Wystan Hugh Auden (1907-1973)

9 Nov

 

Wystan Hugh Auden

Wystan Hugh Auden

Blues funebre

Fermate tutti gli orologi, i telefoni staccate,

Un bell’osso per non abbaiare ai cani gettate,

Azzittite i pianoforti e coprite i tamburi,

Fate uscire la bara con gli amici dai volti scuri.

Gli aerei traccino un triste cerchio e sia scorto

In alto nel cielo il messaggio Egli è Morto,

Mettete il crespo sui colli dei piccioni nostrani,

E indossino guanti neri di cotone i vigili urbani.

Egli per me era i quattro punti cardinali,

La mia settimana di lavoro e i riposi domenicali,

Il mio meriggio, la mezzanotte, ciò che cantavo;

Io credevo che l’amore fosse per sempre: sbagliavo.

Spegnete tutti gli astri: nessuno ora sarà cercato;

Imballate la luna e il sole sia smontato;

Svuotate l’oceano e spazzate via il bosco,

Perché niente che sia buono ora io conosco.

 

Voltaire a Ferney

Del tutto felice ora, guardava la sua proprietà.

Un orologiaio-emigrato lo salutò mentre passava

E riprese il lavoro. Dove un ospedale cresceva in fretta,

Un falegname si tolse il berretto. Un giardiniere riferì

Che alcuni alberi da lui piantati crescevano bene.

Le bianche Alpi scintillavano. Estate. Egli era grande.

Lontano a Parigi, dove i suoi nemici

Mormoravano che egli era meschino, su una rigida sedia

Una vecchia cieca aspettava la morte e le lettere. Le scrisse,

“Niente è migliore della vita.” Ma era così? Sì, la lotta

Contro la falsità e l’ingiustizia

La valeva sempre. Perciò coltivava il giardino. Civilizzare.

Blandendo, sgridando, urlando, il più bravo di tutti.

Egli aveva condotto altri bambini alla guerra santa

Contro gli infami adulti; e come un bambino, era scaltro

E umile, sapeva proteggersi nella doppiezza,

Mentire per sentirsi sicuro,

Ma paziente come un contadino aspettava che cadessero.

Come d’Alembert, non ha mai dubitato di vincere.

Soltanto Pascal fu un grande nemico. I restanti

Erano topi già avvelenati. Ma restava molto

Da fare, e poteva contare solo su se stesso.

Il caro Diderot era tardo, ma fece del suo meglio.

Rousseau, l’aveva sempre saputo, piangerà e cederà.

Come di guardia, non dormiva. La notte fu piena di torti,

Terremoti ed esecuzioni: presto morirà,

E ancora sovrastavano l’Europa le orribili bambinaie

Che volevano far bollire i loro bambini. Solo i suoi versi

Forse potevano fermarle: Egli doveva scrivere. In alto

Le stelle senza lamentarsi componevano il loro limpido canto.

(Versione di Paolo Statuti)

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2 Risposte to “Wystan Hugh Auden (1907-1973)”

  1. francesco saverio novembre 10, 2015 a 7:19 am #

    Ammiro lo sforzo di Paolo Statuti, ma quelle rime mi sembrano delle forzature, a scapito della immediatezza dei sensi e della forma stessa. me ne scuso col traduttore

    • Paolo Statuti novembre 10, 2015 a 9:39 am #

      Gentile Francesco Saverio, la ringrazio per il suo commento, che accolgo senza critiche, anche perché ho ricevuto altri giudizi più favorevoli. La traduzione poetica, che pratico da tanti anni, mi procura un grande piacere, e in questo piacere rientrano anche le rime, che spesso, ma non sempre, cerco di conservare, cercando di non essere banale. Può capitare però che a volte qualcuna di esse sia un po’ forzata, e di questo chiedo venia al lettore, ma soprattutto all’autore del testo originale. Per concludere, penso che – come spesso accade – sia soprattutto una questione di gusti, o di orecchio? I miei più cordiali saluti.

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