Jarosław Marek Rymkiewicz (1935)

25 Giu

 

Via Mandel’stam

Ma dov’è questa via Non c’è questa via

Vanno sulla neve i lavoratori dello zar

 

Ma dov’è questa via Lo sappiamo noi tre

Là dove le ossa sono sottoterra come anelli nell’albero

 

Là dove negli anelli scorre il sangue Non importa di chi

Come in Schubert canta un lungo collo bianco

 

Là dove dalle ossa spuntano verdi rami

Dall’eternità ci separa solo uno stretto marciapiede

 

Là dove egli cammina cibando cardellini e merli

Come in Schubert nei canti i lunghi bianchi capelli

 

Come il lungo collo bianco vaso del nostro sangue

Come il sangue a neri fiotti dalla bocca e dagli orecchi

 

Là dove con Dio a braccetto ogni giorno egli passeggia

Nel suo giaccone logoro e scucito

 

Lo segue un enkavudista (1) ubriaco fradicio

Mentre Dio e Schubert suonano con due pianoforti

 

1981

 

(1) Appartenente al famigerato NKVD russo – Commissariato del Popolo per gli Affari Interni,   vera e propria “fabbrica di morte”.

 

(Versione di Paolo Statuti)

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2 Risposte a “Jarosław Marek Rymkiewicz (1935)”

  1. antonio sagredo giugno 29, 2018 a 3:53 PM #

    rispondo alla poesia di Rymkiewicz coi9 dei mie versi sullo stesso tema:

    ——————————————————————————–

    Sull’insegna luminosa d’ una bettola c’era scritto:
    Contrada Mandel’štam

    27 dicembre 1938

    Recitavi da tetrarca a Vladivostok…
    davanti ai falò Laura danzava sul secolo XX°
    ti offriva veleno per farla finita col verso classico
    ti donava una carriola di zucchero e cavoli.

    Indossava per fame i rifiuti di una pelliccia piumata,
    ma restava il principe dei Barboni questo usignolo – non lupo!
    La scopolamina, al poeta, per farlo cantare!
    Petrarca, il suo duca, gli offriva un passaggio svitato.

    A nord-est, gridava, c’è un esotico sogno – a fumetti!
    Ma il barbuto spauracchio recitava sonetti.
    Fu gettato svestito senza la corteccia d’un cencio,
    festeggiò il Natale con Mozart in una fossa comune.

    Ma Laura s’invaghì dei suoi capelli nostalgici
    che ricordavano una gravida Tauride veneziana,
    come se il suo collo, per uno spostamento degli occhi,
    la sua testa di cammello piegasse anche il tiranno.

    Sul fondo d’una fossa luminosa c’era scritto:
    Contrada Mandel’štam!

    antonio sagredo

    Vermicino, 4 gennaio 2005

  2. Paolo Statuti giugno 29, 2018 a 4:12 PM #

    Grazie Antonio, una risposta bella e congeniale!

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