Paolo Statuti: Canto amaro

2 Mar
Henri Rousseau "Il doganiere" (1844-1910): Allegoria della guerra

Henri Rousseau “Il doganiere” (1844-1910): Allegoria della guerra

Paolo Statuti

Canto amaro

 

Tre soldati sopra un carro,

tre come tanti altri.

– Che fai?! E’ disarmato!

– Fermo! E’ un ragazzo!

– E con questo? Lo stendo io!

– Perché lo hai fatto?!

Quando il sole cala

perché non riposi?

Non profanare il silenzio,

nascondi il fucile,

taci, dunque!

Le tue vane parole

offendono la notte.

Quanti torti, mio Dio!

Quanto sangue e pianto,

le lacrime sono cristalli

che brillano invano,

lo so, ma il riso è infame.

Ascolta! Qualcuno chiede:

– Vuoi morire?

Non temere,

un cieco non vede,

un sordo non sente.

Quei soldati sul carro

li conosco da tanto:

uno mi difenderà,

uno mi libererà

e uno mi ucciderà.

E così finirò

tra le mummie del passato

accanto a un fiore che nasce

per milioni di affamati,

per milioni di condannati

all’odio eterno.

Sventola un vessillo bugiardo

e il vento è suo complice,

c’è scritto: “Pace e libertà”.

Ma quando sarà?

Ride il vento e mi risponde:

– Non lo saprai mai.

Triste presagio…

Cammino lentamente

lungo un sentiero erboso,

mentre la luna

lascia a malincuore

un filo d’erba, un fiore,

l’impronta dei miei passi

al primo sole.

Un cane abbaia,

forse cerca una compagna,

passa un vecchio e mi guarda

indifferente,

sembra chiedermi:

– Dove vai?

Tanti anni ho trascorso

e nessuno mi conosce…

Cosa pensi? Che vuoi fare?

Passa una vecchia

in abito nero,

la faccia bianca,

lo sguardo amaro…

Barcolla e sputa

sulle verdi foglie

coperte di rugiada.

Mi grida: – Hai sbagliato strada!

Il sentiero è chiuso,

ci sono i soldati

che non lasciano passare.

Mi annoia la sua voce roca:

– Ci sono i soldati, ti spareranno,

torna indietro,

oltre quel sentiero

non c’è amore,

non c’è speranza.

Mi guardo intorno e ascolto:

silenzio e solitudine.

Mi nascondo, sento uno sparo,

il sole all’improvviso

non riscalda più il mio corpo,

ho paura,

ma perché…

se già sono morto?

(1969)

(C) by Paolo Statuti

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