Paolo Statuti: Poesie di un diciottenne

1 Ott

 

Paolo Statuti a 18 anni

                          Paolo Statuti a 18 anni

 

Tra le mie vecchie carte ingiallite ho ritrovato alcune poesie scritte quando avevo 18 anni. Con una certa emozione ho deciso di pubblicarle, non perché abbiano un particolare valore letterario, ma per soddisfare l’eventuale curiosità di qualche mio lettore/lettrice che voglia conoscere meglio il mio animo “a ritroso”, quando ero combattuto tra dubbi e speranze e avevo più di un problema esistenziale, poi felicemente risolto nel corso degli anni dalla mia “buona stella”, che mi ha sempre guidato e che spero continuerà a guidarmi fino al supremo addio alla vita mortale.

 

Il pipistrello

O pipistrello, umile e spregiato,

che vaghi sovrano nella notte,

tu emani un fascino strano.

Avanzi, arretri, avanzi –

frenetica danza volante,

ti guardo, ti ammiro, ti chiamo.

ma fuggi lontano…lontano.

 

La fontanella

Fontanella, sei rimasta sola!

Ora tutti dormono, è tardi.

Ma tu scorri scorri e canti;

Fontanella, tu non dormi?

Oh, suvvia, rispondi!

Ma tu scorri scorri e canti.

 

Meditazione

O verde paradiso

sconosciuti tesori ammiro

ovunque io vaghi

muto essere perduto

nell’infinito mare della vita.

 

Ho sognato di avere le ali

Ho sognato di avere le ali

e nel cielo tendevo la mano

verso il sole, la luna, le stelle,

mentre mille graziose fiammelle

mi giravano intorno –

ma era sogno, nient’altro che sogno.

E guardavo e ridevo,

ero lieto e beato,

ma era sogno, nient’altro che sogno.

Dalla culla qualcuno mi ha dato

di gioire soltanto nel sonno.

 

Autunno

Un fresco venticello accarezza l’anima

e stacca dai rami lamine d’oro;

intorno – un lungo rincorrersi,

un muoversi disordinato,

un allegro girotondo di foglie.

Dappertutto splendore di vivi colori.

Un venticello scherzoso

accarezza l’anima,

risveglia una gioia nascosta,

suscita un senso di pace

e di soave abbandono.

 

Un giorno andrò

Un giorno andrò

oltre le pallide scogliere

ad abitare l’isola dei sogni.

Un giorno me ne andrò

lontano da qui,

e quando il mondo avrò girato

qualcuno chiederà: che fai?

non vedi quanta melma hai calpestato?

Sei tutto lordo, puzzi e non lo sai.

Allora tornerò sui passi miei,

finché la riva del mare avrò trovato;

là l’onda mi cullerà,

mentre le pallide scogliere

splenderanno al sole,

e dal grande mare azzurro

fino alle verdi sponde

si leveranno mille canti al cielo

e tutto sarà pace e melodia

intorno a me,

nell’isoletta mia.

 

Tempo di pioggia

Nuvole nere

gravano sulle case,

sulle strade…

un senso di disagio

regna nell’aria,

il pensiero che qualcosa accade;

improvviso uno scroscio

cade dal cielo:

luccichio dell’asfalto,

odore di terra bagnata,

grigiore di vita: piove.

 

E’ tardi! è tardi!

Ah, il sole com’è bello,

risplende e m’inondano il viso

i raggi suoi lucenti.

O sera, tarda un po’ a venire;

voglio vedere ancora la luce

prima di morire,

voglio vedere le tenebre

fuggire dinanzi al bagliore,

prima che mi divorino il cuore,

e giù giù nell’infinito abisso

mi trascinino per sempre.

Ah! il triste fato che ci fa perire.

Perché?

Perché non restare avvinti

a questa sacra terra

a godere per sempre le sue bellezze,

ad ascoltare il canto delle sue voci

ardenti di passione,

e addormentarsi presso limpide sorgenti

al dolce suono di una canzone?

 

E’ tardi! è tardi!

Si fa scuro, amici,

restate qui,

impedite alle tenebre di accostarsi;

vi amo, amo ogni cosa,

e sopra ogni cosa

questo sole che già si spegne

là nel cielo,

mentre sulle pupille stanche,

lento si stende

il velo che non mente.

 

E’ tardi! è tardi!

già sento le campane sonare tristi

e il vento soffiare impetuoso

intorno al mio letto.

 

E’ tardi! è tardi!

non odo più…non vedo più…

non soffro più…addio!

 

La lucciola

Luccioletta tra le foglie

fresche e umide della sera,

tu porti un po’ di luce ancora;

e non ti stanchi di girare

nel tuo mondo

fatto di piccole cose scure.

Luccioletta, non aver timore,

vola quanto più puoi,

ché breve è la tua vita.

Io ti sto vicino,

ti seguo senza far rumore,

ti guardo e non oso toccarti,

ho paura che la luce si spenga,

ho paura di restare solo per sempre;

luccioletta tra le foglie

fresche e umide della sera.

 

Presso i ruderi del Palatino

Il disco lunare lassù

tra i neri cipressi

veglia sulla quiete solenne

delle antiche vestigia romane.

Vaghe ombre erranti

in un mondo di caos,

tali sembrate, o ruderi

cari alla memoria,

sembianze di un mondo perduto.

Voi rammentate il tempo degli avi

e vi ergete a giudici severi

di un mondo in rovina.

Voi rimpiangete le antiche glorie.

Il mio cuore si unisce a voi

in un supremo grido di speranza:

che torni l’antica virtù

tra le care vestigia romane.

 

Alla luna

O luna così lontana e così vicina

che passi triste e sola

lassù nel cielo di trina,

dimmi che cosa vedi

dalla celeste sede

dagli dei a te destinata:

vedi la mesta storia

e il peregrin servaggio

delle umane genti,

vedi la vaga luce tua diffusa

sulla notte fredda e oscura,

vedi la nebbia lieve

che pian piano ti avvolge,

finché la vista mia

più non ti ravvisa.

O luna ascolta la mia preghiera,

aiutami a portare

il peso greve della vita,

fino al giorno in cui mi sarà dato

di volare lassù

a farti compagnia.

 

Bacco

Bacco frizza e brilla lieto

balla e ride divertito

beve beve e mai non crolla

tutti esorta a farsi un litro.

Regna Bacco dio del vino

sulla massa dei beoni

Ah! che gioia che piacere

bere bere bere bere

ridon tutti fanno festa

gira un poco alfin la testa

ma non fateci attenzione

dice Bacco che è il più saggio:

ecco alfine un’occasione

per cacciar la delusione

la tristezza e l’allergia

oggi regna l’allegria

chi non beve fugga via

non c’è posto per gli astemi

non c’è vino per gli scemi

qui c’è Bacco e così sia.

 

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

 

 

 

5 Risposte a “Paolo Statuti: Poesie di un diciottenne”

  1. Francesco ottobre 1, 2017 a 8:37 am #

    Poesie importanti come mattoncini che costruiscono la tua forma artistica, nelle quali s’intravede il germe creativo che nel tempo ha germogliato con rigogliosa fioritura. Avevi tanti sogni e tanta voglia di guardare il mondo di seguire quella buona stella che ti guida ancora nei percossi dell’arte.
    E’ stata una fortuna la pubblicazione di queste tue poesie, tra le quali emergono “la meditazione” e quella premonitrice “Ho sognato di avere le ali”, ma tutte hanno una ragione di essere lette e gustate.

    Un abbraccio saturo di poesia

  2. Paolo Statuti ottobre 1, 2017 a 8:53 am #

    Caro Francesco, ero titubante se pubblicarle o no, ma tu hai fugato i miei dubbi. Un consueto sincero grazie e un affettuoso abbraccio.

  3. Paolo Statuti ottobre 2, 2017 a 11:35 am #

    Caro Giorgio, ti ringrazio e plaudo al tuo giudizio estetico che in questo caso coincide perfettamente col mio.

  4. anna novembre 22, 2017 a 10:03 PM #

    Come possiamo contattarla per poter pubblicare la sua traduzione de I Dodici?
    Grazie

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