Paolo Statuti: L’ombrello

1 Dic

lombrello

     L’ombrello

                                                                                “Gli ombrelli sono come gli esseri

                                                                             umani, non vivono sempre giovani,

                                                                                                e così anche per lui arrivò

                                                                                        il momento della vecchiaia…”

                                                                                                                                                                                                                        

Era trascorso soltanto qualche giorno da quando era nato nella piccola fabbrica di un bravo artigiano, e già si trovava nel negozio di un onesto, anziano commerciante, assieme a tanti altri compagni in attesa  di un acquirente. Era, come tutti, giovane, forte e pieno di belle speranze, come uno studente che ha appena terminato gli studi, e si accinge ad affrontare la vita. Leggendo la grande insegna  «OMBRELLI» fuori del negozio, si era detto: «Mi sembra proprio un buon trampolino di lancio!»  Infatti non si sbagliava, perché quel commerciante aveva molti clienti e nessun ombrello restava a lungo nel suo negozio.

Il nostro amico era ansioso di vivere, di mostrare tutto il suo coraggio e la sua resistenza contro l’eterna «nemica» degli ombrelli: la pioggia. Aveva voglia di battersi, di lottare con essa, e le occasioni in quel paese non mancavano di certo, perché pioveva molto spesso e come! E quindi un ombrello era indispensabile, come un paio di scarpe o il cappotto.

Era nato  «maschio», di nylon nero, con un bel manico di mogano e la punta di acciaio cromato. Insomma, oltre ad essere giovane e forte, era anche bello, e perciò non dovette attendere a lungo…

Un giorno entrò nel negozio un distinto signore con la barba e gli occhiali, che lo notò subito e lo acquistò.

– Sembra una persona seria e tranquilla… forse è un professore e ho l’impressione che sarò trattato con tutti i riguardi… auguro anche a voi una fortuna simile. Arrivederci, dunque, in una di queste strade! – disse l’ombrello ai compagni, varcando la soglia del negozio, al braccio del suo nuovo padrone.

Fatto appena qualche passo ebbe subito la prima grande soddisfazione della sua vita, perché scoppiò un violento temporale e l’uomo si affrettò ad aprire l’ombrello. Che emozione! Che gioia! I goccioloni cozzavano contro la stoffa tesa e resistente, trasformandosi in leggeri spruzzi di minuscole goccioline. Ma sotto la cupoletta nera non filtrava nulla. Se non fosse stato per il suono martellante e continuo, e per la strada bagnata che si riempiva via via di pozzanghere e rigagnoli, l’uomo avrebbe potuto pensare che piovesse solo nella sua fantasia. Egli apprezzò molto la qualità dell’ombrello e si rallegrò di averlo acquistato.

Passarono alcuni giorni. L’uomo con la barba e gli occhiali – che era proprio un professore – si era già affezionato al suo nuovo compagno e lo trattava assai bene. Dopo averlo usato, lo scoteva, lo lasciava aperto per farlo asciugare, poi lo riponeva nel fodero e lo metteva delicatamente nel portaombrelli. Il nostro amico era contento e fiero del suo lavoro ed era anche soddisfatto dell’ambiente in cui viveva. Era un appartamento spazioso e pieno di luce. La moglie del professore e le loro due figlie, ormai in età da marito, erano persone ammodo e andavano abbastanza d’accordo. Abbastanza – perché, come succede anche nelle migliori famiglie, ogni tanto tra loro volava qualche parolina poco simpatica. Molte cose in proposito, che non staremo a ripetere per discrezione, erano state riferite al nostro ombrello da quei tre pettegoli di ombrellini «femmine», con cui doveva convivere nel portaombrelli. Cicalavano in continuazione ed erano sempre pronti a malignare. Qualche volta lo stuzzicavano anche, ma lui aveva deciso di prenderla con filosofia. Faceva finta di niente e cercava di essere tollerante e comprensivo, come in genere  bisogna fare con le donne, anche con quelle migliori.

Il professore era una persona meticolosa e precisa, ma purtroppo era anche un tipo distratto, e così un giorno dimenticò l’ombrello sul tram e, quando se ne accorse, era troppo tardi. Riuscì a rintracciare la vettura, ma ormai l’ombrello non c’era più. Infatti, lo aveva trovato un ragazzo che, invece di consegnarlo al conducente com’era suo dovere, se l’era portato a casa. Rientrando con il suo immeritato trofeo, aveva esclamato:

– Mamma, sono fortunato, guarda che bell’ombrello ho trovato!

– Con te non durerà molto! – gli aveva risposto la donna.

A quelle parole il nostro amico provò un brivido dal manico alla punta e pensò: «Povero me, in che mani sono capitato!»  Il ragazzo lo portò in camera sua e lo gettò in un angolo, dove giaceva un altro ombrello col manico spezzato, le stecche penzolanti e la stoffa strappata. Appena vide il nuovo arrivato, gli mormorò con un fil di voce:

– Povero te! Guarda come mi ha ridotto quel terremoto!… – e così dicendo era spirato.

Ben presto il nostro ombrello che, come sappiamo, fino a quel momento era vissuto senza eccessivi problemi, dovette sperimentare di persona che nella vita ci sono anche periodi difficili e tristi, e che occorrono coraggio e pazienza per superarli.

Il giovane gliene faceva di tutti i colori. Ad esempio, camminando o correndo lo sbatacchiava sulle panchine o addosso agli alberi, lo trascinava per terra, lo lanciava in aria e lo riprendeva al volo, ma a volte la cosa non gli riusciva e il poveretto si abbatteva al suolo con un gemito.

Quando poi lo apriva per ripararsi dalla pioggia, lo agitava di qua e di là, procurandogli un forte giramento di testa.

Dopo qualche settimana di quel trattamento, l’ombrello era già tutto ammaccato, aveva la punta storta e consumata e il manico scheggiato. Ma a quanto pare anche gli ombrelli devono avere un loro santo in paradiso, perché un giorno al nostro protagonista la fortuna piovve come dal cielo: il ragazzo oltre ad essere un campione di disordine, era anche molto distratto e lo dimenticò sull’autobus. L’ombrello tirò un sospiro di sollievo e cominciò a sperare in un futuro migliore. L’autista lo portò all’Ufficio oggetti smarriti, e così finì  assieme a tanti altri colleghi che, per la verità, lo accolsero con una certa freddezza. Erano tutti ombrelli che avevano conosciuto la vita, che avevano avuto esperienze più o meno allegre, più o meno piacevoli. La maggior parte di loro era ancora abbastanza giovane e in grado di opporsi validamente alla pioggia, ma non erano più come una volta, quando erano entrati nei negozi ansiosi di vivere e di lottare. Nel deposito ce n’erano di tutti i tipi e di tutte le tinte: buoni, scadenti, sani, malati, grandi, piccoli, tristi, allegri, neri, rossi, gialli, ecc, ecc.

Il nostro ombrello, dopo ciò che aveva passato, era tra quelli malandati e stanchi, ma aveva ancora fiducia nella vita e voglia di lavorare, e quindi considerò subito il suo soggiorno nel deposito come un provvidenziale e salutare riposo. Vi restò quasi un mese e fu un periodo molto istruttivo e interessante. Dai racconti dei colleghi ebbe modo di accrescere le sue conoscenze sul carattere e sui sentimenti contrastanti, non solo degli ombrelli, ma anche degli uomini. Prepotenza, invidia, egoismo, come pure: benevolenza, modestia e altruismo – erano le parole che ricorrevano più spesso, e l’ombrello si meravigliava che sulla terra potessero esserci tante varianti di «buoni e cattivi».

Per quanto riguardava poi i rapporti tra uomo e ombrello, tutti erano concordi nel ritenere i peggiori difetti umani la negligenza e la distrazione. Quante sofferenze dovevano patire gli ombrelli a causa di esse!

Un giorno la direzione dell’Ufficio oggetti smarriti decise di vendere all’asta tutti gli ombrelli, e il nostro amico venne acquistato da un calzolaio, che lo rimise bene in ordine, tanto da farlo tornare come nuovo. Se lo portava sempre dietro, come un Inglese, e durante il lavoro lo appendeva a un chiodo sulla parte, accanto alla porta d’ingresso. Da quella posizione l’ombrello poteva comodamente osservare la gente che entrava e ascoltare i loro discorsi. Era un’altra interessante esperienza di vita. Inoltre, quando era nuvolo o pioveva, la gente entrava con l’ombrello e questa per il nostro amico era una buona occasione per fare nuove conoscenze.

Assieme al calzolaio visse lunghi anni sereni e felici. Ma gli ombrelli sono come gli  esseri umani, non vivono sempre giovani, e così anche per lui arrivò il momento della vecchiaia. Quando sentì di non poter più rendersi utile, si accomiatò per sempre dalla pioggia con queste parole:

– Tu puoi essere molto utile o molto dannosa, ma sei pur sempre un’avversaria degna di gran rispetto. Con te ho passato molte ore burrascose, ma anche piacevoli ed emozionanti. Ora devo lasciarti. Cerca di non fare troppi danni e ricordati di me ogni tanto. Addio…

– Ti ringrazio – rispose la pioggia, che in quel momento aveva qualche lacrima in più – e mi dispiace perdere un avversario leale e coraggioso come te. Ognuno di noi due ha il suo lavoro da svolgere, ma non c’è ragione di essere nemici. Ti ricorderò, ne puoi essere certo. Addio!

– E’ vero, non c’è ragione di essere nemici… addio… – sospirò l’ombrello e finì in una vecchia cassa nella cantina della bottega, dove restò a lungo, dimenticato da tutti… tranne che dalla pioggia.

(C) by Paolo Statuti

Annunci

3 Risposte to “Paolo Statuti: L’ombrello”

  1. Francesco dicembre 1, 2016 a 10:38 pm #

    Adoro le favole!
    La bellezza delle favole sta nei messaggi che portano, hanno una capacità di veicolare azioni educative valide in ogni ambito e per ogni età. Anche in questa si trovano tanti punti di riflessione tracciati con delicatezza, giocando sulle metafore tra gli oggetti e la vita. Sebbene nel finale ci sia un po’ di tristezza è stata una piacevolissima lettura.
    Un caro saluto
    Francesco

    • Paolo Statuti dicembre 2, 2016 a 8:26 am #

      Caro Francesco, la Tristezza e l’Allegria sono due sorelle diverse e inseparabili che amano l’uomo e lo accompagnano nel corso della sua vita…

  2. ANNA VENTURA dicembre 2, 2016 a 9:01 am #

    Trovo deliziose queste piccole storie morali, che sarebbero piaciute ad Esopo.Complimenti e auguri,Anna ventura

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: