Ludwig van Beethoven ha il suo “Orfeo ed Euridice”?

12 Ott

 

 

Orfeo negli Inferi

 

 

E’ noto che il mito di Orfeo ed Euridice, immortalato da Virgilio nelle Georgiche e da Ovidio nel capitolo X delle Metamorfosi, ispirò molti poeti e musicisti. Soprattutto Ovidio ha fornito ad esempio il tema per le seguenti opere: l’Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck (1714-1787), rappresentata per la prima volta a Vienna il 5 ottobre 1762; le 12 sinfonie secondo le Metamorfosi di Ovidio, del compositore e violinista austriaco Karl Dittersdorf (1739-1799), composte nel 1785 circa; L’anima del filosofo, ossia Orfeo ed Euridice, dramma in musica in 4 (o 5) atti, composto da Joseph Haydn (1732-1809) nel 1791 e mai messo in scena. La prima rappresentazione ebbe luogo il 9 giugno 1951 al Teatro della Pergola di Firenze con Maria Callas, Boris Christov, diretta da Erich Kleiber; le Six Metamorphoses after Ovid, musicate da Benjamin Britten (1913-1976) nel 1951.

Tra questi compositori credo di poter annoverare anche Ludwig van Beethoven (1770-1827). Ciò che mi induce a farlo è il suo Concerto per pianoforte e orchestra n. 4, op. 58, composto tra il 1805 e il 1806, detto Concerto dell’allodola, con riferimento soprattutto al primo tempo Allegro moderato. Da sempre la voce cristallina di questo uccello ispira poeti, scrittori e musicisti. Shakespeare la chiamò “messaggera dell’alba”, sapendo che canta al sorgere del sole, e a lei è dedicato uno dei passi più emozionanti di Romeo e Giulietta. Charles Baudelaire invidiava all’allodola la capacità di ”spiccare il volo al mattino verso i cieli, di planare sulla vita e comprendere senza sforzo il linguaggio dei fiori e delle cose mute.”

Ma torniamo al concerto n. 4. Il secondo tempo Andante con moto è una delle composizioni più drammatiche di tutta la letteratura da concerto. La sua tensione emozionale è talmente forte e suggestiva, che involontariamente suggerisce digressioni figurative. Il poeta contemporaneo di Beethoven H. Clasing adattò a questa musica la sua poesia A Psiche (mi sarebbe piaciuto tradurla, ma purtroppo non sono riuscito a trovare né il poeta né la poesia). La tradizione vuole che Beethoven abbia composto l’Andante ispirato da un quadro che rappresentava Orfeo implorante Plutone e Persefone, sovrani degli Inferi. Quindi è solo una supposizione. Ma secondo me, con questo drammatico dialogo, condotto come un recitativo tra l’impietoso unisono degli archi e il canto supplichevole del pianoforte, dialogo che suscita una così profonda impressione, Beethoven ha voluto, senza ombra di dubbio, esprimere l’accorata supplica di Orfeo.

Quando compose questo concerto Beethoven aveva 35 anni e certamente aveva assistito a una rappresentazione dell’Orfeo ed Euridice di Gluck, restandone profondamente colpito. Inoltre conosceva bene le opere di Ovidio, comprese le Metamorfosi.

   Riporto qui il frammento della preghiera di Orfeo ai sovrani degli Inferi, , tratto dal cap. X delle Metamorfosi, nella versione di G. Paduano:

 

…”Dei del mondo sotterraneo, nel quale

cadiamo noi tutti che siamo nati mortali,

se mi è lecito, se permettete che io, lasciando

i meandri del falso, dica la verità, non sono venuto

qui per vedere il Tartaro buio, o incatenare il triplo collo

del mostro meduseo che ha per vello i serpenti;

causa del mio viaggio è la mia sposa, su cui una vipera

calpestata ha diffuso il suo veleno e ne ha troncato la

vita ancora crescente.

Avrei voluto essere in grado di sopportare e, non

negherò, l’ho tentato,

ma Amore ha vinto! E’ un dio ben noto alla luce del sole;

che lo sia anche qui, ne dubito, ma lo credo;

se non è falsa la fama dell’antico ratto,

anche voi Amore ha unito: per questi luoghi orribili,

per questo enorme Caos e i silenzi del vasto regno, vi prego,

ritessete il destino precipitoso della mia Euridice!

Tutti vi siamo dovuti e, dopo un breve indugio,

presto o tardi tutti ci affrettiamo alla stessa sede.

Qui tutti siamo diretti, questa è la casa ultima:

voi tenete il più lungo dominio sul genere umano.

Anche lei, quando avrà compiuto un giusto numero d’anni,

vi sarà sottoposta: vi chiedo di darmela in prestito e non in dono.

Se i fati mi negano la grazia per la mia sposa,

ho deciso di non tornare: godete la morte di entrambi!”

 

  Nel secondo Atto, scena prima, dell’Orfeo ed Euridice di Gluck, Orfeo, accompagnandosi con la sua lira, si appella alle entità abitatrici degli Inferi, chiedendo loro di restituirgli Euridice. Egli viene prima interrotto da orrende grida di “No!” da parte loro, ma poi gradualmente intenerite dalla dolcezza del suo canto, esse gli dischiudono i neri cardini delle porte dell’Ade. Tutto questo si sente nell’Andante con moto. Per concludere faccio un’ipotesi forse azzardata, che cioè l’intero Concerto n. 4 sia dedicato ad Orfeo ed Euridice, con il primo tempo Allegro moderato che potrebbe rappresentare la storia di Orfeo, fino alla morte di Euridice, mentre nel terzo tempo Rondò (Vivace) si potrebbe immaginare la scena che si svolge nei Campi Elisi, in cui Orfeo, estasiato dalla bellezza del luogo, attende l’arrivo di Euridice.

Molti grandi pianisti hanno interpretato questo concerto. Difficile fare una scelta, posso soltanto segnalare alcuni di loro che hanno particolarmente deliziato il mio orecchio: Clara Haskil, Claudio Arrau, Maurizio Pollini, Mitsuko Uchida, Arthur Rubinstein, Emil Gilels, Daniel Barenboin. Come sapete tutte queste esecuzioni sono facilmente reperibili in YouTube.

 

 

 

(C) by Paolo Statuti

2 Risposte a “Ludwig van Beethoven ha il suo “Orfeo ed Euridice”?”

  1. Francesco novembre 1, 2017 a 6:07 PM #

    Ho seguito il tuo invito all’ascolto del concerto di Beethoven lasciandmi trasportare dall’andamento dei suoni, vere voci di dialoghi intensi e armoniosi. Ho scelto la magnifica versione del maestro Barenboim, con crescente gaudio in spirito e d’immagini sonore

    Buona serata

    • Paolo Statuti novembre 5, 2017 a 5:04 PM #

      Felice di averti procurato questi momenti di gioia spirituale! Sono tornato oggi da Varsavia e ho appena letto il tuo commento. Grazie.

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