Bohdan Zadura

4 Set

 

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All’ultimo istante

 la morte dà maggiori possibilità di scelta

 infatti chiediamo di che è morto e non

 di che è nato

Bohdan Zadura

Oggi desidero presentarvi il mio amico polacco Bohdan Zadura, nato a Puławy

il 18 febbraio 1945, prosatore, traduttore e critico letterario, ma soprattutto poeta da più di cinquant’anni, avendo debuttato sul mensile letterario Kamena (Camena) nel 1962. Più volte premiato per la sua opera, ha al suo attivo più di venti raccolte di poesie. Dal 2004 è caporedattore della prestigiosa rivista letteraria Twórczość (Creazione). Quest’anno in occasione del suo settantesimo compleanno, è uscito un volumetto di poesie scelte da diverse sue raccolte, che si intitola Najlepsze lata (Gli anni migliori) e che l’autore mi ha inviato con tanto di dedica. La scelta, approvata da Zadura, si deve al poeta, prosatore e sceneggiatore Darek Foks, e sono state lette personalmente da Bohdan Zadura nel corso di un incontro con l’autore che ha preceduto l’uscita del libro in questione.

Il critico letterario Małgorzata Pieczara-Ślarzyńska, laureata sia in polonistica che in italianistica, nella seconda e terza di copertina presenta così le poesie di questa raccolta: «Ciò che attrae di più nei versi di Bohdan Zadura è la loro perspicacia e la conseguente messa a nudo di ciò che è falso, la loro credibilità, che “si avvera a tutti i livelli di significato”. E non si tratta qui di un avverarsi fisico o di una verifica biografica o di verificabilità, ma del sentire che questi versi sono autentici e grazie a ciò è più facile confidare in essi. Come ha detto il poeta in una delle sue interviste: “Un criterio del tutto idiota è il criterio della veridicità. Diciamo che una poesia è legata ai ricordi, e soltanto io so se ho confuso qualcosa o no. Ho tuttavia il sospetto che, benché ciò non sia verificabile, una poesia che alteri la realtà, abbia una forza d’influenza minore”. E questo si sente. Le poesie di Zadura non alterano.

Ciò che affascina nella sua poesia è il suo tenersi lontano dall’ideologia, lontano dall’impelagarsi nel ruolo della letteratura come missione, dalla fede nella forza rivelatrice del poeta, restando tuttavia così vicino alla vita quotidiana e ai problemi della vita comune. Inoltre, parlando di questi problemi, richiamandosi in modo specifico a ciò che avviene intorno, il poeta non moralizza, non indica come dovrebbe essere, ma semplicemente egli sa che non sa. Stando faccia a faccia (verso a verso?) con i più comuni, semplici e al tempo stesso più difficili fenomeni della vita – ha il coraggio di ammettere che non sa».

Poesie della raccolta Gli anni migliori di Bohdan Zadura tradotte da Paolo Statuti:

 

Da cosa provengo

 

da una famiglia dell’intellighenzia

nella prima generazione

dal muovermi carponi

homo erectus

dalla pelliccetta coi pompon

dai calzettoni

dal cappello da aviatore

dal sogno del berretto che rende invisibili

dall’erezione all’alba

che oggi anche se avviene

è solo per un attimo

tanto che passa inosservata

e non bisogna nasconderla

dalla paura della morte

(nell’infanzia temevo

di morire prima che finisse la vita

e invece guarda un po’)

dal ping-pong

dal lancio del peso

dal tennis

dal sogno

di una medaglia d’oro

allo Stadio Olimpico

nel 1960

nella corsa dei 5000 metri

dall’andare in bicicletta

dal bridge

dal guidare l’auto

(posso ancora guidare

ma l’auto non può più andare)

dalla fede

che Dio è piuttosto

tra le nuvole

che nell’azzurro sbiadito

dalla convinzione

che una buona poesia

dia maggior piacere

della vista di due natiche ben fatte

I piccoli musei

 

I

 

I piccoli musei come i piccoli paesi

ci sono ma potrebbero non esserci

anche noi dipendenti di piccoli musei

potremmo non essere

dipendenti di piccoli musei

Potremmo misurare la circonferenza

del seno della Venere di Milo Descrivere

la tavolozza degli antichi maestri

Interpretare il significato occulto

insito nelle sagge tele

Ascoltare il battito degli orologi

di epoche morte che

misurano anche il nostro tempo

Ma siamo dipendenti

di piccoli musei Qualche decina

di mediocri paesaggi

che non figureranno mai

nei dizionari di storia

dell’arte Qualche vecchia moneta

Banconote che raccontano

l’inflazione

Fossili Un berretto roso

dalle tarme indossato

da un architetto del posto

Un telaio

qualche pentola

un globo

E’ tutto ciò

che era incluso

nell’inventario

Quelli delle grandi città dei grandi paesi

che ci invidiano i nostri piccoli

musei non sanno che a dispetto delle apparenze

dobbiamo intenderci di tutto

Dalla storia delle guerre alle tecniche grafiche

Dal ricamo all’arte del vasaio e alla tessitura

Ma forse forse occorre

lo stesso indagare quando

sono nati i nostri quadri

senza i quali la popolazione non sarebbe

più povera Scoprire la data

in cui fu creata la pentola

che in centinaia di esemplari

si vendono ogni settimana nei mercati

Valgono per noi gli stessi

modelli di carte di cataloghi scientifici

di cartoteche

Non costruiamo casseforti

nelle pareti Segnali

di allarme automatici

perché non ce li possiamo permettere

Ma le regole sono identiche per i grandi

e i piccoli musei

E da niente siamo esonerati

II

Nei piccoli musei

si parla sottovoce D’inverno

quando sotto le scarpe scricchiola la neve

il silenzio fa scoppiare i piccoli musei

Appoggiate alla stufa in maiolica

vicino al tavolino dove

si trovano i biglietti stanno in piedi

magre lentigginose ragazze

pensano ai propri dispiaceri

ai problemi in casa

al padre che si è ubriacato

al fratello che ha percosso qualcuno

Odorano di sudore acido

Fanno bollire l’acqua per il tè

Credono nei sogni

ma non sanno cosa possono significare

i due teschi

pieni di sangue

che dicono bevici

ed eseguito l’ordine

si riempiono

di nuovo

Cosa possono significare

i due teschi

dell’ultima notte

Non sanno niente di Yorick

E’ inverno In piedi presso la stufa

aspettano che le lancette dell’orologio

segnino le tre Aspettano

l’estate Ogni estate

si sposano

Un’estate si interessavano

di ciclismo Ma il ragazzo

non è più nella squadra

nazionale Sotto il naso

e sul collo sentono ancora

il solletico dei baffi del pittore

sedutosi con loro

la scorsa stagione

D’estate a volte nei piccoli

musei si sente

il rumore dei passi e il pigolio

delle ragazze

Un giorno qualcuno scrive un giudizio

sul quaderno dei visitatori in una lingua

straniera Una di loro

si reca in un paese straniero

e per puro caso diventa la signora

van der Weyden o Wassenhove

III

I musei si dividono in

grandi e piccoli musei

i piccoli musei dipendono

dai grandi musei

I piccoli musei si dividono in

piccoli musei con un passato

e piccoli musei con un futuro

In una situazione migliore

malgrado le apparenze

si trovano i secondi

A volte i piccoli musei

con un futuro

diventano musei con un passato

ma senza futuro

L’idea che nei piccoli musei

si possono leggere molti libri

di narrativa

è giusta solo in parte

IV

1.

Un piccolo museo con un futuro

acquista un grande castello

con un passato

Nel cortile

tra le rovine

che non saranno mai

ricostruite

un banchetto finanziato dalla

televisione

Sotto un ombrello di tela

l’ultimo proprietario

privato

in un completo

un po’ stretto

color pastello

Con voce fioca

racconta per sommi capi

la storia del castello

in cui da alcune decine di anni –

ogni anno arricchendola di nuovi

dettagli –

lui stesso crede

La gente del luogo

– dice la compagna

segretario a nome

delle autorità sociali

e suo proprio –

nutrendo per l’ultimo proprietario

rispetto e simpatia

lo chiamava perfino

principe

Il principe come io lo ricordo

indossava sempre un lacero

cappotto Non fa niente

colombella tesorino

diceva e tirava fuori dalla tasca

le caramelle

2.

Il principe

consegna le chiavi

al direttore del piccolo

museo

Il direttore del piccolo museo

brinda col vino

finanziato

dalla televisione

L’operatore

punta la telecamera

sul coro che canta

tanti auguri a te

La birra nella botte

che rotolano

con ritardo

non è finanziata

da nessuno

3.

Siamo in estate e il vino

è caldo per via del sole

Siamo in estate e gli ospiti

invitati alla cerimonia

hanno i loro problemi

legati alla nuova

suddivisione amministrativa

del paese

Non sono sicuri

se sono piccole persone

con un passato

o con un futuro

Siamo in estate e il vecchietto

dimentica che ha venduto il castello

tira fuori dal borsellino

una moneta con l’effigie di Elisabetta

sul diritto e un leone

sul rovescio

Caro lei guardi prego

qui Elisabetta II e qui il nostro stemma

sappia caro lei che siamo

imparentati

Siamo in estate

La stampa divulga informazioni inesatte

La regina sorride sotto i baffi

Sì sì sussurra dalla moneta

da mezza sterlina Sì sì caro cugino

V

1.

Nel piccolo museo

si presenta un Grande

Collezionista

Tiene sotto il braccio

un Libro d’Onore

rilegato in legno

Signor direttore

impregnato

per settecento anni

Dia un’occhiata

prego

Questa è la colonia estiva

40 persone

qui il campeggio mobile

qui il Responsabile

qui una gita

della comunità polacco-americana

e 4 professori

della Sorbona

Visitarono con ammirazione

pieni di gratitudine

complimentandosi per la fatica

e la passione

E qui

mi sono permesso di esporre

in breve la storia

della mia famiglia

2.

Il direttore del piccolo museo

si reca a visitare le raccolte

del Grande Collezionista

Il Grande Collezionista

insegnante in pensione

di professione falegname

lo accoglie sulla soglia

Qui vedrà

molti interessanti

ricordi del passato

bilance

mobili

un modello di mulino a vento

fatto

con le mie mani

Macina – chiede

il direttore del piccolo museo –

ancora non l’ho finito –

risponde il Collezionista

ecco le macine

con le quali i nostri antenati

facevano la farina

ecco una falce

della rivolta

di Kościuszko

e questo

fatto da me

è un trittico

preceduto

da un mio motto

qui invece è inciso

il giuramento di Tadeusz Kościuszko

secondo Maria Konopnicka

Nelle vetrinette può vedere

dei libri antichi

Usanze turche

XVII secolo

scritte dall’ambasciatore

di Francia a Istambul

con vecchie stampe

nozze turche

un funerale turco

i monarchi dietro il feretro

le piagnone

Qui

la prima edizione

del Pan Tadeusz

Qui

le Liriche di Losanna

Lo sguardo del direttore

del piccolo museo

si posa per un attimo sulla scritta

lirica – componimento

prevalentemente romantico

Qui il Settimanale Illustrato

del 1905 il Convito Letterario

L’unica pubblicazione clandestina

un articolo sui Polacchi

in Siberia

stampato – dice il Collezionista –

all’insaputa della censura

dello zar

Qui

gli animali

dei nostri campi e boschi

il cinghiale

l’alce

la cicogna

Il Grande Collezionista

porge al direttore

il Libro d’Onore

Tira fuori da un cassetto

un quaderno

Ecco signor direttore

nel caso volesse scrivere

prima in brutta copia

Come vede signor direttore

insieme

faremmo grandi cose

3.

Accomiatandosi

il Grande Collezionista

dice

Vorrei signor direttore

che lei si convincesse

che potrei restare

qui

Devo parlare col parroco

vado in canonica

devo sbrigare una faccenda al Comitato

vado dal Segretario

e Dio non voglia

dovessi recarmi al commissariato

anche in questo caso nessun problema

Ma quando è vecchio

l’uomo si sa

è attratto

dalle proprie origini

Eccellenti involtini

dice il direttore del piccolo

museo

di nuovo la prego

di ringraziare

e salutare la sua consorte

VI

Nei piccoli musei

ci si può riparare

dalla pioggia

I piccoli musei

garantiscono piccoli

guadagni piccoli

dispiaceri piccole

soddisfazioni

A volte nei piccoli musei

si può scoprire che un verso

deve avverarsi

a tutti i livelli

di significato

I piccoli musei come i piccoli paesi

ci sono Ma potrebbero non esserci

Il poeta parla con la nazione

 

                                                 E in mancanza di scritti migliori mi legge perfino la corte

  1. Mickiewicz

Da una settimana non parla con suo figlio

(se avesse più figli

non con quello

ma forse parlerebbe con un altro

Da un mese non parla con la suocera

(meno male che non ne ha due

perché non parla

soltanto con una)

Da sei mesi non parla con l’editore

(l’editore ha fallito e si è dato

all’allevamento di pavoni e pappagalli)

Poteva andare peggio

le figlie della governante si comportano bene

anche della gioventù in generale non si lamenta

le fotocopiatrici funzionano le direttrici delle case della cultura

sorridono mandano bacetti

Ha molto tempo

quindi potrebbe parlare un po’ con la nazione

ma la nazione dovrebbe forse

eleggere una delegazione

Oppure la direzione della TV

dovrebbe dichiarare che ciò è valido

Oppure bisognerebbe prendere degli ostaggi

e richiedere il tempo antenna

come riscatto (il tempo è denaro)

Qualcuno infatti dovrebbe

rendere alla nazione gli estremi onori

Anche se non sa suonare la tromba

non ha i cannoni e nemmeno un tamburello

questo è il suo dovere professionale

In fin dei conti i suoi colleghi scrittori più vecchi

un tempo formarono

questa nazione (anche lui? non contando i genitori naturali)

Quindi chi se non lui deve renderle

gli estremi onori

(Eppure un tempo sembrava

che sarebbe stato sempre il contrario)

(C) by Paolo Statuti

 

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