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Aneddoti nella musica

26 Set

 

 

   Oggi pubblico 24 divertenti aneddoti musicali, scelti e tradotti da me dal volume Anegdota, ciekawostka i dowcip w muzyce (Aneddoti, curiosità e facezie nella musica, Ediz. Polihymnia, 2012) del musicologo polacco Janusz Nowosad, lo stesso autore del libro La musica che scorre dai versi, da cui ho tratto le poesie del mio precedente post.

 

   Un pianista principiante e presuntuoso chiese al compositore e pianista italiano Franco Alfano (1876-1954):

   – Sopra al pianoforte dovrei appendere il ritratto di Chopin o quello     di Mozart?

   – Meglio quello di Beethoven.

   – Perché proprio Beethoven, e non Chopin o Mozart?

   – Perché Beethoven era sordo!

 

                                                 *  *  *

   Per la solenne inaugurazione del monumento a Ludwig van Beethoven (1770-1827) giunsero a Bonn personalità da tutta l’Europa. La tribuna per gli illustri ospiti sfortunatamente però era stata messa in modo tale che la statua di Beethoven si vedeva girata di spalle. Quando venne scoperto il monumento tutti restarono sbigottiti, ma il cerimoniere non si perse d’animo e disse:

   – Lor signori perdonino! In vita era un po’ zotico e tale è rimasto anche dopo la morte!

 

                                                  *  *  *

   Un giovane musicista chiese al compositore francese Hector Berlioz (1803-1869) un giudizio sulle sue composizioni. Berlioz, dopo aver dato loro un’occhiata, dichiarò:

   – Mi dispiace, ma devo confessarle che lei non ha alcun talento musicale. Finché è ancora in tempo, si scelga un’altra professione.

   Quando il giovane avvilito era già in strada, Berlioz si affacciò alla finestra gridando:

   – Ragazzo! Devo anche confessare che quando avevo la tua età, i professori mi dissero esattamente la stessa cosa!

 

                                                  *  *  *

   Johannes Brahms (1833-1897) entrò in un ristorante e  ordinò il vino migliore. Il proprietario per soddisfare la richiesta del celebre cliente portò una bottiglia, dicendo:

   – Questo è superiore a ogni altra qualità, come la musica di Brahms è superiore a ogni altra musica.

   – In tal caso – replicò il compositore – tenga questo vino per sé e mi porti una bottiglia di Beethoven.

 

                                                  *  *  *

   Hans von Bülow (1830-1894) prima di un concerto stava salendo di corsa le scale verso il suo guardaroba, e inavvertitamente urtò un uomo che stava scendendo.

   – Somaro! – gridò lo sconosciuto.

   – Hans von Bülow – rispose il musicista.

 

                                                   *  *  *

   John Cage morendo, disse al notaio che stendeva il testamento:

   – Vorrei che al mio funerale suonasse l’orchestra.

   – Bene, maestro! E quali composizioni vorrebbe ascoltare?

 

                                                   *  *  *

   Enrico Caruso (1873-1921) comprò una casa e ordinò di restaurarla. Durante i lavori, in una delle stanze cominciò a esercitare la voce cantando arie e canzoni. A un tratto entrò nella stanza il mastro muratore e chiese:

   – Maestro, lei vuole vedere la casa ultimata?

   – Naturalmente.

   – Allora smetta di cantare.

   – Perché?

   – Perché tutte le volte che lei canta, i muratori affascinati dal suo canto smettono di lavorare!

 

                                                   *  *  *

   Il compositore russo Piotr Čajkovskij (1840-1893) una volta preparava un concerto in una piccola città. Durante le prove l’obista suonava continuamente troppo forte. Il compositore irritato chiese:

   – Davvero non riesce a suonare più piano?

   – Mah! Se ci riuscissi, non passerei la mia vita in questo buco di paese!

 

                                                  

 

                                                   *  *  *

   George Gershwin (1898-1937) chiese a Igor Stravinskij (1882-1971) di poter studiare con lui. Stravinskij all’inizio si rifiutò, ma poi saputo che a Gershwin le composizioni fruttavano centoventimila dollari l’anno, esclamò:

   – Caro collega, sono io che dovrei prendere lezioni da lei!

 

                                                   *  *  *

   Beniamino Gigli (1890-1957) si espresse così su una certa imponente e corpulenta cantante lirica, che aveva una bellissima voce:

   – E’ un elefante che ha inghiottito un usignolo.

 

                                                   *  *  *

   Durante le prove di un concerto per tromba e orchestra, il solista sbagliava continuamente e stonava, e volendo scaricarsi della colpa disse a Joseph Haydn (1732-1809):

   – Signor direttore, l’orchestra suona così forte, che non riesco a sentirmi.

   Al che Haydn:

   – In tal caso lei è davvero fortunato!

 

                                                    *  *  *

   Una volta un giovane musicista smise di suonare e disse a Joseph Haydn:

   – Dicono che a lei piace ascoltare la buona musica.

   – Non preoccuparti, ragazzo, continua pure a suonare!

                                                    *  *  *

   Quando a Parigi doveva aver luogo la prima esecuzione dell’oratorio La creazione del mondo di Joseph Haydn, il direttore si rivolse ai cantanti pregandoli di indossare abiti adeguati alle parti interpretate.

   – Signor direttore – protestò la cantante che doveva interpretare Eva. – Io sono un’artista rispettabile e nell’abito di Eva non canterò!

 

                                                        *  *  * 

   Un certo aristocratico chiese a Joseph Haydn di giudicare come suo figlio suonava il clavicembalo. Dopo il concerto il padre si rivolse al compositore:

   – Suona davvero bene, vero?  

   – Ha una tecnica formidabile. 

   – Vero, maestro?

   – Sì. Suona le composizioni facili come se fossero estremamente difficili.

                                                   *  *  *        

   Una solista cantava un’aria volgendo le spalle al direttore d’orchestra austriaco Herbert von Karajan (1908-1989). Egli durante l’intervallo si rivolse all’artista:

   – Mi scusi, signora, ma se io dirigo con il tempo di tre quarti, non agiti il sedere con il tempo di quattro quarti, perché mi confonde!

 

                                                 

 

 

                                                   *  *  *

   Il compositore italiano Gioacchino Rossini (1792-1868) era presente a un concerto di Franz Liszt (1811-1886). Durante l’intervallo uno dei presenti gli chiese cosa pensasse del pianista.

   – Liszt fa così tanto per essere osservato, che a tratti non ho avuto il tempo di ascoltarlo…

 

                                                  *  *  *

   Gioacchino Rossini, venuto a sapere che a Pesaro, sua città natale, volevano erigergli un monumento quando era ancora in vita, disse ai membri del consiglio comunale:

   – Signori! Se darete questi soldi a me, prometto che starò sul piedistallo per alcune ore al giorno!

 

                                                   *  *  *

   Robert Schumann (1810-1856) fu anche un apprezzato critico musicale. Una volta fu assalito da un compositore poco conosciuto:

   – Come ha potuto stroncare in tal modo il mio concerto per violino, se ha dormito per tutta la sua durata?

   – Anche dormire è un certo tipo di critica – rispose Schumann.

 

                                                   *  *  *

   Il direttore d’orchestra Leopold Stokowski (1882-1977) durante i concerti non tollerava alcun rumore. Una volta smise di dirigere e si rivolse alla platea dicendo:

   – Haendel ha creato questa composizione per archi e ottoni. Nella partitura non c’è neanche una nota per tossi e raffreddori.

 

                                                   *  *  *

   Rychard Strauss (1864-1949) dirigeva una prova della Sinfonia delle Alpi. In una parte veloce intitolata Il temporale al primo violino sfuggì di mano l’archetto. Il compositore interruppe la prova e disse:

   – Riprendiamo il temporale dall’inizio, visto che il nostro violinista ha perso l’ombrello.

 

                                                   *  *  *

   Una volta Igor Stravinskij salendo su un taki notò che sulla targhetta di identificazione della vettura c’era il suo nome e cognome. Chiese quindi al tassista:

   – Lei è parente del compositore?

   – Quale compositore? – si meravigliò il tassista. – Stravinskij è il proprietario della ditta per la quale lavoro da trent’anni. Io non ho niente a che fare con la musica. Mi chiamo Strauss!

 

                                                  *  *  *

   Una certa contessa propose al celebre basso russo Fiodor Šaljapin di partecipare a un concerto gratuitamente.

   – Cara contessa, la prego di ricordare una volta per sempre, che soltanto gli uccelli cantano gratis!

 

 

 

 

                                                  *  *  *

   Carl Maria von Weber (1786-1826) andò con un amico alla prima rappresentazione di un’opera scritta dal regio direttore generale, che non sopportava Weber. Durante l’esecuzione l’elefante vero che prendeva parte all’azione, alzò la coda e arricchì la scena di un ulteriore accessorio. Allora l’amico sorrise e chiese al compositore:

   – Carl, cosa pensi dell’educazione di questo animale?

   – Forse questo elefante è male addestrato, ma di sicuro è un eccellente critico!

 

                                                  *  *  *

   Henryk Wieniawski (1835-1880) per un certo periodo fu il violino di corte dello zar Alessandro II. Durante un concerto ai piedi dello zar si era accovacciato il suo cane preferito, il quale appena Wieniawski cominciò a suonare, balzò su ululando. Il violinista spaventato smise di suonare. Vedendo ciò lo zar chiese all’artista:

– A quanto pare il mio cane la disturba…

– Oh no, Maestà Imperiale! Sicuramente sono io che disturbo lui.

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

 

   

Nicolò Paganini (1782-1840), Hector Berlioz (1803-1869) e la sinfonia “Aroldo in Italia”

15 Apr

     

Nicolò Paganini

Nicolò Paganini

Hector Berlioz

Hector Berlioz

 

 Per coloro che amano la musica, nonché le vicende e le curiosità ad essa legate, ho tradotto questo frammento delle Memorie di Hector Berlioz.

 

   «Il 22 dicembre 1833 la mia Sinfonia Fantastica, diretta da Narcisse Girard, riscosse un grande successo e fu lungamente applaudita. Quando il pubblico aveva già lasciato la sala , un uomo dai capelli lunghi, gli occhi penetranti, il volto strano e scavato, posseduto dal genio, colosso tra i giganti, che non avevo mai visto prima e il cui aspetto mi agitò profondamente, mi stava aspettando. Mi fermò e mi strinse la mano, colmandomi di fervidi elogi che mi infiammarono il cuore e la testa: era Paganini!!

   A quel giorno risalgono le mie relazioni con il grande artista, che esercitò una così fortunata influenza sul mio destino.

   Qualche settimana dopo questo incontro, venne a trovarmi. “Ho una stupenda viola – mi disse – un magnifico Stradivari, e vorrei suonarla in pubblico. Ma non ho una musica ad hoc. Lei vorrebbe scrivere una parte solistica per viola? Ho fiducia soltanto in lei per questo tipo di lavoro.” – “La sua fiducia – risposi – mi lusinga più di quanto io possa esprimere, ma per soddisfare le sue aspettative e scrivere una composizione, in cui possa brillare un virtuoso come lei, dovrei io stesso suonare la viola e invece purtroppo non la suono.” – “No, no, insisto nella mia convinzione – disse Paganini – lei ci riuscirà; per quanto riguarda me, ho troppi acciacchi in questo momento, per poter comporre; ho altre cose per la testa.”

   Per accontentare il celebre virtuoso, provai dunque a scrivere un assolo per viola, ma inserito nell’orchestra in modo tale da non sminuire in nessun modo la sua partecipazione all’insieme strumentale, sicuro che Paganini, con la sua incomparabile abilità di esecuzione, avrebbe saputo assicurare alla viola un ruolo di primo piano. L’idea mi sembrava nuova e poco dopo un piano abbastanza felice si sviluppò nella mia mente – mi entusiasmai all’idea di realizzarlo. La prima parte era già quasi terminata, quando Paganini desiderò vederla. Osservando le pause della viola nell’allegro esclamò: “No, non così! Qui sto troppo zitto; io devo suonare in continuazione.” – “Dunque avevo ragione – replicai – lei vuole un concerto per viola, e in tal caso nessuno potrebbe comporlo meglio di lei.” Paganini non rispose nulla, sembrava deluso e mi lasciò, non tornando più sull’argomento…

   Constatato quindi che il piano della composizione non era ciò che egli aveva in mente, mi misi al lavoro per realizzarlo con una diversa idea, senza più preoccuparmi del modo in cui far brillare l’assolo della viola. Pensai di scrivere una serie di scene per orchestra, dove la viola apparisse come una figura non continuamente in azione, ma pur sempre con un suo carattere specifico; volevo che la viola fosse una specie di sognatore malinconico, ispirato al Giovane Aroldo di Byron, inserendola tra i ricordi poetici delle mie peregrinazioni negli Abruzzi, di qui il titolo Aroldo in Italia.  

  Qualche anno dopo, e precisamente il 16 dicembre 1838, in un concerto al Conservatorio, erano in programma la Sinfonia Fantastica e l’Aroldo. Quel giorno era presente in sala Paganini. L’Aroldo era già stato eseguito diverse volte durante il periodo in cui il grande violinista aveva soggiornato in Italia dal 1834 al 1837, e dopo il suo ritorno non era stato incluso nei miei concerti, Paganini quindi non l’aveva mai ascoltato prima di allora.

   Malgrado la persistente bronchite che mi affliggeva, diressi personalmente il concerto. Al termine di esso ero stremato e tremavo in tutto il corpo, allorché all’entrata sul palco mi si avvicinò, gesticolando animatamente, Paganini in compagnia del figlio tredicenne Achille. A causa della malattia alla laringe, che doveva poi portarlo alla morte, era quasi completamente afono, e quando non si trovava in un luogo immerso nel silenzio, soltanto il figlio poteva sentire, o meglio intuire le sue parole. Fece un cenno al ragazzino ed egli, salito su una sedia, accostò l’orecchio alla bocca del padre e lo ascoltò attentamente. Poi, sceso dalla sedia, mi disse: “Mio padre mi ha chiesto di dirle che nella sua vita non ha mai provato una simile emozione a un concerto; che la sua musica lo ha scosso…” A queste singolari parole feci un gesto di incredulità e di imbarazzo; ma Paganini, afferratomi per un braccio, rantolando con un filo di voce: “sì! sì!”, mi trascinò sul palco, dove si trovavano ancora molti musicisti, si inginocchiò e mi baciò la mano. Penso che non ci sia bisogno di descrivere lo sbalordimento che mi invase…

   Il giorno dopo ero a letto nella mia stanza, quando vidi entrare il piccolo Achille. – “Mio padre sarà molto dispiaciuto – disse – quando saprà che lei è ancora malato e le farebbe volentieri visita. Questa è la lettera che mi ha chiesto di consegnarle.” Mentre la stavo aprendo, il ragazzino mi fermò e disse: – “Non occorre rispondere, mio padre ha detto di leggerla quando sarà solo” – E subito uscì.

   Pensai si trattasse di una lettera di congratulazioni e di cortesia, l’aprii e lessi:

 

   Mio caro amico,

   Beethoven spento, non c’era che Berlioz che potesse farlo rivivere; ed io che ho gustato le vostre divine composizioni, degne di un genio qual siete, credo mio dovere di pregarvi a voler accettare, in segno del mio omaggio, ventimila franchi, i quali vi saranno rimessi dal sig. Baron de Rothschild, dopo che gli avrete presentato l’acclusa.

   Credetemi sempre

                                                                                    Il Vostro aff.o amico,

                                                                                        Nicolò Paganini

Parigi, li 18 dicembre 1838

 

   Sei giorni dopo, sentendomi un po’ meglio, mi vestii e corsi in rue de la Victoire, dove Paganini allora abitava. Mi dissero che si trovava nella sala del biliardo. Entrai e ci abbracciammo, non riuscendo a pronunciare una sola parola. Qualche istante dopo, mentre balbettavo un qualche ringraziamento, Paganini, che riuscivo a sentire solo grazie al silenzio regnante nella sala, mi interruppe dicendo:

   – “La prego di non parlarne più! No! Non aggiunga altro, è la più grande soddisfazione che ho provato nella mia vita; lei non saprà mai quale commozione ha suscitato in me la sua musica; da tanti anni non provavo una cosa simile!…”

   …Pagai tutti i miei debiti e, restandomi ancora una bella somma, pensai di utilizzarla a vantaggio della musica. Devo – mi dicevo – abbandonare ogni altro lavoro e comporre una grande opera, secondo un nuovo piano di ampio respiro, un’opera stupenda, appassionata, piena di fantasia, degna di essere dedicata a questo celebre artista, al quale devo tanto. Mentre consideravo così la mia intenzione, Paganini, la cui salute a Parigi era peggiorata, dové partire per Marsiglia  e da lì per Nizza, da dove purtroppo non sarebbe più tornato. Gli sottoposi per lettera diversi temi per questa grande opera che progettavo e di cui una volta gli avevo parlato.

   – Non posso consigliarle nulla su questo argomento – mi rispose – lei stesso sa meglio di chiunque altro, cosa può andarle bene.

   Alla fine, dopo una lunga esitazione mi decisi per una sinfonia con cori, soli e recitativo corale, il cui sublime e sempre attuale tema sarebbe stato il dramma di Shakespeare Giulietta e Romeo. 

(C) by Paolo Statuti