensiero della data così vicina dell’operazione. Una fugace ombra di morte le coprì il viso…le cadde il libro dalle mani…era la Bibbia. Quel giorno Halina stava leggendo “Il cantico dei cantici”…

   Aveva già scritto molte poesie e quasi tutte senza titolo. Cominciavano come i Salmi di Davide, o come lettere d’amore indirizzate a qualcuno. Eppure era una poesia autentica, insolita e bella. Una poesia molto femminile, ma non come in Pawlikowska-Jasnorzewska o in Szymborska. La poesia di Poświatowska era eccitata, rivestita di un qualcosa molto erotico, carnale, ma al tempo stesso straordinariamente eterea. Era una poesia luminosa, chiara…eravamo tutti stupiti dai suoi versi. Non potevamo credere che ci fosse qualcuno che nell’arco di qualche mese, forse di un anno, potesse rivivere – nelle parole, nelle metafore, nelle bellissime immagini – tutta la sua vita”.

Stanisław Grochowiak (1934-1976):

                           Non era bella – in compenso era molto Bella,

                           Non era sensibile – in compenso era troppo Sensibile…

   E’ sorprendente come questa giovane poetessa amasse e stimasse la vita… Era un amore essenzialmente religioso…Questa donna, che ad ogni emozione, ad ogni palpito del cuore rischiava la vita, cantava l’amore indomabile, sensuale…Tutta la sua poesia è una profonda, dolorosa e intensa meditazione sul prodigio del proprio corpo…

 

   Di Halina Poświatowska presento alcune poesie nella mia versione

  

*  *  *

mia principale cura è il trucco dei sopraccigli

li dipingo con raccoglimento

così fanno le donne ormai spaurite

pungendo gli specchi con lo sguardo attento

l’angolo di casa che oltrepasso ogni mattino

la svolta della strada che attraverso

tenui dita di muffa afferrano granelli di sabbia

crescono le crepe sui muri sono enormi le crepe sul pavimento

si frangono si disseminano le strade

il vento le porta in igni lato

il vento gioca con esse a rimpiattino

accostando i capelli alle guance

guardo le pietre che si coprono di erba

 

*  *  *

sempre quando voglio vivere grido

quando la vita mi abbandona

mi afferro ad essa

dico – vita

non andartene ancora

la sua calda mano nella mia mano

la mia bocca al suo orecchio

sussurro

vita

– come se la vita fosse un amante

che vuole andar via –

mi aggrappo al suo collo

grido

morirò se te ne andrai 

 

*  *  *

sulla mia casa

le cui pareti

di caldi sogni impensati 

scriverò la poesia più bella

sui capelli del bambino

che mai si arrufferanno

nelle mie mani di donna

sulle labbra che con cupa brama

non penderanno sopra l’ansia delle mie notti

sull’amore che fiorisce

in ogni parola sussurrata

nel colore delle rose

nel profumo dell’erba falciata

nel rapido cadere di stelle

nell’amaro

annientamento di ali di farfalla

spente nella fiamma della candela

sull’amore –

perfetto nel suo fosco non avverarsi

 

*  *  *

Quando morirò mio caro

quando dal sole mi separerò

e sarò un lungo oggetto piuttosto triste

 

mi stringerai a te

mi abbraccerai

e riparerai ciò che il crudele destino ha guastato?

 

spesso ti penso

spesso ti scrivo

stupide lettere – in esse c’è amore e sorriso 

 

poi nella stufa le metto

la fiamma salta sulle parole

prima che tranquilla finisca in cenere

 

guardando la fiamma mio caro

penso – che avverrà

del mio cuore avido d’amore 

 

ma tu non permettere

che io muoia in un mondo

che è buio freddo 

 

*  *  *

Sono Giulia

ho 23 anni

un giorno ho incontrato l’amore

aveva un gusto amaro

come una tazzina di caffè scuro

ha accelerato

il ritmo del cuore

ha irritato

il mio vivo organismo

ha cullato i sensi

 

se n’è andato

 

Sono Giulia

su un alto balcone

sospesa

grido torna

imploro torna

macchio

le labbra morse

di colore sanguigno

 

non è tornato

 

Sono Giulia

di anni mille

vivo –

 

*  *  *

Se vorrai lasciarmi

non dimenticare il sorriso

puoi dimenticare il cappello

i guanti il notes con gli indirizzi importanti

qualunque cosa infine – per cui dovresti tornare

tornando all’improvviso mi vedrai in lacrime

e non te ne andrai

se vorrai rimanere

non dimenticare il sorriso

puoi non ricordare il mio compleanno

o il luogo del nostro primo bacio

o il motivo della nostra prima lite

se tuttavia vuoi rimanere

non farlo con un sospiro

ma con un sorriso

rimani

*  *  *

Uccello del mio cuore

non affliggerti

ti sfamerò con un chicco di gioia

sfavillerai

uccello del mio cuore

non piangere

ti sfamerò con un chicco di tenerezza

volerai 

uccello del mio cuore

con le ali abbandonate

non dimenarti

ti sfamerò con un chicco di morte

ti addormenterai

 

*  *  *

Ti cerco nel morbido pelo del gatto

nelle gocce di pioggia

nello steccato

mi appoggio al buon recinto

e velata dal sole

– una mosca nella ragnatela –

aspetto…

 

*  *  *

Chiedi – cosa portano sul basto i cammelli da viaggio

essi portano il mio cuore

attraverso il deserto

quando mi lasciasti

restai sola

sotto il giallo sole

la terra è secca

e i cuori della gente vuoti

non per me sgorga

la fonte della tenerezza

a volte ti vedo

ma con le mani tese

tocco soltanto

il mio pensiero di te

chiedi – cosa portano sul basto i cammelli da viaggio

essi portano il mio cuore

attraverso il deserto

 

*  *  *

Il mondo morirà un poco

quando io morirò?

guardo guardo

indossando un collo di volpe

il mondo va

non ho mai pensato

di essere un pelo della sua pelliccia

io ero sempre qui

esso – là

eppure

fa piacere pensare

che il mondo morirà un poco

quando io morirò

 

Tutte le mie morti

quante volte si può morire d’amore

la prima volta fu un amaro sapore di terra

un amaro sapore

un aspro fiore

un rosso garofano ardente

 

la seconda volta – solo un sapore di spazio

un bianco sapore

un fresco vento

la risposta di ruote con sordo rimbombo

 

la terza volta la quarta volta la quinta volta

morivo per abitudine in modo meno elevato

le quattro pareti  supina

e su di me il tuo profilo affilato

 

La morte di Esenin

ricordo la morte di Esenin

in piena estate

in un albergo

la terra fiorita

presso la finestra

sul tavolo

su un pezzo di carta

la larva del cuore

scavata a pezzi

 

immaginare

avvicinarsi

osservare il silenzio della radice

la rabbiosa lotta della radice

il tremito

il desiderio

il peso

 

il fazzoletto era di seta

quindi morbido

sulla salda parete un gancio

da punto interrogativo

in esclamativo s’è rappreso

 

presso la finestra

il cinguettio dei passeri

nessuno sa

come muoiono gli uccelli

una percentuale investita da un’auto

relativamente esigua

gli uccelli si appendono ai rami

gli uccelli nella pioggia

con le piume incollate al fianco

 

lottava col peso dell’attrazione terrestre

portando la sedia presso la finestra

ricordo la morte di Esenin

in piena estate

nel festival delle foglie

sopra il festival dell’erba

dell’orchestra dei grillini

e al soggetto dell’esistenza

il verde aggiunto splende

 

il fazzoletto era di seta

fredda

una sedia

col ricordo giungeva fino al bosco

generazioni di pazienti faggi

s’indurivano nel tronco

crescevano

generazioni di foglie

silenziose

si posavano in terra

con un sottile filo di colore

la larva del cuore

nessuno sa come muoiono gli uccelli  

*  *  *

Saskia

perché sei morta

mancava alle tue dita la perfezione della forma

alla tua bocca – la perfezione della tinta

agli orecchini – la luce?

eri forma e colore

la luce

ti abbracciava come gli occhi di amante

Saskia

Perché sei morta?

 

ecco con grande stupore

guardo la tua scarpina

riscaldo con la mano il freddo della collana

getto le perle ai colombi

perché le mangino come  grano

 

stupidi uccelli

passano accanto

portando nelle gonfie gole

forma colore e luce

tutto ciò

che manca ai tuoi occhi

 

soltanto i gioieli brillano

allo stesso modo – morti

 

 *  *  *

come il fuoco consuma un albero lieve

ugualmente io avvolgo il tuo corpo

morbida e agile come fiamma

 

amandoti con delicatezza

attizzo i tuoi pensieri in fiamma

il mio ardore la loro fredda forma ruba

 

il mio tocco il chiaro cielo dei tuoi occhi

restringe in una scura fiamma

così ti amo amando me stessa

 

la fiamma ripeto la fiamma la fiamma

storpia la bocca ferisce le mani

e ogni forma sotto l’oro infossa

 

 *  *  *

l’addio – l’ala distesa di un uccello

un’ombra

una nuvola a ovest gironzola nel cielo

i pini bruciano

 

i pini spauracchi

ficcati nella scura terra

si mettono a vicenda nei capelli

pettini verdi

 

ma i tuoi capelli – il sonno

ma la tua bocca – la morte

gli occhi – l’ala distesa di un gabbiano

nerezza

 

 *  *  *

a volte

crudelmente nostalgica

appaio alla gente

con la mia faccia d’un tempo

vado sui miei piedi d’un tempo

e li tocco sorridendo

con le mani d’un tempo

 

ma mi tradisce

la trasparenza della pelle

che somiglia alla struttura della carta

e l’immobilità dell’ombra

e dopo il mio passaggio

l’assenza della più lieve traccia sulla neve

 

e a un tratto fulminati sanno

si scostano spauriti

offrendomi un grande spazio bianco

senza orizzonte

 

 

*  *  *

voglio scrivere di te

col tuo nome sorreggere il recinto piegato

il gelato ciliegio 

descrivere la tua bocca

comporre strofe incurvate

delle tue ciglia mentire che sono scure

voglio

impigliare le dita nei tuoi capelli

trovare una fossetta nel collo

dove con un sussurro represso

il cuore smentisce la bocca

voglio

il tuo nome mescolare con le stelle

con il sangue

essere in te

non essere con te

sparire

come goccia di pioggia assorbita dalla notte

 

 

 

 

*  *  *

nelle tue perfette dita

sono soltanto un fremito

un canto di foglie

al tocco delle tue calde labbra

 

l’odore irrita – dice: tu esisti

l’odore irrita – urta il naso

nelle tue perfette dita

sono la luce

 

di verdi lune brucio

sul morto cieco giorno

a un tratto sai – che ho le labbra rosse

 

– con sapore salmastro affluisce il sangue –

 

 

Incontrato

 

sono chiuso

con un’acida spilla

non ho la bocca

nel rigido lenzuolo

oggetto con una gamba urlante

cinque dita

presso l’ascensore

gettato in pasto

 

– non voglio –

prendo a calci

prendo a calci la porta ostinata

tendo le orecchie al paziente mugolio

aspetto

 

curvo su di me

ieri

mi bisbigliava una grande verità

su un cielo verde

sugli angeli danzanti

l’ostia della fede era così tonda

che mi si è piantata in gola

sono sceso in basso

 

prendo a calci

prendo a calci la porta defunta

voglio salire con l’ascensore

fino al piano più alto del cielo

 

* *  *

essa è con noi

ascolta il ronzio d’una vespa

gioca coi miei capelli

nelle tue dita è impigliata

 

il sole

mette mollemente sotto la testa

poi un po’ di erbe

poi un fiore di papavero

come esclamativo

rosso

 

essa contraddice i nostri gesti

ci piega a terra

col profumo

col calore

trattiene per sempre

sulla ruvida crosta terrestre

i tarpati dall’amore – la morte

 

 

Essi ci amano, i cimiteri solitari, essi che sono tanto con noi, che sono quasi dentro di noi. Paradosso reversibile, perché forse siamo noi dentro di loro. Delineando con un dito il contorno del proprio corpo, consideriamo il geranio piantato in basso e la clessidra posta a capo del letto. Il sussurro della betulla inclinata, l’intreccio delle sue avide radici, il succulento verde delle foglie. E baciando per la buona notte la tua fronte sul sopracciglio sinistro, penso alla piccola cappella con la croce di legno messa di traverso. Odore di terra…

 

 (C) by Paolo Statuti