Olga Celuch (1980-2010)

21 Apr

    

Qualche anno fa ho pubblicato nel mio blog undici poesie di Olga Celuch, mia carissima amica, stroncata il 5 giugno 2010 da un male incurabile. Aveva solo 30 anni. Presto saranno trascorsi  dieci anni dalla sua scomparsa prematura e sento il bisogno di ricordarla con un più consistente numero di poesie. A tale proposito vorrei riproporre questo giudizio del poeta Antonio Sagredo: « I suoi versi sono dominati da una tensione che per nulla al mondo viene in qualche modo nascosta, e mi fa pensare a Marina Cvetaeva: potrebbe essere dunque una sua figlia che ha ereditato la schiettezza e quel furore non contenuto, che a stento trattiene i sensi più remoti: non ha della russa lo spezzettamento del verso, che assegna a istanti muti lo stimolo del continuare a far poesia con più determinazione e violenza, ma dalla sua possiede invece la delicatezza di dettare ogni suo sentimento – nervosamente dolce – a quel poco di tempo che le è assegnato; è dunque anche la consapevolezza che la fine è prossima, a far scattare l’urgenza di far vedere nel suo verso quanti più mondi possibili che la assaltano… ma lei con grazia riesce a dire quanto è necessario dettare fuori dal suo mondo. La sua vita breve, il suo presagio, noi lo leggiamo sopra e sotto ogni parola, e nulla è lasciato alla verbosità, poiché quanto più l’urgenza della scrittura la opprime, tanto più la domina con la parola tenera, ma decisamente profonda, che testimonia una presenza terrena che non si cancella».

     Olga Celuch conosceva molto bene la lingua italiana e di ogni poesia ha fornito la versione polacca e italiana. Le pubblico con qualche mio ritocco formale.

Non sono mie poesie,

ma attimi e pensieri,

emozioni e passioni

sussurrate coi sassolini

nel ruscello delle parole.

Scritte, perché non annegassero

nel mare del tempo,

perché non svaporassero

nella nebbia della vita.

(O. C.)

Liberare l’anima

Un beato sorriso

fermare-afferrare-imprigionare il tempo

un attimo di oblio

una nota della giusta musica

un soffio di erbe della terra riscaldata

il riposo su una vetta raggiunta

la raccolta delle mandorle all’alba

la terra vista dalla rossa boa

il tramonto dal finestrino del treno in fuga…

più del presente

commuovono i ricordi

liberano l’anima…

Speciale

Quanto sono diversa dagli altri?

Sono migliore dei colpevoli?

La folla è me?

Io e la folla?

Voglio essere unica!

Voglio vivere diversamente!

Non voglio sparire, ma penetrare

nel nucleo del mondo!

Nevica I

Volano i fiocchi lucenti

da un mondo migliore a uno peggiore

e io volo con loro

posando a terra il mio viso

non più di bambina.

Sogno

Sull’albero dei miei pensieri

crescono rami sempre nuovi.

A volte fiorisce,

ma per poco!

Più a lungo cadono le foglie!

Cresce l’infinità dei rami

verso l’azzurra verità!

Quando  nevica

Nevica dal cielo sulla terra

come se durasse da anni.

Non si vede l’azzurro dell’eternità –

il mondo migliore degli dei!

Non si vede il verde della fecondità –

il giardino dei peccati umani!

Tutto si fonde solennemente

in una candida poltiglia!

Dormi

Dormi…

Chiudi le azzurre finestre

della tua anima,

perché la luna non sia indiscreta,

perché non fuggano i sogni.

Dormi…

Buonanotte…

L’uomo

C’è un momento

sulla pustola di questo mondo

quando si fanno purulenti i miei pensieri

gocciolano lentamente

dal cratere impuri

scavano solchi d’incertezza

– l’uomo in sostanza

è buono?

Il nostro palazzo

Nel  palazzo del nostro mondo

si sono tarlati gli ideali,

i vermi hanno mangiato la coscienza,

le cornici dei buoni contegni

si sono coperte di ragnatele,

si sono impolverati nell’armadio

i nostri scheletri morali,

dappertutto è sporco…

Scricchiola… cigola…

Tra poco si spaccherà la trave

che regge il soffitto della tolleranza.

L’amore spirato col vento

Aspetto l’amore

scritto con un verso,

un sentimento

con una canzone cantata,

finché qualcuno non voglia mangiarmi

e portarmi in braccio alle porte del cielo,

finché la mia anima non impari a volare,

e poi tornare sicura sulla terra,

finché il mondo non si metta sottosopra,

e non cadrà il cielo che è su di noi.

Aspetterò l’amore

scaldato con lacrime di gioia,

suggellato da un eterno sorriso.

Fiocco dopo fiocco

Quieta la neve cade

ogni fiocco sono io

ogni fiocco sei tu.

Purché il gelo non diminuisca.

Purché non ci si trasformi

anzitempo

in un’ansiosa pozza di lacrime.

Plenilunio II

Ingenuamente faccio il bagno

nel chiarore della luna piena,

credendo che mi si schiariscano

le idee.

A che mi serve la tua luce

o luna,

se sulla strada della mia vita

aumentano sempre

gli angoli scuri?

Con te

Rimango immobile

tremante

distratta

con brandelli di pensieri

con parole incomprensibili.

Smarrita volo

in un denso

fruscio di emozioni,

che ho paura

di comprendere…

Farfalle di pensieri

I miei pensieri

sussurrano il tuo nome

come farfalle

si posano sulla mia spalla,

ma se giro la testa

per ammirarne la bellezza,

volano via.

Non imparerò mai

Mi affaccio alla finestra

dell’incomprensione.

Piove l’incoerenza.

Raggi d’ingenuità

mi bruciano il viso.

Credo sempre

in quell’arcobaleno

che ogni volta

sparisce, prima che riesca

a contarne tutti i colori.

Altre stelle

Ci sono cose che

non sapremo mai spiegare

come ad esempio te e me

i nostri pensieri

come palloncini

che si alzano senza imbarazzo

nel tuo salotto

aspettando

solo di essere punti.

Seduti su poltrone distanti

tra noi si stende l’oceano

del tappeto…

Mi guardi

mi parli

e io, voglio

non voglio

non posso

non mi lascerò andare.

Apro la finestra,

liberando i pensieri

che colorati volano

incontro ad altre stelle.

Il bacio

Quante volte

ti ho semplicemente baciato

sentendomi infantile.

Quante volte

avevo voglia di baciarti

veramente,

facendo danzare i miei sensi.

Quante volte

ho cercato il coraggio

sapendo che non sarei riuscita

a tirarmi indietro a metà strada

dal paradiso.

La tortura di primavera

Infierisce la primavera

sul mio corpo

si è alleata col fato

contro di me.

La calda pioggerella

della contraddizione ha bagnato

il sentiero

dove ho incontrato K.

Credo che mi risveglierò,

tornerò alla comprensibile

realtà.

Irreale diverrà l’uomo

che minimamente capisco

e sommamente desidero.

Il fuoco

Bacia…

– sussurra l’eco

quando mi fissi

coi tuoi occhi ridenti.

Tocca…

– canta il vento,

quando sei

a portata di mano.

Spoglia…

– danza il fuoco

che mi accendi dentro!

Anomalia

Non nominiamolo.

Che rimanga senza nome.

Che si sviluppi

nel caos dei nostri pensieri

spontaneamente, pian piano.

Forse sparirà

con calma senza un grido.

Non nominiamolo.

Non schediamolo.

Che non sia soggetto a regole

che hanno già deluso

e deluderanno ancora.

Che almeno solo questo

questo qualcosa

senza nome

che ci unisce

sia sottratto alle norme

con cui si determina il mondo.

Alba

Il giorno accende

le gocce di rugiada

illuminando la barca,

spegne i suoni

della natura.

E l’uomo accende …

I suoi rumori.

Solitudine II

È rimasto solo il sole

a donarmi sorrisi

solo il vento

ad accarezzarmi i capelli

il resto è musica

che mi suona dentro…

Basta poco

Ho perso tanto:

la dignità,

anche la speranza,

pensavo – anche me stessa.

Ma non ho perso

la facilità di fare

le cose più semplici,

più vere:

salutare il mare,

sorridere al sole…

Il vigile del fuoco dell’amore

Manca la vicinanza

che ironia!

Lunga tremila km. !

– Si stende come

un chewing gum

masticato

e senza più gusto

né pazienza!

Le e-mail non abbracciano…

Le lettere non accarezzano…

Gli sms non baciano…

Nella voce filtrata

da cavi e fili

dai quali defecano i piccioni,

non si vede l’occhio della sincerità…

Come vivere qui, se

l’amore accende

il fuoco, e noi

siamo troppo lontani

perché esso ci riscaldi!

L’amore accende

il bisogno

          di dare

          calore

          sicurezza.

Di dare… sì, anche

– di dare protezione…

Un attimo di silenzio

di solitudine

in tua

compagnia, quando

il tempo si ferma

il respiro rimane in gola,

non per la bramosia, ma

          per una semplice gioia, quando

tra di noi

ormai c’è soltanto

l’aria…una nostalgia accumulata

una ressa di emozioni

nella gola serrata

dalla commozione!

Il mangiatempo

Manca la vicinanza!

Manca un tenero cuore!

Soltanto ossa dure!

L’uomo è solo

– perché senza amore!

La vita dà sfogo

alla sua disperazione!

Senso poetico

Non c’è quiete

dopo la tempesta!

C’è soltanto

l’acqua schiumosa

delle emozioni…

Si poserà sulla sabbia,

si asciugherà, s’indurirà

comporrà un abbozzo

di poesia che parlerà

della tempesta!

Farò una foto:

sullo sfondo

il mare schiumoso…

Forse coglierò

la poesia dell’attimo!

Si calmerà

il respiro del mare

il flusso laverà

il riflusso spianerà…

Fino alla prossima

tempesta!

Una poesia cattiva

(Colloquio odierno tra me di ieri e me dell’altroieri)

Ho scritto queste parole

in un vortice di emozioni!

Non necessariamente buone,

ma vere!

Non troverà la bontà in sé,

chi non ammetterà le proprie

briciole di male!

“…Perché mi avete salvata?

Come sempre –

nessuno ha chiesto il mio parere!

E io

avrei preferito scomparire!

Non vivere in questo mondo!

Non ci sarebbero stati tanti problemi

e il buco nel bilancio famigliare!

Si sarebbe trovata un’altra pecora nera!

Grazie

non ringraziando! 

È come ricevere un regalo non voluto

con cui non si sa cosa fare!

Una confezione di cioccolatini

da incartare di nuovo

e regalare a un’altra persona

che forse ama

la cioccolata,

anche quella scaduta!

Non sarebbe più semplice, più sincero,

gettarla subito nel secchio?!

È la Vostra vita!

Io ci coesistevo soltanto

volendo…

non volendo…”

Cose mostruose ho riletto

dopo!

Scritte forse con l’ingrato artiglio

del diavolo in persona!

E più di tutto mi dolgono

queste parole,

perché non c’è nessuno al mondo

che venga prima dei miei genitori,

qualcuno per cui potrei

provare un amore

più grande!

Mi scuso

per i pensieri-bestemmie,

perché non sono i miei!

Sarebbe…

Impossibile!

Ti auguro ciò che è più prezioso

Ciò che è più prezioso

irraggiungibile dalla materia

non ha forma,

né peso alcuno,

se non quello grande

della bontà

che ha in sé:

      amore, non bramosia!

      Amicizia, non infatuazione!

      Sensibilità, non pietà!

      Riconciliazione, non indifferenza!

      Perdono, non oblio!

      Comprensione, non compassione!

      Scusa, non appagamento!

      Gratitudine, non ricompensa!

Sono una gradita aggiunta,

ma non i gesti

non le parole

hanno questa potenza

e certamente

neanche tutti i gioielli del mondo!

– Per carità!

Una semplice gioia

un lampo negli occhi!

La sincerità delle intenzioni

è nell’aria

scorre…

Da cuore

a cuore!

Non si può vedere

non si può toccare,

ma si sente!

O uomo

che vivi in questo mondo con me,

voglio che ciò riguardi anche Te

ti auguro

ogni

bene!

La parola è magica

Parole infinite

spazi

di significati

per divertimento

      ammirazione

      rispetto

      modellazione

nelle svariate

sfumature!

Esprimono

nuove riflessioni

vecchi successi

pensieri inquieti

sentimenti

emozioni

che si stringono

nel cuore di un uomo sensibile

ali aperte palpitanti

pronte al volo

farfalle colorate

si stringono

in un vaso di vetro!

Le libera

la parola

dà senso e memoria,

anche vita

eterna,

se scelta

accuratamente

la parola

è magica

ogni parola

le parole…

La poesia della vita

Non sono

non mi sento

poetessa!

Sono distante anche

dai piccoli

poetastri!

Ho una missione:

svolgo una lotta col tempo

che rosicchia

col suo sporco dente

le mura della fortezza

della memoria umana!

La parola la difende

a spada tratta

proteggendo i suoi tesori

con maggiore efficacia

se scritta!

i fatti li racconterà la prosa,

ma le emozioni…

Il dolore e la gioia,

le lacrime e i sorrisi.

I sapori e gli odori,

la metafisicità,

la fugacità degli attimi,

soltanto la poesia

può esprimerli!

E allora siedo,

sto sdraiata o in piedi

e scrivo, scrivo…

verso dopo verso…

creando una barriera

contro la folle

valanga del tempo

che travolge tutto

ciò che trova non scritto

sulla sua strada!

E corre!

E vola!

Sempre più veloce!

Dove corre?

Dove corre?

Nel fondo!

Nel fondo!

Ecco tutta la verità!

Poesia della vita!

La cassetta della vita

La vita…

Non è bella

nè meravigliosa

ci sono solo attimi

momenti come

fragole in una cassetta

      scelta da noi

      tra quelle offerte

      al mercato della sorte!

Dove i frutti scelti

sembrerebbero

belli, succosi,

ma sotto

in ogni cassetta

si nascondono marce sorprese

andate a male

le butto via,

le dimentico!

Da anni mi nutro

di un paio di frutti

succosi!

Li gusto…

Li mastico…

Li vivo…

Aspettando

una nuova fornitura

di dolci attimi!

(C) by Olga Celuch

10 Risposte to “Olga Celuch (1980-2010)”

  1. Lucio Tosi aprile 21, 2020 a 2:24 pm #

    Le poesie intrecciate con la natura non possono che essere sussurrate. Lei, la natura, grande, noi piccoli come semi. Un bambino scopre e si interroga sull’io… Ma è l’intrecciarsi con la natura, ciò che la rende attuale, per noi: dopo questa pandemia, saranno tanti i poeti a riprendere il tema della natura. Quindi dell’amore. Aspettiamoci il peggio dei buoni sentimenti!
    Vi è anche, in Olga Celuch, l’ardente desiderio di partecipare all’attimo, che pare le sfugga continuamente, o comunque che lei sente a distanza, ponendosi così sul piano desiderante, elegiaco: “Forse coglierò / la poesia dell’attimo!”. Peccato davvero, che non abbia fatto in tempo. Grazie, Paolo Statuti, per questa buona lettura.

  2. facasus aprile 22, 2020 a 12:05 pm #

    Si avverte in queste poesie un dialogo continuo con le energie paniche, un intreccio di suoni e versi per catturare sul foglio l’emozione degli spazi aperti. Versi limpidi di forza immediata che scuotono l’animo con le metamorfosi degli elementi. Il trionfo della natura e della poesia che non ha potuto arrestare la deriva tragica della sua vita. Ma la testimonianza che leggiamo nella sua poesia trattiene la sua espressività e la pone come médium nel dialogo con la natura.
    Una meravigliosa lettura che ci concilia con le dimensioni della realtà che tanto ci appare alterata in questi momenti di quarantena.
    Grazie Paolo per la proposta
    Un caro saluto

    • Paolo Statuti aprile 22, 2020 a 1:16 pm #

      Sì Francesco, la Poesia che si sposa con la Natura, la poesia: “Vuoi aspra, vuoi dolce, vuoi lieta o disperata, ma sempre ardente, e mai famelica, mai spietata”, come ho scritto nella mia poesia “Esortazione” 🙂

  3. antonio sagredo aprile 22, 2020 a 6:04 pm #

    Avevo già scritto – qualche anno fa – qualcosa su questa poetessa polacca, che per diritto entra nelle “schiere delle leggende giovani”… così Pasternàk dicendo di Majakovskij nei suoi versi de “In morte del poeta”.
    E come potrebbe essere altrimenti: entrare in quelle schiere fa pensare a Dante quando recita di angeli… non ricordavo più il volto “angelico” di Olga che campeggia più sopra e tu non te ne puoi facilmente staccare… come quello del 26 -enne Esenin e tant’altr…
    Olga Celuch è poetessa delle superfici levigate con e dall’anima, come se non avesse mani per operare, ma soltanto ali leggere…
    è scrittura di un’anima che non sa la sua propria lievezza, la sua poesia non è spigolosa e graffiante come quella di Marina Cvetaeva alla quale ci ha da tantissimi decenni fermati a riflettere, perché anche queats adietro il graffio celava una grandissima tenerezza… ma quale scrittura lieve Olga possiede al contrario, senza strappi, eppure quando scava non è poi così ingenua perché della “parola magica” conosce i segreti per conoscere della vita qualsiasi aspetto. Nei versi di “Ti auguro ciò che è più prezioso” si è davanti al trionfo della distinzione: è un pulirsi dentro e fuori consapevole come lo era della brevità della vita stessa, ma quale grandezza nel cogliere ogni impercettibile frutto dall’albero della conoscenza, e sia del bene e del male! Al poeta non si risparmia nulla!
    La sua parola con l’appressamento al suo morire si fa rarefatta, realizzando un vero stillicidio come in “La parola è magica” : parole più sostanziali che cadono una dopo l’altra non lasciando sulla terra alcun residuo: purezza assoluta!
    E me la immagino nei suoi ultimi istanti mano nella mano di Emily Dickinson entrare nel suo giardino traversando il cancelletto e accolta a mani aperte da altre giovani vite così che questa “casa” possa riempirsi di giovani voci che tra loro discutono… ma che dire altro?
    Non bisogna provare dolore… noi sappiamo che se la Poesia ci accoglie vuol dire che di noi si accetta tutto il male e tutto il bene che ci portiamo dal “terrestre” e che ai poeti che già da millenni abitano questa casa tocca accogliere anche i demoni, ma nel caso di Olga come di tante sue sorelle possiamo soltanto raccogliere versi pieni di rugiada come quella che tra le erbe luccicano.

    a. s.

    • Paolo Statuti aprile 22, 2020 a 7:08 pm #

      Caro Amico, grazie anche a nome di Olga per questo Tuo poetico commento. Anche io “me la immagino nei suoi ultimi istanti mano nella mano di Emily Dickinson, e aggiungerei anche in quella di Halina Poświatowska, scomparsa a 32 anni, (v. nel mio blog) entrare nel loro giardino traversando il cancelletto e accolta a mani aperte da altre giovani vite, così che questa “casa” possa riempirsi di giovani voci che tra loro discutono…”

  4. antonio sagredo aprile 23, 2020 a 10:31 am #

    E’ vero, ce lo avevo in mente il nome di Halina e non so perché mi è sfuggito, infatti immaginavo la scena così: Emily al centro e ai lati Olga e Halina e sulla soglia la Marina col suo sorriso accattivante e con le braccia alzate al cielo, giubilante quasi che sapeva dell’arrivo delle giovani polacche, e dietro di lei in penombra una piccola folla di poetesse ad applaudire le nuove venute, tra cui spiccano Eunice, Helle Busacca, Maria Rosaria Madonna… e dietro di loro i Santi Irregolari (suicidi e omicidi) da Villon in poi… insomma purtroppo questa dimora dei poeti ha centinaia di camere ancora vuote, ma già approntate…. è una scena che un pittore potrebbe dipingere…
    Non mi sono attardato all’analisi delle strutture fonetiche ritmiche (stillicidio) e sui contenuti che ne attenuano le cadenze e le cadute, e i fonemi che devono essere cantati scandendo vocali e consonanti come fossero stille, e non lacrime! – in qualche maniera avevo già scritto; volevo scrivere un necroloìgio e un epitaffio poetici allo stesso tempo, volevo che questa dimora fosse chiara anche ai nemici della poesia…
    e poi sulla tua resa traduttiva nulla da obiettare p’erchè sonon riconosciute le Tue doti.

    a. s.

    • Paolo Statuti aprile 23, 2020 a 11:28 am #

      Giusta e interessante appendice al Tuo commento di ieri e buon suggerimento per un quadro o anche per una pièce.

  5. Bruno Bedoni aprile 28, 2020 a 8:04 am #

    Buongiorno, spesso, molto spesso le Poesie che Lei ci propone sono difficili. Non è il caso di questa Poetessa. Grande, veramente grande. I blog come il suo mi sono di molta compagnia, perciò ringrazio. Con simpatia. – bruno – da Firenze.

    Il giorno mar 21 apr 2020 alle ore 13:33 Un’anima e tre ali – Il blog di

    • Paolo Statuti aprile 28, 2020 a 8:16 am #

      Grazie per questa sua dichiarazione di simpatia che risponde alla mia domanda: perché scrivi, perché traduci? E’ davvero un piacere ricevere commenti come il suo. Olga certamente le sta sorridendo!

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