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Tytus Czyżewski

15 Set

 

 

Leon Chwistek: Ritratto di Tytus Czyżewski

 

Tytus Czyżewski: Nudo con gatto

 

Tytus Czyżewski: Natura morta

Tytus Czyżewski, poeta, pittore, critico d’arte, drammaturgo, nacque nel 1880 nei pressi di Limanowa. Studiò all’Accademia di Belle Arti di Cracovia. Negli anni 1907-1909 e 1910-1912 soggiornò a Parigi, dove restò affascinato dalla pittura di Cézanne e dal cubismo. Nel 1914 si stabilì a Cracovia. Nel 1917 aderì al gruppo degli Espressionisti polacchi, che nel 1919 prese il nome di Formisti e svolse un ruolo di primo piano nella storia dell’avanguardia polacca. Con Leon Chwistek e Karol Winkler diresse la rivista “I Formisti”, dove pubblicava articoli e poesie. Prese parte ai primi incontri dei futuristi polacchi e contribuì alla creazione dei club futuristi di Cracovia “L’organetto” e “La noce moscata”. Nel 1922 partì per Parigi e lavorò presso l’Ambasciata polacca. Viaggiò molto, visitando anche Francia, Spagna e Italia. Nel 1930 si stabilì a Varsavia. Dal 1934 fece parte della redazione della “Voce degli Artisti”. Durante l’occupazione tedesca scrisse la raccolta di poesie “L’antidoto”, che andò perduta durante l’Insurrezione di Varsavia. Morì a Cracovia il 6 maggio 1945. Nelle prime raccolte poetiche “L’occhio verde” e “Notte-giorno” Czyżewski espose le idee del futurismo e dadaismo, manifestando la sua passione per la natura, gli istinti biologici e la civiltà delle metropoli. Con l’andare del tempo nelle sue opere acquistò sempre più spazio il folclore polacco ed europeo. Il suo interesse per lo spirito popolare è evidente anche nella sua ultima raccolta di versi “Lajkonik nelle nuvole” (1936), da cui è tratta la “Poesia sulla pittura”. La poesia di Czyżewski, così come anche la sua pittura, si ispirano alle correnti di avanguardia nell’arte degli inizi del XX secolo. La sua creazione letteraria e artistica costituisce un ricco e coerente insieme.

 

 

Tytus Czyżewski

 

Poesia sulla pittura

“Tutta la pittura – dai dipinti

greci a Pompei, fino a Cortot

passando per Poussin, è come

se fosse uscita dalla stessa

“tavolozza”.

                                                     Auguste Renoir (“Pensieri”)

 

A Pompei ho visto gli affreschi

nella Villa dei Misteri.

Là i fondi viola sono in armonia

Col nero dei capelli

Con la luce color rosa opaco

Dei perlacei corpi femminili.

La pittura è armonia

Di raffinate gamme di colori,

Che vivono negli occhi del pittore

Come vive una nuvola in cielo,

Come riflesso di un giglio rosa pallido

Nell’acqua azzurra di uno stagno,

Come vive la luce di un’ala di farfalla

Sul fondo di un azzurro scuro

D’un cielo sereno

La pittura è diletto musicale

Dei toni più rari, più semplici

Con cui il pittore crea l’immagine del mondo.

Congiunge sulla superficie della tela

Le più rare, più semplici armonie

Così come

Le congiunge nella sua possente

Ricchezza

L’armonia della natura

Impenetrabile per l’uomo.

E il pittore i suoni, i toni e la forma

Sceglie

Dal ricco giardino di fiori

E crea un mondo nuovo

Sulla sua tela

Il mondo dell’armonia interiore

Che sente e che

Vive in lui.

 

Primavera del 1917

 

                                       Alla memoria del poeta Apollinaire

 

Terra ho più volte invocato

oggi il sole è lo squarcio d’un gigante

già da tempo privo dei pugnali

Cesare Borgia il giullare scarlatto

l’ombra gobba di Riccardo III sul muro

guardano la fetta di luna che sporge

dalla sacca sulle spalle

nella volta del cielo scorrono le rondini

i fiori primaverili sbocciano nei campi

le nubi si preparano alla scontro armato

vedo Alessandro il Grande

dal mosaico pompeiano

le armate coi vessilli escono

dalle trincee di Verdun

e lontano nelle nubi primaverili

si delinea l’elmo scuro d’artigliere

del tenente Wilhelm Kostrowicki

il treno blindato sfreccia nel cielo

il tuono primaverile scuote la terra

fino alle sue viscere bacate

fino al cuore messo a nudo dell’uomo

la tempesta piega un grosso albero

sfogliato là in mezzo ai campi

il verde esuberante della vite selvaggia

s’inerpica sul tronco annerito

 

 

 

 

 

(Versione di Paolo Statuti)

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

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