Piotr Muldner-Nieckowski

12 Set

 

Piotr Muldner-Nieckowski

Piotr Muldner-Nieckowski

 

Oggi presento il mio amico di vecchia data Piotr Mϋldner-Nieckowski, medico, prosatore, poeta, drammaturgo, linguista e traduttore. Ingegno straordinariamente poliedrico. Nato a Zielona Góra il 29 marzo 1946.

Più volte premiato per la sua produzione letteraria che comprende in particolare romanzi, racconti, poesie, satire e radiodrammi. E’ autore del Grande dizionario fraseologico della lingua polacca e di numerosi testi scientifici prevalentemente nel campo medico e linguistico.

Nella sua creazione emerge un suo personale verismo, la tendenza a rappresentare il mondo con i mezzi da esso dettati. Il suo è il mondo ordinario della gente comune. Poiché esso è disordinato, assurdo, grottesco e imprevedibile, lo scrittore si serve proprio dell’assurdo e del grottesco. Il suo linguaggio è denso, conciso, privo di parole e frasi irrilevanti, ma saturo di paradossi, sia nelle descrizioni che nei dialoghi, e al tempo stesso preciso psicologicamente, a volte in una trama volutamente ridotta o troncata. Nei suoi radiodrammi l’atteggiamento verso il mondo descritto sembra mutare in direzione di una diagnosi sintetica, e di una definizione di ciò che è indefinibile, usando metodi anche scientifici (ad esempio psicologici e sociologici). Ciò si avverte anche nella commovente raccolta di poesie Lamenti per una donna, scritti dopo la morte della diletta moglie Małgorzata, oltre che in alcuni radiodrammi nei quali il riflesso letterario degli assurdi della vita è sottoposto all’analisi dei propri pensieri, sentimenti ed emozioni.

Il suo racconto grottesco La ferita alla testa è stato da me tradotto e inserito nella mia antologia di racconti brevi polacchi Viaggio sulla cima della notte, Editori Riuniti, 1988.

Poesie di Piotr Mϋldner-Nieckowski tradotte da Paolo Statuti

 

Dalle raccolte: Il parco (2011) e Scale (2015)

 

Su consiglio degli amici

 

Si guardarono negli occhi, su consiglio degli amici,

e dovevano dirsi

che lui voleva vivere da solo,

che lei se ne andava con un altro,

ma li spaventò la sincerità

reciproca.

Li intimidì sentirsi dispensati

dai giuramenti e dagli obblighi,

prima ancora di farsi le ultime confessioni.

Eppure avrebbero dovuto sorprendersi,

ma lui senza parlare le cinse la vita,

lei pensò che, dal momento che erano così uniti,

non occorreva fare nient’altro,

né respingersi, né avvicinarsi.

L’albero

 

Tu vuoi vivere senza difficoltà

Io voglio le difficoltà per vivere

Tu vuoi che un bastone ti protegga

dalle difficoltà per vivere

meglio dell’albero

da cui è ricavata la tua sedia

Tutti gli alberi devono stare ritti

tu non devi

puoi sedere e chiedere

come vivere senza difficoltà

affinché il bastone non ti spacchi la testa

Abbozzo di un istante

 

Non c’è un istante tale

che non ritorni

Nessun istante resta senza traccia

Lo sapevo allora

e lo so adesso in piedi sulla baia

Da qui ho preso a destra

e tu ti sei infilata sotto la corteccia

di questo albero che cresce ancora oggi

Senti la sterna che ride?

Sì, questa risata ci segue

benché non ci siamo più da tanto

La quiete

 

che felicità –

nella casa,

in cui da tempo non c’era nessuno,

dove nessuno sparecchiava dopo i pranzi,

e risistemava i mobili presso la tavola

dopo notti burrascose (in buona compagnia),

e dove si scurivano i vetri delle finestre,

oggi impassibili ai raggi del sole,

alle battute spiritose degli ospiti,

dove c’era silenzio – non si sentiva

nemmeno il fruscio delle ragnatele gonfie di polvere –

di nuovo cominciano a riunirsi quelli

che creano confusione,

scrollano la cenere nei bicchieri,

ridono, turbano la sgradevole quiete.

Li accolgo molto cordialmente.

 

Aspetti tutto il giorno

 

Anche tu a volte tutto il giorno

cammini tra una stanza e la cucina,

aspetti che io arrivi, benché io sia

vicino, tanto che basta salire in macchina

e trovarsi subito con me,

oppure usare il telefono.

Ma questo riserbo

in presenza di estranei!

Non puoi venire da me, perché ci sono loro.

Non puoi usare il telefono,

perché loro sentono.

Non capiranno il silenzio.

Trattenere le parole che

fanno impazzire,

un fiume di termini con la prenotazione pagata

di certi frammenti essenziali,

ancora generalmente non usati,

e già a noi noti.

Questo, come tu chiami l’amore,

ancora a tutti

può non arrivare.

E come?

No, queste parole – davanti a loro –

non si possono dire.

Il pianoforte

(che gracchiava, mentre il pianista tamburellava)

 

E’ vero, sono docile come un frutto,

che si fa strada fino al palato,

ogni dito può spremere da me

ogni goccia di suono, perché gli permetto

d’immergersi in una sonata, in una polacca,

e perfino in Chopin, le corde sono mie,

e proprio da esse esce

il piacere di una compagnia importante in questa festa,

sonandomi puoi cantare,

guardare, ecco i ginocchi di una bionda ascoltatrice,

forse commuoverà, si schiuderà, volerà via,

quando la fuga comincerà a premere il soffitto,

e allora, quando gli spettatori inchiodati alle sedie,

immobilizzati dall’amore per il canto

resteranno impietriti nell’ammirazione, permetti

che io suoni una nota stonata,

una soltanto, una volta sola , ma con forza.

Non succederà nulla, soltanto tu

lo saprai.

Quando vagheranno con gli occhi sull’arredo della sala

come un orso che difende un vitello morto,

risuonerò stridendo, proprio nel cuore della coda.

Da tempo immersi nel fremito, non sentiranno,

di sicuro non capiranno l’intesa.

Dalla raccolta Lamenti per una donna:

 

Lamento asciutto

 

E’ morta Małgosia, moglie di Piotr.

Hanno fatto una colletta

e hanno messo i necrologi sui giornali,

poi sono andati alla messa funebre.

Al cimitero si è svolto il funerale.

Hanno coperto la bara di fiori e corone.

Piotr e tutti gli altri hanno gettato

un pugno di terra sulla cassa di legno.

Già il giorno dopo in città

negli annunci funebri

c’era un’altra persona,

non più Małgosia, moglie di Piotr.

E’ passato del tempo.

Sono passate le immagini di luce e ombra.

Quando sono andata a visitare quella casa,

in cui un tempo c’era allegria,

e le parole servivano per giocare,

sulla soglia mi ha accolta Piotr.

Sorridente, felice,

gli occhi chiari, aperti come sempre.

Si è girato, gridando verso il fondo della stanza buia:

Małgosia, accendi la teiera, abbiamo un’ospite!

Lamento presso il recinto

 

Davanti casa s’è fermata un’auto col muratore,

ha chiesto se volevo terminare la costruzione,

rivestire i soffitti, mettere i pavimenti iniziati da te.

Ha chiesto a lungo tergiversando e impacciato,

se c’era la signora che si occupava di tutto,

che offriva il pane coi cetrioli e usava i bicchieri della senape.

Ancora qualcosa lo turbava, stava per chiedere ancora,

quando la donna che sedeva al volante

ha ingranato la marcia e s’è allontanata velocemente.

Lamento del viaggio di andata e ritorno

 

Dal taschino sporge una sigaretta

che porto da ottobre,

e già si avvicina giugno.

Dicono che il funerale è ormai lontano,

ma tu ancora corri col fiammifero,

io scappo, la fiammella si spegne,

niente si può accendere,

sempre questo carbone che non brucia,

sempre qualche ostacolo.

(C) by Paolo Statuti

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