Plutarco

19 Set

 

Plutarco

 

Da Plutarco: La serenità interiore

 

Sopportazione…

Non mostrare segno di collera, sii impassibile e affettuoso. L’esistenza intesa come missione e dovere verso se stessi e gli altri…bontà e amore del prossimo.

Chi ha una natura gretta non vede tra uomo e uomo nessun legame che non sia quello dell’utilità…la benevolenza e la generosità si estendono fino agli animali.

Abituarci a essere dolci e clementi con gli altri, se non altro per esercitarci all’amore verso il prossimo.

Dovere di ogni uomo è quello di cercare di somigliare a Dio, di adeguarsi alla sua bontà, di nutrire sentimenti di gratitudine e di gioia.

Rassegnazione e conforto…

Osserva difetti e vizi con comprensione e bonarietà, suggerendo il metodo per liberarsene con la forza della ragione.

Conoscenza di sé e dei propri vizi e difetti, delle proprie passioni.

La principale e più grave delle malattie dell’anima è la mancata conoscenza di esse…il primo passo per liberarsi da una malattia è rendersi conto della sua presenza, il che porta chi ne è affetto all’uso dei rimedi opportuni; chi invece non sospetta nemmeno di essere malato, non sa di che cosa ha bisogno e anche se ha a portata di mano il rimedio, lo rifiuta.

La ragione, attraverso l’esercizio, fa nascere nell’uomo l’abito mentale che lo porta alla scelta del bene (operare le scelte).

La saggezza è la conoscenza di ciò che è bene e di ciò che è male.

Le passioni non devono essere eliminate, ma disciplinate, orientate verso il bene.

Nell’anima la moralità nasce quando la ragione introduce moderazione e giusta misura nelle facoltà e nei moti personali.

Terapia: meditazione ed esercizi spirituali quotidiani, pratica quotidiana dell’esame di coscienza, dialogo con se stessi e con gli altri, lettura. Distinguere fra ciò che dipende da noi e ciò che non dipende da noi, tra la libera scelta e la natura.

Serenità interiore

Solo una mente allenata e abituata a controllare e dominare le passioni può consentire all’uomo di raggiungere la serenità.

Conoscere noi stessi e le nostre inclinazioni naturali, per evitare di metterci in situazioni angoscianti e per prevenire il manifestarsi delle passioni, e per la corretta valutazione degli eventi. Molti di questi, infatti, ci appaiono insopportabili solo per il nostro errato modo di pensare: dobbiamo imparare ad accettare tutto ciò che ci accade e sforzarci di metterne in luce i possibili lati positivi, guardando sempre a quel che di buono, comunque ci resta. Ci sono beni che niente e nessuno potrà mai strapparci e sono quelli morali e spirituali.

Liberarci dai timori ingiustificati e dai desideri insoddisfatti.

Le buone azioni non mancano di lasciare dentro l’anima della persona assennata un ripensamento piacevole e fresco, a cui si abbevera e da cui fiorisce quello stato di gioia che induce a disprezzare quelli che deplorano e insultano la vita, considerandola una terra di mali o un luogo d’esilio assegnato quaggiù alle loro anime. La vita è una festa meravigliosa: con la nascita siamo iniziati dalla divinità alla contemplazione delle meraviglie del creato, ed è stolto profanare tutto con insensati lamenti e continui mugugni. La vita dev’essere vissuta con sentimenti di gioia e di riconoscente omaggio alla bontà di Dio.

Guidare l’uomo al conseguimento di un perfetto equilibrio con se stesso, con il cosmo e con gli altri uomini.

Gli uomini non si procurano la felicità né con le doti fisiche né con la ricchezza, ma con la rettitudine e l’intelligenza.

Preoccuparsi, prima che le passioni si manifestino, di tutti quei ragionamenti che aiutano a vincerle.

Tralasciare le azioni buone turba e contrista non meno che compiere quelle cattive.

Platone paragonò la vita a una partita a dadi. Gettare i dadi non è in nostro potere, ma accogliere senza recriminazioni ciò che la sorte ci assegna e dare a ogni evento un posto in cui ciò che è propizio possa giovarci di più, e ciò che è contrario alle nostre aspettative, se capita, danneggiarci di meno – questo è affar nostro. Le persone assennate riescono spesso a trarre convenienza e utilità dalle circostanze più sfavorevoli.

Raddrizzare le persone non è compito tuo e non è impresa facile, ma mostrandoti con loro il più dolce e misurato possibile, proverai più gioia per il tuo comportamento, che dolore per gli atteggiamenti spiacevoli e la malvagità degli altri…non ti riempirai più delle cattiverie altrui.

E’ irragionevole lasciarsi prendere da irritazione e cattivo umore, per il fatto che quelli che hanno a che fare con noi non sono tutte persone educate e amabili.

Per raggiungere la serenità interiore è bene non trascurare quello che di favorevole e di buono c’è per noi negli avvenimenti che capitano contro la nostra volontà, ma oscurare il peggio bilanciandolo con il meglio.

Considera i beni in tuo possesso. Dobbiamo essere riconoscenti per il fatto che viviamo, godiamo buona salute, vediamo la luce del sole, possiamo parlare e agire…

Ricaveremo maggiore serenità dai beni che abbiamo se immagineremo che non ci siano più, e come è doloroso perderli quando si sono avuti. Dobbiamo servircene per trarne piacere e godimento, in modo da sopportarne più dolcemente anche l’eventuale perdita.

Valutare anzitutto se stessi e la propria condizione o volgere la nostra attenzione su chi sta peggio di noi. Quando guardi con grande ammirazione e reputi superiore a te chi viaggia in lettiga, posa lo sguardo sui portatori. Splendida è la nostra condizione e invidiabile la nostra vita: non siamo né mendicanti, né facchini, né servili adulatori!

Euripide:

Ti invidio, vecchio:

invidio tra gli uomini chi sicura

trascorre la vita, ignoto e senza gloria.

Mettere in evidenza nell’anima gli eventi luminosi e splendenti, nascondendo e soffocando quelli cupi, visto che cancellarli e liberarsene del tutto non è possibile.

Euripide:

Beni e mali non possono stare disgiunti,

ma esiste una loro mescolanza, che va a buon fine.

Avvolgendo gli eventi più sfavorevoli con quelli positivi, dobbiamo fare della nostra vita una mescolanza armoniosa a noi conveniente.

Menandro:

Nulla di grave ti è successo, se non lo immagini tale.

Non si deve umiliare la nostra natura, come se non avesse nulla di forte  e di superiore alla Fortuna; al contrario, coscienti del fatto che ciò che è corruttibile e caduco non è che una piccola parte dell’uomo, esposta ai colpi della sorte, ma che siamo noi i padroni della parte migliore di noi stessi, quella in cui risiedono i beni più grandi, e cioè le opinioni giuste, i ragionamenti che sfociano nella virtù, dobbiamo mostrarci imperturbabili e coraggiosi di fronte al futuro.

L’anima che si esercita a porsi di fronte l’immagine della malattia, del dolore, e che grazie al ragionamento si fa forza di fronte ai mali, troverà che c’è molto di falso, di vuoto in quelle

situazioni che passano per angosciose e terribili.

 

E’ possibile finché si è in vita dire: Questo non lo farò! Non mentirò, non sarò sleale, non ruberò. Questa possibilità noi l’abbiamo e costituisce non un piccolo, ma un grande aiuto per raggiungere la serenità interiore.

Sopportare senza recriminazioni il presente, ricordare con riconoscenza il passato e avanzare verso il futuro senza timore e sospetto, con lieta e luminosa speranza.

Una Risposta a “Plutarco”

  1. natipervivereblog settembre 23, 2018 a 4:38 PM #

    Una lezione di vita

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