Rolf Jakobsen (1907-1994)

21 Lug
Rolf Jakobsen, 1933

Rolf Jakobsen, 1933

 

 

   Il poeta norvegese Rolf Jakobsen nella letteratura del suo paese è stato chiamato il “Poeta Verde”, in quanto fu uno dei primi scandinavi ad affrontare il tema dell’equilibrio uomo-natura e dell’ecosostenibilità.

Aveva sei anni quando da Oslo, la famiglia si trasferì ad Åsnes, nella contea di Hedmark, situata nell’entroterra norvegese. Suo padre faceva il dentista in una scuola. Ad occuparsi della sua istruzione fu soprattutto la madre. A tredici anni lasciò la famiglia e tornò a Oslo per studiare in una scuola privata, grazie all’aiuto di uno zio. S’iscrisse poi all’Università di Oslo, ma la lasciò dopo cinque anni senza essersi laureato.

Da giovane aderì al gruppo socialista Clarté – dal francese Carità, la sezione norvegese di un movimento internazionale fondato in Francia, tuttavia in Norvegia egli era più vicino ai comunisti del movimento locale Mot Dag. Dal 1937 al 1939 è stato membro del Partito Laburista dell’Hedmark.

Nel 1940 sposò Petra Tendo, dalla quale ebbe due figli. Nella sua ultima raccolta  – Nattåpent (Veglia notturna,1985), Jakobsen tratta talvolta questa loro felice unione in poesie d’amore appassionato. Nel 1950 si convertì al Cattolicesimo.

La sua prima raccolta – Jord og jern (Terra e ferro) uscì nel 1933. In essa cantò la modernità, l’urbanizzazione e l’aeroplano. Fu per questo associato ai Futuristi di Marinetti, sebbene partisse da una prospettiva ancora romantica, infatti non condivideva il loro entusiasmo per la tecnologia, anche se riconosceva la complessità del rapporto uomo-macchina. Qui risente dell’influenza della raccolta di poemi sulla mitologia scandinava Edda poetica, di Karel Čapek e Carl Sandburg.

Nel 1951 pubblicò Fjerntog (Il treno espresso), quindi Hemmelig liv (Vita segreta) nel 1954: il paesaggio norvegese diventa un nuovo tema della sua poetica – è una svolta letteraria.

Scrisse 16 raccolte di poesie. Sebbene gli fossero già stati conferiti due premi di modesta importanza negli anni Trenta, fu dal 1960 in poi che Jakobsen ottenne il successo, ricevendo numerosi premi più importanti, tra i quali nel 1989, il “Piccolo Nobel” – lo Svenska Akademiens nordiska pris.

 

da: Wikipedia, l’enciclopedia libera

 

 

Poesie di Rolf Jakobsen nella traduzione di Paolo Statuti, condotta sulla versione polacca di Czesław Miłosz

 

Il secolo delle grandi sinfonie

 

Il secolo delle grandi sinfonie

è terminato.

 

Si levavano verso il cielo piene di maestosità

come nubi di fulmini che balenano al sole

al di sopra dei grandi secoli.

 

Adesso tornano come pioggia dirotta.

Pioggia striata, grigia come pietra,

per tutte le lunghezze d’onda,

per tutti i programmi,

che copre la terra come paltò bagnato,

sacco di suono.

 

Ecco adesso cadono dai cieli,

crepitano sui tetti dei grattacieli come grandine elettrica

e penetrano nella casa di un agricoltore,

e tamburellano i mattoni nei sobborghi e negli oceani

come eterno suono.

 

La pioggia come suono

Seid umschlungen Millionen,

per soffocare il grido

 

ogni giorno, ogni giorno

su questa terra assetata che di nuovo la beve.

 

Il treno espresso

 

Il treno espresso 1256 corre fra sperduti, isolati villaggi.

Una dopo l’altra scorrono le case grigio-chiare, fredde.

Recinti, rocce, laghi e porte chiuse.

 

Allora devo pensare nella penombra all’alba: Che accadrebbe

se qualcuno liberasse la solitudine di questi cuori? Ci abitano

persone, nessuno le vede, quando camminano nella loro stanza,

dietro le porte, con lo sguardo ottuso e il vecchio bisogno di

amore, che non possono dare e che nessuno sarà in grado di

dare loro.

 

Cosa esploderebbe più alto dei monti – dei monti Skarvang –

una fiamma, una forza, burrasche di potente luce?

 

Il treno espresso 1256, otto vagoni neri come fuliggine,

svolta verso nuovi sconosciuti villaggi, la luce compressa dietro

i vetri, coperti pozzi di forza, lungo un’intera catena di monti.

 

Superata, mentre ci affrettiamo, per fermarci a Marnardal

con solo quattro minuti di ritardo.

 

 

Le catacombe di san Callisto

 

Città di morte, strade sprofondate e immobili luci delle strade.

 

Città vista in uno specchio spezzato, da cui trarre il buio con le mani.

 

Sotto le stelle e sotto terra, città come risata dietro una porta chiusa.

 

Venezia della notte, ponti riflessi nella polvere.

 

Orgoglio del mondo, città con la fronte spaccata e il volto coperto di muco.

 

Sottili  resti di radici come dita e piedi, mani e scapole di scheletri.

 

Radici e germogli di radici, morti che piegano le dita afferrando il buio

come un sasso.

Albero che cresce dalla nostra realtà spezzata, dalla radice piantata nella

nostra vergogna.

 

Albero che distende i rami sulla terra intera e arriva quasi alle stelle

Arcturus, Capelli.

 

Albero dal cuore della terra. Sorprendente. Che resta fedele.

 

 

La gomma

 

Un pallido mattino di giugno, presto, alle quattro,

quando le strade di campagna sono ancora grigie e bagnate

nei loro interminabili tunnel del bosco,

un’auto è passata sul terreno friabile

proprio dove una formica a fatica trascina un ago di pino

vagando dentro una grande “G” marca “Goodyear”,

che lascia la sua impronta nelle sabbie della strada

per centoventi chilometri.

Gli aghi di pino sono pesanti.

Di continuo crolla col suo carico vacillante

e si arrampica di nuovo

e di nuovo crolla.

Dirigendosi verso l’altra parte di un Sahara superiore.

 

 

Cobalto

 

I colori sono fratelli delle parole.

Segretamente li amo da tempo.

Devono restare in casa, appendere chiare tende

nella nostra semplice camera da letto, cucina, alcova.

 

Sono vicino ai giovani, al cremisi e al siena bruciata,

ma ancora più vicino a quello, pensoso,

che si chiama cobalto,

colore di occhio nostalgico, di spirito indomabile.

Camminiamo sulla rugiada,

il cielo notturno e gli oceani del sud gli appartengono

e porta sulla fronte un ciondolo a forma di lacrima:

di perla di Cassiopea.

Camminiamo sulla rugiada a notte inoltrata.

 

Ma questi altri.

Incontrali a giugno alle quattro di mattina,

quando corrono verso di te,

e tu vai a nuotare nelle schiume del golfo verde.

Dopo puoi abbronzarti con loro sulle lisce pietre.

– Quale di essi sarà tuo?

 

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 Risposte to “Rolf Jakobsen (1907-1994)”

  1. Francesco luglio 21, 2016 a 8:11 pm #

    Molto interessante questo autore, poesie particolari con alcuni versi affascinanti. Mi piace molto la poesia Cobalto soprattutto nell’incipit
    “I colori sono fratelli delle parole.
    Segretamente li amo da tempo”
    non si può non condividere questo pensiero e partecipare a questo amore.
    Pensandoci è proprio il colore del cielo prima dell’aurora quando il buio svanisce e il blu dilaga tra le stelle.
    Un caro saluto

    • Paolo Statuti luglio 22, 2016 a 3:57 am #

      Molto bello, calzante e poetico il tuo commento, Francesco. Grazie!

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