Tag Archives: Leopold Staff

BUON NATALE!

7 Dic

500px-Johansen_Viggo_-_Radosne_Boze_Narodzenie

BUON NATALE!

 

Ai miei Lettori con 5 poesie nella mia versione dal polacco. Questo post va ad aggiungersi agli altri tre dedicati al Natale, pubblicati nel mio blog:

– Il santo Natale nella poesia polacca

– Il Natale polacco

– Natale con Stanisław Reymont

 

Anna Nagórska (1882-1963)

Vecchi alberi di Natale

Ho rivisto in sogno i vecchi alberi di Natale

Formavano un grande magnifico bosco

E nel fascino e nel profumo silvestre

Anche i fiori più belli di ogni solito anno

I Cherubini alati e san Nicola

Le pigne dorate e con un filo di cristallo…

Qualcuno ha preso l’addobbo da vecchie scatole

Le candele accese. Gli uccelli. Vola la slitta d’argento.

Sono tornate intere le palle di vetro spezzate

– Al solito posto il pittoresco presepe

Tutto è rapimento. Tutto è ammirazione

Che al limite del destino possiamo anche incontrare…

Il brutto tempo non ha sciupato le angeliche ali

– La neve fresca ha nascosto il lutto della terra

Le stelle brillano sui puntali degli alberelli

– Gesù la sua miseria come felicità ci ha donato…

 

 

Krzysztof Kamil Baczyński (1921-1944)

Canto di Natale

 

O angeli, angeli bianchi,

che cosa aspettavate presso la greppia,

perché battendo così le ali

la neve avete sparso nella notte nera?

 

Volevate far perdere la strada col bagliore

a quei dannati con la mani insanguinate?

Avete seminato fiori, foglie d’argento

sulle tombe dei cavalieri di acciaio,

sulle tombe dei cavalieri delle schiere,

che di sferza e di fame sono morti?

 

Notti scure, o angeli, nella nostra terra,

stelle scure e neve scura, anche l’amore,

e sotto le nuvole scure

il nostro cuore in oscurità s’è mutato.

 

O angeli, angeli bianchi,

oh! fate luce con le vostre ali,

perché trovi il Signore chi s’è perso

e chi non osa alzare gli occhi,

e chi aspetta senza sperare,

e il cavaliere con la corazza squarciata,

perché come uomo incontri il Dio-Uomo,

o angeli, angeli bianchi.

 

Jan Twardowski (1915-2006)

 

*  *  *

Perché  c’è il santo Natale?

Perché fissiamo la stella in cielo?

Perché intoniamo i canti natalizi?

 

 

Per imparare l’amore di Gesù.

Per stringerci la mano.

Per sorriderci

E perdonarci l’un l’altro.

 

Czesław Miłosz (1911-2004)

 

Preghiera della Vigilia

 

O casta Maria, benedici colei

Che nella pietà non crede.

Che la tua fulgida stanca mano

Reprima tutte le sue pene.

Sotto la tua mano il pianto le sia lieve.

 

Sulla tavola della Vigilia

Scenda per lei un verde alberello,

Che toccandolo, senta ronzare le api,

Che lucide mele si spandino intorno.

Non dare le candele ma una stella dei gelidi campi.

 

Portale vicino un corteo di monti bianchi,

Che essi splendano alla sua finestra.

Gli astrologi di Caldea e di Ur

Il ricordo dei brutti anni leniscano.

I morti poeti tocchino le corde,

Per lei così sola intonino un canto di Natale.

 

Varsavia 1938

 

 

 

 

 

 

Leopold Staff (1878-1957)

 

Vigilia nel bosco

 

Anche gli alberi hanno la loro Vigilia…

Nel giorno più breve dell’anno del Signore,

Quando al crepuscolo azzurreggia la neve

Sui rami, come enormi gigli,

Pecci bianchi, pini, abeti,

Col fiato sospeso assorti nel silenzio,

Meditano come monaci,

Sgranando sante preghiere.

Il bosco è muto come un mistero,

Taciturno come un’attesa,

Perché qualcosa avviene, qualcosa accadrà,

Qualcosa diventerà reale, si mostrerà.

Nelle case il bosco ha messo gli alberelli,

 

Chi  in dono gli porterà una meraviglia?

Soltanto la neve è scesa sugli alberi del bosco,

In regalo alle mani degli alberi.

Il bosco freme di tensione e di speranza,

A tratti piovono piume d’argento

E svolazzano come spiriti d’un sogno…

Di colpo cessa di battere il cuore della selva,

Perché con la prima stella delle distese celesti,

Dal folto, smovendo il verde,

Sporge la testa un superbo cervo

Con le candeline sulle corna…

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

 

 

Leopold Staff

13 Ago

 Leopold Staff nacque il 14 novembre 1878 a Lwów e morì il 31 maggio 1957 a Skarżysko Kamienne. Debuttò nel 1901 con la raccolta di versi “Sny o potędze” (Sogni di potenza). Seguirono: “Dzień duszy” (Il giorno dell’anima, 1903), „Ptakom niebieskim” (Agli uccelli celesti, 1905), „Gałąź kwitnąca” (Il ramo in fiore, 1908), “Uśmiechy godzin” (I sorrisi delle ore, 1910), “W cieniu miecza” (All’ombra della spada, 1911), “Łabędź i lira” (Il cigno e la lira, 1914). Nelle prime raccolte del giovane poeta troviamo non solo “silenzi, ricordi, sospiri”, come egli scrive in una poesia, ma anche un’intera collezione di motivi e immagini del modernismo. Conformemente alla moda dell’epoca, Staff cantava la tristezza del mondo e dell’anima. Il paesaggio dell’autunno e della notte parlava del mondo interiore dell’uomo, del “mare tenebrarum” dell’anima. Le visioni delle “città buie”, dei “tetri boschi”, dei temporali, delle tenebre, dicono che la vita del subcosciente non è armonia, ma caos, è scontro di istinti che si contrappongono. Scaturisce da queste immagini la coscienza della imperfezione, della disarmonia e addirittura la “bassezza” e la “bestialità” dell’uomo. Ma l’importanza e il posto di Staff nella poesia polacca non furono determinati da questa esperienza malinconica e crepuscolare, ma bensì dalla sua successiva rinuncia a queste immagini e stati d’animo convenzionali che egli stesso del resto aveva coltivato. Un nuovo eroe lirico prende il posto del decadente rassegnato. L’amore per la vita diventa il principale postulato, la nuova parola d’ordine delle nuove tendenze. Dopo il rifiuto del Nirvana e della Morte, Staff – come una notevole parte degli scrittori del tempo, tra cui Żeromski, Brzozowski, Berent, Korczak, si assume il compito di creare nuovi valori esistenziali, un nuovo modello di uomo, un nuovo “mondo di elementi”, rifiutando la debolezza umana e la “paura del mondo”. Tutto ciò trova particolarmente espressione nel poema filosofico “Il maestro Twardowski”, e in alcune liriche famose, come ad es. “Il fabbro”, in cui il protagonista forgia il suo “temprato, valoroso, forte e fiero” cuore, o “Il cavaliere” che si batte per il suo destino umano, o ancora il poema “Adamo” del 1914, in cui l’eroe oltre a lottare per la trasformazione del suo mondo interiore, lotta anche per la trasformazione di quello esteriore.

   Nella raccolta “Ścieżki polne” (Sentieri di campagna), uscita nel 1919, e in molti altri versi scritti dopo la guerra, Staff crea figure ancora più indipendenti, come l’eroe-viandante e l’eroe-artefice, mostrando come nel lavoro-lotta l’uomo conquista la fierezza, l’orgoglio, raggiunge l’armonia e la pienezza della vita.

   Staff portò nella poesia della “Giovane Polonia” – movimento letterario nato alla fine del secolo e durato fino al 1914 circa – una nota di ottimismo, di vitalità che ne ravvivò l’atmosfera decadente. Egli inoltre “tenne a battesimo” i poeti dello “Skamander” – Iwaszkiewicz, Lechoń, Wierzyński, Słonimski e Tuwim, cioè i poeti di quella corrente letteraria che si svolse dopo il 1919 e il cui contributo fu decisivo per la rinascita della poesia polacca dopo l’indipendenza riconquistata nel 1918.

   Nel 1927 uscì la sua raccolta “Ucho igielne” (Cruna d’ago) e nel 1932 – “Wysokie drzewa” (Gli alberi alti). Nel 1936 apparve il volume “Barwa miodu” (Il colore del miele), di cui fa parte la lirica “Ars poetica” che può essere considerata come un compendio del programma poetico di Staff in quel periodo della sua creazione.

   Pur traendo ispirazione anche dal movimento simbolista, Staff mantenne di fronte ad esso la sua indipendenza, affermando che la parola non doveva essere soltanto il mezzo per suggerire un’immagine o una impressione, ma anche il mezzo per raggiungere una piena comprensione tra lettore e poeta. Su quest’uso della parola, più vicino alla concezione propria ai classici, Staff ha eretto l’edificio della sua poesia. Il suo classicismo si nutre ugualmente dei poeti francesi del XVI e XVII secolo, ch’egli ha tradotto. L’architettura di Roma, Venezia, Firenze, la scultura antica, Michelangelo e la pittura del Rinascimento si fondono nella sua poesia con il paesaggio polacco. L’espressione poetica di Staff andò continuamente evolvendosi: egli si compiace di creare nuove parole, rime preziose. “I poeti – ha scritto Mieczysław Jastrun – di solito si fossilizzano nelle proprie abitudini e predilezioni formali, perfezionando la maniera iniziata nella giovinezza. Staff invece ha sempre cambiato, rinnovato i mezzi d’espressione, ha arricchito la sua tematica assieme alle nuove generazioni di poeti”.

   La cultura di Staff fu vasta e veramente europea. Egli compì anche magistrali versioni da varie letterature – dall’italiano ad es. tradusse i Fioretti di san Francesco, prose di Leonardo e poesie di Michelangelo.

   Nel 1946 uscì “Martwa pogoda” (Tempo morto) e nel 1954 “Wiklina” (Il vimine). La sua ultima opera “Dziewięć muz” (Le nove muse) fu pubblicata postuma nel 1958. Soprattutto la raccolta “Il vimine” fu per gli amanti della sua poesia un’autentica sorpresa per la diversità dello stile e della visione del mondo. Ecco cosa scrisse in proposito il poeta Mieczysław Jastrun: “Il mondo di Staff, finora così sicuro, incastonato nella tradizione umanistica, comincia a vacillare. Attraverso i veli squarciati e le forme infrante si vede un più autentico autoritratto del poeta , come se egli avesse rivoltato il suo abito di gala, senza spaventarsi del fatto che proprio lui, che sembrava scolpire il marmo, ha iniziato a intrecciare comuni ceste di vimini e che in quelle ceste ha cominciato a trasportare pietre”.

 

 

Poesie di Leopold Staff tradotte da Paolo Statuti

 

 

 

 

 

Ars poetica

 

Un’eco dal cuore sussurra:

“Prendimi prima ch’io languisca,

Che diventi diafana, azzurra,

Che impallidisca, che sparisca!”

 

Come una farfalla l’afferro,

Non già per sbalordire il mondo,

Ma per render l’attimo eterno,

Perché tu comprenda a fondo.

 

E il verso che viene dal bardo,

Vestito di suoni e d’arcano,

Sia limpido come uno sguardo,

Sia come una stretta di mano.

 

1932

 

Gli alberi alti

 

Oh, degli alberi alti che c’è di più bello,

Forgiati dalla sera nel bronzeo tramonto,

Sul rivo che prende i colori d’un vanello,

E che il verde riflesso fa sembrar più fondo.

 

L’odore dell’acqua, glauco all’ombra, oro al sole,

Nel senzavento assonnato ondeggia a stento,

Mentre i grillini dalle campestri dimore

Tritano la quiete con forbici d’argento.

 

Poi tutto tace, la solitudine affoga,

Già scuro diventa degli alberi l’ombrello,

Dal quale come spettro l’anima si snoda…

Oh, degli alberi alti che c’è di più bello!

 

1936

 

* *  *

Quando il vento a dicembre è più acuto e freddo,

Quando già gozzovigliano le bufere,

E la terra irrigidisce sotto la neve

E la vita e la morte vanno a braccetto;

 

Quando la notte la sua vetta ha toccato

E tutto il mondo grida il suo dolore:

A un tratto sentiamo – noi Iperbòrei –

Quel grido incredibile: “Il Signore è nato!”

 

 

Oh, prodigio! Sempre Dio quando è dicembre

Nasce! Ma è poi vero, nasce realmente,

Se questa voce si rinnova ogni anno?

 

Infelici! ciechi! sordi! In verità

Il Dio eterno nasce dall’Eternità,

E può il mondo generarlo – senza affanno?

 

1927

 

 

 

*  *  *

Ultimo della mia generazione,

Gli amici diletti ho seppelliti.

Ho visto come cambia la vita e come

La vita sono cambiato anch’io.

 

Ho guardato al futuro con serenità,

Ho amato l’uomo e la natura,

Ho venerato la franchezza e la libertà

Fratello delle nubi alla ventura.

 

No, non mi hanno adescato gli osanna,

La fama, una statua marmorea.

Resterà di me una deserta stanza

E una quieta, taciturna gloria.

 

1957

 

Uomo

Leggo la storia

E vedo cosa hai fatto

Per millenni, o Uomo!

Hai ucciso, hai ammazzato,

E continui a meditare

Come farlo meglio.

Mi domando se sei degno

D’essere scritto con la maiuscola.

 

1957