Jarosław Iwaszkiewicz (1894-1980)

23 Giu

 

Johannes Brahms

 

Il valzer di Brahms

Il valzer di Brahms in La bemolle maggiore

è il leitmotiv della mia vita.

Lo sonavo a lei che doveva tornare e non tornò.

Lo sonavo a lei per la quale ero cattivo.

Lo sonavo a te – allora, quando una volta per sempre

mi stesi ai tuoi piedi, come infinito calpestato.

Lo suono ogni volta che nell’esecuzione aureoalata

mi sfiori con un sorriso fugace, che per te è

come il riflesso di nuvole sull’acqua.

E per me è la gioia più profonda.

E lo suono quando so che sei da me lontana

col pensiero, quando sei altrove allegra e ami altri

felice, fugace come al solito…

E proprio allora esso risuona nel modo più delicato.

 

(Versione di Paolo Statuti)

 

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8 Risposte a “Jarosław Iwaszkiewicz (1894-1980)”

  1. Francesco Casuscelli giugno 23, 2018 a 9:58 am #

    l’amore che si manifesta nella musica usata come mezzo di alienazione, come mezzo per uscire da se stessi ed essere vicini all’amata. Una bella poesia che accomuna la bellezza per la poesia alla bellezza della musica, in una fusione magica tra due arti sublime. Caro Paolo un modo molto originale di festeggiare il giorno della musica appena trascorso.

    Un abbraccio

    Francesco

    • Paolo Statuti giugno 23, 2018 a 3:10 PM #

      Caro Francesco, grazie per il tuo commento, come sempre prezioso e gradito! :),

  2. antonio sagredo giugno 23, 2018 a 3:28 PM #

    A. M. Ripellino : Corso su O. Mandel’stam del 1972/73, pag. 90, traggo questo suo commento;

    ” D’altra parte sia la cultura di Pasternàk che quella di Mandel’štam erano fortemente musicali. Pasternàk ha scritto delle poesie su Chopin, su Bach, su Brahms, su Skrjabin che fu suo maestro, e sarebbe curioso confrontare la musicalità necessaria a Mandel’štam e la musicalità studiata, forse, di Pasternàk, il quale veniva da una preparazione tecnica musicale; era un pianista di primo ordine e lasciò questo lavoro perché non era soddisfatto e scelse la poesia .

    Tutte le poesie di Mandel’štam su Schubert si potrebbero mettere a confronto con quelle di Pasternàk. Su Chopin ce n’è una bellissima che dice:

    Tuona Chopin, precipitando dalla finestra,
    e sotto il suo effetto, guardando le stelle,
    parla il secolo passato…

    In Pasternàk c’è un tentativo di trascrizione verbale della musica.
    In Mandel’štam c’è un tentativo, invece, di resa dell’atmosfera di quella musica.

    Mentre Pasternàk, da tecnico della musica, lavora addirittura trascrivendo la fuga musicale e costruendo le sue poesie come dei pezzi musicali. Mandel’štam non fa questo. Mandel’štam soltanto evoca, suggerisce col tessuto delle parole l’ordito della musica, e soprattutto l’atmosfera, il clima della musica. ”

    —————————— ———————————————————-
    (mia nota 212 pag. 90 al Corso di A. M. Ripellino del 1972/73 su Mandel’stam)

    “Pasternàk dopo il pianoforte abbandonò anche la filosofia. Aveva studiato a Marburgo. Il suo professore fu il filosofo neo-kantiano Hermann Cohen. — Ricordiamo, qui, che Pasternàk e Mandel’štam sono assai lontani da come intende la musica Majakovskij; per questi non può che coincidere col r-umorismo futurista, un rumorismo doloroso se pensiamo, p.e., ai versi di o a quelli di >Viola, e un po’ nervosamente >. Ora, dunque, il mio pensiero è che Majakovskij, da questo punto di vista, sia estremamente più moderno dei due poeti. Sul rumorismo futurista russo e italiano vedi nota 242 p. 112. ////// Dal Corso (di A. M. R.) del 1972-73 (p.164) su Pasternàk: “Nel 1863, durante la rivolta polacca, i russi per rappresaglia incendiarono e distrussero il palazzo di A. Zamoyski, in una strada del centro, gettando da una finestra, con le altre suppellettili, il pianoforte di Chopin (quello che Chopin aveva suonato finché era in Polonia, in casa dei suoi). Nel poema di Norwid, che trae spunto da questa vicenda, il pianoforte assurge a simbolo non solo dell’arte chopiniana, ma di tutta la storia polacca”. Dallo stesso Corso (nota 332, p. 164) riporto questa poesia Il pianoforte di Chopin nella traduzione di Paolo Statuti: “Guarda – da vicoli a vicoli / I cavalli caucasici irrompono, / Come rondini dinanzi alla procella , / Sferzando davanti ai reggimenti, /A cento – a cento –/Un palazzo brucia, a tratti il fuoco vacilla, / Di nuovo avvampa – e là, sotto il muro, / Vedo fronti di vedove in lutto / Colpite dal calcio dei fucili ; /E ancora vedo – pur se il fumo mi acceca, / Dalle colonne della loggia, / Un mobile – parvenza di bara, / Emerge – e piomba – piomba – il T u o P i a n o f o r t e!”. E Ripellino traduce una poesia di Vladimir Holan (la VII della raccolta “Soldati rossi” in : Una notte con Amleto, Einaudi 1966, pgg.28-29) dove questi cita espressamente la poesia di Norwid, Il pianoforte di Chopin (Fortepian Szopena).Vale la pena di leggere questa poesia..:
    In riferimento a questo evento questo il criterio che sempre ha difeso nella sua lunga vita il grande filosofo ateista polacco Andrzej Nowicki (1919-2011): “Lezione della storia della libertà quella che impartì la Polonia alla Russia, che rispondeva con l’ottusa oppressione zarista: fissazione tragica che continuò con lo stalinismo. Ma non dimentichiamo che la Polonia assoggettò territori della Russia. Ma al di sopra di queste miserie si elevano i grandi nomi di Russia e di Polonia che hanno contribuito, con un interscambio fecondo, ad elevare la cultura di entrambi i paesi”, così il senso del messaggio in una e-mail che Nowicki mi inviò (a A. Sagredo) nel 2010. “

  3. antonio sagredo giugno 23, 2018 a 3:38 PM #

    Jarosław Iwaszkiewicz, sopravvissuto ai due poeti russi, Mandel’stam e Pasternak, e che fu amico del filosofo-poeta ateista A. Nowicki, ben tratteggia la sua commozione nell’ascoltare i l suono in La bemolle maggiore di Brahms. Che dire, se non un intimo filo rosso lega i quattro poeti: Nowicki amò intensamente i due poeti russi e questo è testimoniato dalle decine di messaggi e alcune lettere che mi inviò, e parlandomi con dolcezza del suo connazionale ricordò alcuni momenti della sua vita trascorsi insieme.
    Questo io riporto per ancora e sempre testimoniare che al di sopra delle miserie umane, come mi scrisse Nowicki, vi sono i Poeti che ogni istante ricompongono gli strappi e le lacerazioni che una umanità violenta produce.

    A. S.

    • Paolo Statuti giugno 23, 2018 a 4:01 PM #

      Caro Antonio, ben vengano i commenti come questo che scaturiscono da una profonda conoscenza delle lettere slave e attingono alle inesauribili fonti dei nostri Maestri! 🙂

  4. ANNA VENTURA agosto 4, 2018 a 5:17 PM #

    BISOGNA AVER MOTO AMATO-E MOLTO SOFFERTO-PER POTER CAPIRE LA TRAGEDIA DI BRAHMS; IL POETA MODERNO CHE RIESCE AD EVOCARLO DEVE CONOSCERE IL BENE E IL MALE CHE DERIVANO DAL GENIO E DALLE ISTANZE DELLO SPIRITO E DELLA CARNE ,NEL DIFFICILE RAPPORTO CON QUALUNQUE SOCIETA’ ORGANIZZATA.

    • Paolo Statuti agosto 4, 2018 a 5:55 PM #

      Grazie Anna, ogni volta che leggo un tuo commento nel mio blog sono felice e fiero di avertelo ispirato.

  5. paolarenzetti settembre 11, 2018 a 1:01 PM #

    Grazie per le fonti poetiche presentate.

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