A. Pushkin: La lettera di Tat’jana

7 Ago

Vi scrivo, che altro fare?

Questo è ciò che mi detta il cuore.

Sì, lo so, voi penserete

Che io ho perso il mio pudore.

Ma se per la mia triste sorte

Un po’ di pietà voi avrete,

Forse non mi ignorerete.

Dapprima volevo tacere,

Credetemi: il mio disonore

Non avreste mai conosciuto,

Se la speranza avessi avuto

Di vedervi almeno un’ora,

Di sentire la vostra voce

In questa nostra dimora,

E poi sognare soltanto

Giorno e notte, notte e giorno

Il vostro prossimo ritorno.

Ma voi siete un solitario,

La campagna per voi è tediosa

E per noi gente semplice

La vostra visita è preziosa.

      Perché siete apparso tra noi?

Nel nostro sperduto villaggio,

Di questa mia sofferenza

Ora non sarei un ostaggio.

Col tempo, quietato (chissà?)

Il mio ingenuo tumulto

Un buon amico avrei trovato,

Sarei stata fedele sposa

E anche madre premurosa.

Soltanto a te darò il mio cuore!

No!.. Un altro non avrò mai.

E’ un verdetto sceso dal cielo,

Lo so, soltanto tu mi avrai.

Tutta la mia vita annunciava

Questo incontro e lo preparava,

Mi sei stato mandato da Dio,

Fino alla tomba custode mio…

Tu nei sogni mi apparivi,

Il tuo sguardo avvertivo

Da sempre nell’anima mia,

La tua voce io sentivo.

Da tanto… no, un sogno non era!

Sei entrato e subito ho saputo,

Sbigottita, infiammata,

Che eri tu il mio benvenuto!

Non è così? Tu mi parlavi

Quando i poveri aiutavo,

Quando pregando placavo

L’angoscia dell’anima inquieta…

Non eri tu che in quel momento,

O dolce visione, sei apparso

Per lenire il mio tormento?

Tu che parole di speranza

Mi sussurravi con amore?

Chi sei tu? L’angelo custode

O il perfido tentatore:

Oh, i miei dubbi risolvi.

Forse tutto è una fantasia,

Un inganno dell’anima mia!

E ad altro sono destinata…

Sarà quel che essere dovrà!

La mia sorte ti ho affidata,

Davanti a te il mio pianto verso,

La tua protezione imploro…

Pensa: io qui sono sola,

Nessuno legge nel mio cuore,

La ragione sto perdendo

E in silenzio sto morendo.

Io ti aspetto: con un tuo sguardo

Di’ che non è un’illusione

O interrompi il sogno penoso,

Ahimè degno di riprovazione!

Termino! Rileggere non oso,

Provo vergogna e timore…

Ma senza esitare e sperando

Io mi affido al vostro onore…

(Versione di Paolo Statuti)

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