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Aleksander Gierymski: I pini di Villa Borghese a Roma

7 Giu

Aleksander Gierymski: I pini di Villa Borghese a Roma

 

La poetessa Marzanna Bogumiła Kielar (v. nel mio blog) mi ha inviato in omaggio una copia della sua ultima raccolta Navigazioni, uscita quest’anno. Da essa ho scelto la poesia Jan Cybis e un quadro di Gierymski. Eccola nella mia versione:

Jan Cybis e un quadro di Gierymski

Per anni tendere solo a questo e a niente di più, scriveva.

Dipingere le cornacchie che volano sulla campagna, perché non si dica

“che bel dipinto”, ma perché chi guarda il quadro dica

“le cornacchie volano sulla campagna”.

 

Non darei I pini di Villa Borghese

per tutta la pittura di Renoir.

In questo quadro gli alberi crescono pacatamente, le ombre cadono

senza esitare,

senza indugi. Come se chi li ha dipinti

 

vedesse chiara la propria visione e scorresse – con l’erba, coi pini,

con la sabbia,

con l’iridescente cielo rosa pallido

sopra di lui.

 

Alcuni pensano che qui si tratti di sottomessa ripetizione di ciò

che hanno davanti agli occhi.

No.

Qui si tratta, scriveva,

 

di essere come un lago, in cui si riflettono i monti –

 

(Versione di Paolo Statuti)

 

IL pittore Aleksander Gierymski è già presente nel mio blog, mentre per Jan Cybis (1897-1972), pittore, pedagogo e critico d’arte, ho scritto questo breve testo basandomi sulle sue Annotazioni di pittura. Diari 1954-1966 (PIW, Varsavia 1980). Fu uno dei principali rappresentanti della corrente coloristica nella pittura polacca degli anni ’30 e nell’arte del dopoguerra, e cofondatore del gruppo di giovani pittori Kapisti creato nel 1923 e facente capo a Józef Pankiewicz (1866-1940). I coloristi prediligevano i paesaggi e i ritratti. Per essi il colore era più importante della costruzione, era decisivo per creare l’aura dell’opera. Realizzavano la forma e la luce col colore. Cybis diceva: “L’artista ottiene lo spazio grazie alla vibrazione basata sulla temperatura dei colori e la ripartizione lineare… Io sento un paesaggio più che vederlo, cioè lo sento come suono colorato”. Dipingeva acquerelli e schizzi dal vero e poi nello studio li ricreava ad olio. I colori nella loro denominazione di fabbrica per Cybis non esistevano. Se li usava puri, era solo per un piccolo accento o per sottolineare il disegno. Eppure i suoi quadri sono sempre pieni di colore luminoso. Affermava: “Non esistono colori belli o brutti, esistono solo quelli usati bene oppure no.” Prendeva quelli che aveva sottomano. Forse in questo era d’accordo con Picasso: “Quando non ho il colore rosso, uso il verde”. I suoi fiori sono sempre lontani dalla fedeltà botanica, eppure generalmente riconoscibili. Essi pulsano di vitalità sensuale. Cybis non illustra, ma crea un “equivalente” che risveglia la fantasia. In lui il gioco pittorico è sempre basato su somiglianze e contrasti. Nelle nature morte gli oggetti adiacenti si influenzano reciprocamente, si spartiscono i colori, la propria luce, completano a vicenda le forme, e ciò crea una particolare armonia. Si abbandonava totalmente all’istinto e alla spontaneità. Ritoccava senza sosta con un piacere maniacale di costruire e distruggere. La tela bianca lo spaventava. “Bisogna non avere paura di dipingere male” – sosteneva.

 

Tre quadri di Jan Cybis.

 

Jan Cybis: Parigi

 

Jan Cybis: Natura morta

 

Jan Cybis: Fiori

 

(C) by Paolo Statuti

Aleksander Gierymski: Il poeta della luce

9 Apr
Aleksander Gierymski: Autoritratto

Aleksander Gierymski: Autoritratto

 

 

 

Aleksander Gierymski, uno dei più illustri rappresentanti del realismo, precursore degli esperimenti luministici e coloristici nella pittura polacca della fine del XIX secolo, nacque a Varsavia nel 1850 e morì a Roma nel 1901. Nei suoi quadri si vede il fascino della luce, che l’artista cercava di cogliere nella sua essenza e di mostrare con mezzi pittorici sulla tela. Aveva un carattere particolarmente difficile, era irruente, pedante, di scarsa autostima, soggetto a improvvisi mutamenti di umore. Fumava molto. Lavorava e dormiva nel suo atelier. A quanto pare spalmava il colore sulla tela con le dita. Artista di grande caratura e al tempo stesso figura tragica. Subordinava completamente la sua vita privata all’arte, non si creò mai una famiglia e fino all’ultimo restò un solitario. Consumandosi intimamente alla ricerca di un vago miraggio di ideale artistico, terminò la sua vita in uno stato di estremo esaurimento fisico e psicologico. La sua morte in un ospedale psichiatrico romano fu il compimento del suo destino di uomo sensibile, dotato di grande personalità, ma incompreso e non apprezzato dalla società.

Nel 1871 Gierymski si recò in Italia (Venezia, Verona) con il fratello Maksymilian, anche lui pittore, e il contatto diretto con la pittura rinascimentale italiana esercitò un’influenza notevole sul carattere della sua creazione giovanile. Negli anni 1873-79 soggiornò prevalentemente a Roma.

Il suo ritorno a Varsavia all’inizio del 1880 coincise con la fine del periodo delle ricerche e degli esperimenti giovanili e con la scelta di una nuova tematica dei suoi lavori. L’artista rinunciò definitivamente alla pittura di eleganti scene delle epoche passate e rivolse la sua attenzione alla vita quotidiana nei quartieri più poveri e trascurati di Varsavia. Giustamente celebre, ad esempio, è il bellissimo quadro “L’ebrea con la arance”. In esso vediamo una vecchia ebrea vestita poveramente con la cuffia in testa e un grande scialle. Sulle braccia due ceste di arance. Sullo sfondo i tetti sfumati di Varsavia. La donna ha un’espressione grave. Le guance sporgenti e le rughe accentuano la sua tristezza e fragilità. Le arance fanno da contrasto alla figura femminile, con il loro colore riferito alla vita, al calore, al clima meridionale.

 

Nell’inverno del 1884 il pittore si recò a Vienna per curarsi (già allora soffriva di nevrosi, che sul finire della sua vita si trasformò in una grave malattia mentale). Nel 1890 si recò a Parigi, dove per la prima volta in modo tangibile entrò in contatto con la pittura degli impressionisti, che lasciò una significativa impronta nei suoi esperimenti nel campo della luce e del colore. Nel 1894 Gierymski lasciò la Polonia per sempre e negli ultimi anni viaggiò molto. Dall’autunno del 1897 visitò soprattutto le città italiane, tra cui Venezia, Palermo, Amalfi, Roma e Verona.

 

Sono felice di poter presentare ai lettori del mio blog questo pittore polacco così legato all’Italia, eppure sconosciuto alla maggior parte degli Italiani.

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

 

Ecco alcuni quadri di Aleksander Gierymski

 

Amalfi

Amalfi

alek gierymski

Case sul canale

Case sul canale

La cattedrale di Siena

La cattedrale di Siena

Piazza Wittelsbachow a Monaco di notte

Piazza Wittelsbachow a Monaco di notte

Sera sulla Senna

Sera sulla Senna

L' ebrea con le arance

L’ ebrea con le arance

Mare

Mare

Roma: la pineta di Villa Borghese

Roma: la pineta di Villa Borghese

 

Il gioco della mora

Il gioco della mora

 

Osteria romana

Osteria romana