Anna Dmitrievna Radlova

19 Lug

  

   Anna Dmitrievna Radlova, poetessa e traduttrice russa, nacque il 3 febbraio 1891 a San Pietroburgo. Il padre, Dmitrij Ivanovič Darmolatov (morto nel 1914), tedesco di nascita, era il direttore della banca commerciale Azov-Don. La sorella Sara divenne una famosa scultrice. È opera sua la lapide di Boris Pasternak a Peredelkino (1965). La sorella Nadežda sposò un fratello di Osip Mandel’shtam e morì durante il parto nel 1922. Infine l’altra sorella Vera si suicidiò a causa di una delusione d’amore.

     Si laureò ai corsi Bestužev, prima università femminile fondata nel 1878 e operante fino al 1919, quando fu incorporata nell’Università Statale di San Pietroburgo. Nel 1914 sposò Sergej Ernestovič Radlov, uno studente della Facoltà di Storia e Filosofia della stessa Università, che poi divenne un regista teatrale famoso. Nel 1915 nacque il figlio Dmitrij. Nella primavera del 1916 iniziò a scrivere poesie, alcune delle quali furono subito pubblicate dalla rivista Apollon.

     All’inizio degli anni ’20 entrò a far parte del gruppo degli emotivisti (o emozionalisti), creato da Michail Kuzmin. Nel periodo 1918-1923 uscirono tre sue raccolte di poesie: Favi (1918), Navi (1920), L’ospite alato (1922) e il dramma in versi La nave della Madre di Dio (1923), che ha come oggetto la setta dei flagellanti. Il Racconto di Tatarinova sui settari dei secoli XVIII-XIX, scritto nel 1931, fu pubblicato nel 1997.

     Dal 1922 si dedicò alla traduzione dei classici europei (Balzac, Maupassant e soprattutto Shakespeare. Traduzioni messe in scena dai teatri diretti dal marito: Kirov, Teatro Accademico del Dramma e Teatro Lensovet. Nell’estate del 1926 divorziò da Sergej Radlov e sposò l’ingegnere Kornelij Pokrovskij, ma il primo marito continuò a vivere con loro. Il critico letterario Dmitrij Sviatopolk-Mirskij in una sua lettera accennò a questo “mariage de trois”, definendo Anna Radlova “la moglie di due uomini”. Anche in pubblico, come testimonia Kuzmin, apparivano spesso in tre. Ma nel 1938 Pokrovskij, che per molti anni aveva fatto parte della cerchia di Kuzmin, si suicidò aspettandosi di essere nuovamente arrestato. Anna allora “tornò” dal suo primo marito.

     Nel marzo del 1942 i Radlov, insieme al teatro diretto da Sergej, furono evacuati a Pjatigorsk. Ma ben presto la città fu occupata dai tedeschi e il teatro venne trasferito a Zaporože e successivamente a Berlino. Dopo essersi trovati insieme a un gruppo di attori nel sud della Francia alla fine della guerra, i Radlov si trasferirono a Parigi. Tuttavia, subdolamente consigliati dalla missione sovietica, essi tornarono in patria. Appena scesi dall’aereo, come era da prevedersi,  furono subito arrestati con l’accusa di tradimento e collaborazione con gli invasori. Vennero condannati a dieci anni di carcere e destinati al campo di Pereborskij, vicino a Rybinsk. Per loro fortuna il direttore del lager amava il teatro e permise a Sergej di crearne uno, reclutando attori professionisti che abbondavano tra i prigionieri. Anna collaborava attivamente col marito. Morì per un ictus nello stesso campo il 23 febbraio 1949. Fu riabilitata nel 1958. Sergej invece lasciò il lager nel 1953, senza riabilitazione e diritto di vivere a Mosca e Leningrado. Si trasferì in Lettonia, dove diresse i teatri drammatici russi a Daugavpils e Riga. Fu riabilitato nel 1957 e morì a Riga l’anno seguente.

     Nell’”Enciclopedia letteraria” (9, 1935) le poesie di Anna Radlova erano così caratterizzate: “Il mondo dei sentimenti strettamente personali è il contenuto principale della poesia di Anna Radlova. L’isolamento dalla realtà è evidente soprattutto nella prima raccolta di poesie. Nel primo periodo della rivoluzione la poetessa, come molti rappresentanti dell’intellighenzia, aveva un atteggiamento passivo verso la vittoria del proletariato. Si estraniava dagli eventi rivoluzionari e pre-rivoluzionari, immersa in un mondo di stati d’animo individualistici: i motivi della morte, l’amore e un senso di sventura predominano nelle sue poesie. Nel successivo sviluppo della cretività, Anna Radlova esprime il suo desiderio di avvicinarsi all’immagine della modernità. Ha accettato la rivuluzione non nel suo vero significato, ma come “aria tempestosa”, come “lieta tempesta”. La sua poesia, aggiungo io, propende anche verso le immagini classiche e il settarismo mistico.

     I contemporanei hanno valutato la sua creazione sia positivamente che negativamente. Anche le sue traduzioni di Shakespeare furono criticate o, al contrario, considerate dei capolavori. Ad esempio Boris Pasternak che come è noto tradusse anche lui tutte le principali tragedie shakespeariane, ha osservato che il grande drammaturgo inglese “era stato tradotto da ottimi poeti”, tra i quali fece i nomi di Michail Lozinskij e Anna Radlova.

     All’inizio degli anni ’20 alcuni critici assegnavano ad Anna Radlova il posto di prima poetessa russa. Michail Kuzmin apprezzava molto le sue poesie e in particolare quelle della raccolta L’ospite alato. In una recensione pubblicata nel 1922 sulla rivista Vita dell’arte, dichiarò che la base della creatività artistica è il “principio femminile del sibillanismo, della profetessa delfica…Il poeta più virile nasce profeticamente dal materno grembo della visione subconscia femminile”. Riguardo alla raccolta scrisse: “Questo potrebbe essere il libro più necessario e moderno ora, perché la modernità, percepita in modo profondo e profetico è espressa con grande forza, profezia e pathos… Un bellissimo libro alato”.

     Tuttavia non solo Kuzmin le voleva bene. Konstantin Vaginov scrisse questi  versi nell’album di Anna Radlova: “E fa paura sotto le pupille della nobiltà romana / Trovare lo spirito flagellante, la nostalgia di Mosca / la Regina della nave”. Tuttavia c’era anche chi, come ad esempio Anna Akhmatova, odiava la sua omonima come rivale, sia nella poesia che nella vita privata (ci sono prove che Anna Andreevna non fosse indifferente a Sergej Radlov).

     Con questa poetessa ho messo un’altra tessera al mosaico che sto formando della poesia femminile dell’età d’argento, vera fonte inesauribile di versi ispirati e profondi e soprattutto sconosciuti, almeno in Italia, dove la poesia femminile di questo periodo è degnamente, ma scarsamente rappresentata dalle sole Anna Akhmatova e Marina Cvetaeva.

Poesie di Anna Radlova tradotte da Paolo Statuti

Italia

Similmente al sangue, sparso perché

Un canto nascesse e non fosse obliato,

O patria di Dante e Filippo Lippi,

Il tuo nome è dolcissimo e beato.

E di nuovo, sognando la patria straniera,

Al nord, dove l’estate è così ristretta,

Che gli occhi non osano invaghirsi del sole, –

Io vedo la terra benedetta,

Dove, immobile, l’afa accarezza

Il corpo che canta contento

E dove battono le ali degli angeli –

Ma tra i fortunati lo chiamano vento;

E ricordo l’oro dei suoi giardini;

E le tinte dei suoi maestri santi

O innamorati; la frescura delle chiese

E il fugace profumo d’incenso e oleandri.

E io so che là, come in passato,

All’ospitalità sanno fare onore,

Sanno stendersi in terra davanti alla Madonna

E sanno anche morire d’amore.

1916

Prima di sera eravamo nel campo

Prima di sera eravamo nel campo,

E l’erba alta taceva,

Vento e sole erano senza volontà,

E il lago lontano non splendeva.

Il cielo quietato pregava il Signore

E sereno, affabile mi guardava,

E soltanto nella mia mano abbronzata

Il tuo cuore commosso pulsava.

1916

A tacere ci si può abituare

A tacere ci si può abituare,

Un amico il silenzio diventerà.

Con quanto riguardo e attenzione

I nostri segreti ascolterà.

Esso, la seccante bambinaia,

Io prima da me ho distolto

E poi d’estate nel novilunio

Il nemico per amico ho accolto.

Lui di amore mi parlava

Con tale commosso talento,

E dopo, munifico, ha donato

Biasimo e tradimento.

1917

Come azzurro palazzo di cristallo

Come azzurro palazzo di cristallo,

Il cielo di qua è spazioso,

E i campi sono ricchi di pane e vino,

E il vento dal mare con me è lezioso.

E la carne chiede oblio e risate,

Ma lo spirito si ribella, cieco e severo.

O triste amore, esso vive di te,

E l’ardua fedeltà è il suo sollievo.

1917

L’Angelo del Canto

                                   A A.A. Smirnov

Il volto sereno e appassionato

Bruciato dal forte sole locale,

E delle ali aguzze il volo non si udiva,

Egli si avvicinava e le mani si freddavano,

E la testa inebriata girava.

E, come il bambino che ho partorito con dolore,

Così nel dolore erompeva il nostro canto,

Mio, suo, – non so, ma il tocco

Con beata stanchezza ricordavo.

A letto la mattina restavo più a lungo,

Leggevo a un amico nuove poesie.

Non lo chiamerò ospite della sera

E i suoi occhi non conoscevo ancora.

Adesso, non perché l’amore

Ho respinto, come spingono una pietra,

Che sulla strada polverosa e ardente

Piantandosi, ferisce i piedi al pellegrino,

Ma forse soltanto perché il sole

Qui è più vicino alla mia dolce terra,

E ci sono uccelli con le corone, e fiero

E tenace cresce qui un cactus, Angelo del Canto,

Mio severo e unico amico adesso

Così chiaro e tenero sei diventato, come

Il fratello maggiore con l’amata sorella.

Noi a lungo ci sdraiamo sulla sabbia al mare.

Quando il caldo di mezzogiorno si placa,

Cerchiamo tra le pietre i nidi di serpenti,

Beviamo fredda acqua di sorgente,

E a notte tarda nel giardino vaghiamo

E la testa alla fresca ala

Io accosto, e negli occhi noi vediamo

le care costellazioni, – allora in modo diverso

Lui m’insegna a comporre i canti.

1917

Là il mare fruscia come antica pergamena

Là il mare fruscia come antica pergamena,

La luna del sud fa la ronda.

L’amico fino all’ultimo giorno assapora

Del silenzio l’avvelenata bevanda.

Oh, troppo brevi erano i nostri incontri,

E avaro l’importante conversare.

Io non avrei saputo nulla, ma lo sguardo

Mi svelò ciò che le parole volevano celare.

1918

La stella-assenzio si è levata sulla nostra città

La stella-assenzio si è levata sulla nostra città,

Perniciosi sono i verdi raggi.

Dal recinto del frutteto del mattino

Mai più voleranno via i gracchi.

Oh, non per un debole timido petto

È l’aria burrascosa dei soli in rivolta,

E la gente china il capo sempre più quieta,

E il vento dal mare è più amaro e più fresco.

Diletto sarà questo vento al poeta.

E sorriderà la giovane madre nel dire

– Oh, caro vento, non gemere, non rombare,

Tu impedisci a mio figlio di dormire.

1919

Gli anni scorrevano come folle mandria

Gli anni scorrevano come folle mandria –

Nei secoli saranno da Dio conteggiati –

La morte nuda passeggiava senza pudore,

E a sorridere i bambini furono disabituati.

E noi conoscemmo la misura d’ogni cosa,

E la morte diventò l’unica norma

Dell’amore senza ali e di quello alato

E delle vane parole sull’amore.

E il cuore – nuovo «Titanic» addolorato

Dormirà negli abissi dell’Atlantico,

E le navi su di esso fluiscono in catene,

In pesanti corazze e pesanti sonni.

O Terra, del Signore amato bene,

Oblio non c’è nei tuoi sordi mari,

Nei tuoi giardini la quiete non ha speranza,

E neanche nelle rosse aurore, – ma nell’arida notte

Come fredda lama un verso s’innalza.

1920

I posteri

Ed ecco per sostituire noi laceri e ubriachi

Di vino amaro, distacchi e ribellioni, o gente,

Verrete decisi, estranei alle nostre piaghe,

Col mio sorriso che non comprende.

E cresceranno sulla terra querce e rose,

Si quieteranno le rivolte come belve domate,

E come serena serie di serena semplicità,

Fioriranno le primavere e verranno le gelate.

La tua anima insaziabile, o postero,

L’amaro solenne passato condannerà,

La tua voce sarà giovane e il passo sonoro,

E la ruvida mano la cetra in polvere ridurrà.

Una pace epica stenderà sull’universo,

Più certa dell’oblio, la sua ala immensa,

Della nostra sorte-prigione un poeta epico

Dirà che era cieca e perversa.

Ma forse uno di questo gregge glorioso

Alla parola sangue avrà un lieve tremore,

E ricorderà che per sempre la potente lingua

Al grande sangue ha legato il grande amore.

1920

Gridava la terra con voce nera

Gridava la terra con voce nera,

Un angelo con la spada narrava al poeta

Che colpivano, lottavano e morivano,

E nulla restò sulla terra intera.

Per fame o vento rotearono le stelle.

Gente, animali, uccelli, alberi – e niente,

Sparì anche l’alba mattutina e serale,

Solo aria nera, sibilante e tagliente.

Il cuore girava come trottola ronzante,

Si mosse una stella e incontro mi volò,

Come acuto diamante il cuore mi ferì,

Si compirono i mille giorni e il sangue sgorgò.

Mi tremano le gambe dal capogiro,

Di nuovo mi trovo sulla polverosa strada,

Pietre miliari, pastori, branchi di pecore,

E nel cielo la stella d’oriente inchiodata.

1921

(C) by Paolo Statuti

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3 Risposte a “Anna Dmitrievna Radlova

  1. Daniela luglio 19, 2022 a 7:50 PM #

    grazie!

  2. antonio sagredo luglio 20, 2022 a 2:45 PM #

    “ma scarsamente rappresentata dalle sole Anna Akhmatova e Marina Cvetaeva” (STATUTI)

    caro Paolo fai bene a scrivere così, e sta’ sicuro che dici il vero.

    Della Radlova traduttrice di alcuni lavori teatrali del bardo inglese io sapevo, ma non sapevo del valore delle sue traduzioni. Adesso tutto mi è chiario e Pasternàk in questo mi aiuta tantissimo. Sapevo del valore dello Lozinskij, e non solo perché la Acmatova più volte lo afferma ma ne scrive così anche perché preferiva le traduzioni di questo a quelle dello stesso Pastenàk!
    Quest’ultimo più oggettivo e più onesto assegna lodi alla Radlova e a Lozinskij stesso disinteressatamente.
    Che la Radlova fosse in qualche maniera rivale inconsapevole in amore della Achmatova non deve stupire perché della Achmatova conosceva decine di conquiste “AMOROSE” , la maggior parte amanti rubati ad altre contendenti.

    La Cvetaeva in queste cose era più grandemente riservata anche se talvolta hanno avuto lo stesso amante – penso a Mandel’stam.

    Insomma la POESIA RUSSA E’ FATTA DI PASSIONI E TRADIMENTI INCONTROLLABILI, TALVOLTA SPIETATI, VI E’ ALLORA ANCHE UNA CREMLINO NELLA POESIA RUSSA DEL PASSATO NOVECENTO (e dei secoli passati) DOVE IL SANGUE ERA DI CASA – corda o pistola o pugnale o veleno! -COME LA DIFFAMAZIONE TRA GLI STESSI ATTORI.

    NON STUPIAMOCI CHE ESISTE DA SECOLI UNA CREMLINO ALTRA. PIU’ POTENTE E CHE TEME L’ALTRA ALTRIMENTI NON SI SAREBBE COSI’ SPECIALIZZATA NEI SECOLI – FINO AD ADESSO – AD UCIDERE I POETI CHE DALLA LORO PARTE HANNO SOLTANTO COME ARMA LA PAROLA… CHE SOCCOMBE SEMPRE AI CARNEFICI MA PER ESSERE PIU’ VIVA E POTENTE E… POETANTE!
    ———————————————————
    la DANIELA CHE FORSE SO CHI E’ POTEVA SCRIVERE DI PIU’.

    hO SAPUTO DA UNA FONTE AUTOREVOLE CHE GLI SLAVISTI ITALIANI – SPECIE – SE ACCADEMICI SONO TACITURNI, E LO SONO PERCHE’ NON VOLGLIONO TAGLIARSI LE GAMBE NELL’ESPRIMERSI SU QUESTA GUERRA, ALTRIMENTI SE LA SOGNERANNO LA RUSSIA! NON POTENDOCI PIU’ ANDARE A TERMINARE I LORO “STUDI” SACRI !
    —————————————————–

    • Paolo Statuti luglio 20, 2022 a 4:10 PM #

      Caro Antonio, i Tuoi commenti sono sempre puntuali e gratificanti. Vorrei che questi miei ultimi lavori fossero conosciuti dai professori prima e dagli studenti poi. Ma so che il mio è solo un pio desiderio e continuerò a essere considerato un intruso, anche se per fortuna non da tutti quelli che dovrebbero essere interessati. Grazie allora e al prossimo commento! 🙂

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