Andrzej Nowicki: Luminare della Cultura Polacca

31 Gen

 

 

Andrzej Nowicki

Andrzej Nowicki

 

Quando circa due anni fa il mio carissimo amico, illustre poeta e slavista Antonio Sagredo mi fece il nome del filosofo polacco Andrzej Nowicki, mi venne mente Manzoni e il suo Carneade, e ammisi di non conoscerlo. Oggi mi rendo conto che si trattò di una mia imperdonabile lacuna nella conoscenza della cultura polacca. Ho tradotto per il momento 22 sue poesie che con grande piacere e timor reverentialis pubblico oggi sul mio blog, facendole precedere da un dotto e appassionato ricordo di Sagredo, che ebbe la fortuna di conoscere il grande filosofo-poeta. Io non ebbi questa fortuna, ma sono felice di rendergli omaggio con la mia versione delle sue poesie. Forse si troverà da noi un editore interessato a far meglio conoscere agli Italiani la figura e l’Opera di questo luminare della Cultura Polacca? Me lo auguro di cuore.

 

 

Passeggiavo sotto un cielo stellato, una notte estiva del 1965,  per le viuzze (giravolte) di Lecce (capitale del Salento) con l’amico bibliofilo Gianfranco Scrimieri parlando di poesia, di storia, ecc. Mi fece d’un tratto i nomi di tre personaggi: i filosofi ateisti Andrzej Nowicki di Varsavia e Giulio Cesare Vanini di Taurisano, e infine di  Carmelo Bene di Campi Salentina: paesi vicini a due passi da Lecce.

Di questi tre non sapevo nulla, e non avrei mai immaginato come in qualche modo avrebbero segnato tangenzialmente in parte la mia esistenza futura. Del giovanissimo attore e regista Carmelo Bene, nato in un paesino vicino Lecce, che faceva “sfracelli teatrali” a Roma fui subito attratto… avrei letto tutto di lui, lo incontrai tre o quattro volte. Dell’eretico Vanini cominciai a leggere tutto quel che l’amico Gianfranco mi consigliava, compreso ovviamente gli scritti del filosofo polacco Nowicki. Gli scritti, tradotti da lui stesso in italiano, erano (trattavano non solo di filosofia eretica) d’una chiarezza sconcertante, almeno per me: lo avrei seguito sempre attentamente e con grande curiosità. Confesso che mi sarebbe piaciuto mettermi subito in contatto con lui, io così giovane e senza alcuna autorità in materia… – avrei dovuto attendere invece ben  42 anni prima di presentarmi con un qualcosa che poteva attirare la sua attenzione su di me…quel qualcosa si è materializzato nel poema che io scrissi e dedicai al Vanini (nel maggio del 2007) : MDCXIX – Tholosaecombustum.

Inviai il poema (non ricordo, ora, quanto tempo dopo la definitiva stesura) a Francesco Paolo Raimondi (che vive a Taurisano) eminente storico e studioso del Vanini, di Bruno e tant’altri eretici e dei loro tempi… mi rispose incuriosito tanto da raccomandarmi di spedire subito per posta cartacea il poema a Nowicki, di cui mi diede  poi gli indirizzi: postale ed elettronico.

Ricordo ancora con quale gioia ed entusiasmo mi rispose da Varsavia e con quale curiosità volle sapere di me, e del perché io avessi dedicato al Vanini il poema. Mi riferì subito che aveva scritto qualcosa sull’ultima notte del filosofo taurisanese e mai avrebbe pensato che qualcuno ne avrebbe scritto sugli ultimi istanti di vita… già sul rogo!

Centinaia sono i suoi scritti, tutti fondamentali, sugli eretici italiani, polacchi e di altri paesi, così come centinaia sono gli studiosi italiani e europei che egli conobbe e con cui, incontrandosi, scambiò e lavorò. Continuamente in viaggio per l’Italia e l’Europa per convegni e incontri (l’Incontrologia è un suo pensiero e metodo filosofici da cui tutto inizia, ma non ha fine, poi che anche dopo la morte, continuano gli incontri tra spiriti liberi per scambiarsi attraverso le Opere, non una, ma la Cultura Alta e Profonda, perché il progresso umano deve andare per questa via, e non attraverso guerre e stermini).

Stermini: fu testimone oculare delle stragi naziste a Varsavia, dove durante lo spietato assedio nei sottosuoli combatté e si laureò, dove fu ucciso il padre e…). Tra me e lui si formò una corrispondenza esaltante dove si scriveva dei problemi storico-sociali e filosofici del meridionalismo italiano (che conosceva a menadito) fino ai movimenti e correnti delle letterature europee del secolo trascorso, in specie quelle slave in cui ci trovavamo spesso d’accordo su tante opere di autori (poeti innanzitutto!) da entrambi amati con la stessa passione. 

Viaggiava e mi diceva di incontri, come p.e. da un messaggio dell’8 ottobre 2010:

 

Una volta, alcuni decenni fa, sono stato invitato a Pietropoli ed ho conservato i piacevoli ricordi di incontri con  i miei amici prof. Gukowski   (che mi ha mostrato i tesori di Ermitage), prof. Rutenburg,  prof. Lidia Bragina , prof. Boris Ramm  ed altri.   Ho trascorso anche felici ore nelle biblioteche  (studiando gli esemplari della prima edizione di libri del Vanini ). 

Lo studioso russo Viktor Rutenburg, che già conoscevo per aver letto (primi anni ’70) alcune pagine dal russo di un suo testo dal titolo Giulio Cesare Vanini.

Nowicki era anche poeta e come tale sapeva a menadito la storia e la poesia polacca (di alcuni grandi poeti polacchi era amico)… traduceva le sue poesie dal polacco in degno italiano (era un poliglotta), così come traduceva i suoi scritti filosofici per alcune riviste italiane. Era anche un valente sinologo: celebre un suo scritto sui rapporti tra Giordano Bruno e la filosofia cinese.  Misi in contatto Nowicki con la sinologa italiana Claudia Pozzana, che ne apprezzò le qualità di traduttore e di studioso.

   Quel che ho scritto qui è talmente poca cosa (mi sono tenuto sul generale!) per apprezzare interamente questo studioso, di cui celebro il suo sereno ateismo tutto teso a esaltare il “libero pensiero andante”, così affermava, di una Cultura Alta e Profonda.

  Morì il 1° dicembre del 2011 di mattina… quando all’Università di Mirafiori, in Roma, parlavo proprio di lui col decano degli studiosi polacchi, Sante Graciotti.

Da una lettera a F. P. Raimondi:

Graciotti e Nowicki si erano incontrati già   molti  decenni fa. Ora, a caldo, non ricordo in quale lettera o e-mail è scritto questo. Ricordo che Nowicki a proposito di Graciotti si espresse scrivendo calorosamente con rispetto e tanta stima. Graciotti, da parte sua, ieri, mi ha detto sorpreso: “Ma è ancora vivo! Un anticattolico, ma quanto puro e onesto, davvero puro e onesto! E’  stato   un grandissimo studioso di Bruno… e dell’altro… come si chiamava…      –  Vanini gli ho suggerito – giusto di Giulio Cesare Vanini!”.La coincidenza straordinaria è stata che mentre parlavamo di Nowicki…. il filosofo-poeta moriva…

E in una lettera all’amico storico F. P. Raimondi, dissi di Nowicki:

 

Ho avuto tanto da imparare da Lui, ma devo dire senza presunzione che di alcune mie informazioni culturali che non sapeva rispondeva con gioia e voleva saperne di più. Era entusiasta delle mie poesie; alcune le ho dedicate a Lui, specie Fragment…azione, che ha inserito, credo, nella Sua opera omnia e ultima Atena Creanda. Amava il mio poema dedicato agli ultimi   istanti di Vanini sul rogo: MDCXIX – Tholosaecombustum…temevo  il suo giudizio  sulle   mie  riflessioni 

filosofiche in versi sul filosofo ateista; ma fui promosso con pienissimi voti! Poi mi rivelò che tanti anni prima aveva scritto sull’ultima notte di Vanini. Gli risposi che il quadro era completo!

La mia corrispondenza con Nowicki si chiude con la notizia della Sua morte, oggi, nel tardo  pomeriggio.

 

Un ultimo e caloroso omaggio a Andrzej Nowicki giunge dal prestigioso interprete della poesia polacca Paolo Statuti, che ha tradotto degnamente e con passione tante sue poesie (che qui vengono presentate) con precisione di filologo, ed io sono orgoglioso di averglielo fatto conoscere.

 

Antonio Sagredo

 

Roma. 31 gennaio 2015

 

 

 

 

 

Poesie di Andrzej Nowicki tradotte da Paolo Statuti

 

Alhambra

La Tua Poesia che risplende con l’iride

della Fantasia Creativa è fiera,

avvolta in un cerchio di catene montuose,

che profuma di nardo, incenso e ambra grigia.

 

Tra i diafani chiaroscuri delle vetrate

e il luccichio del drappeggio dorato

entro in un labirinto di oscuri corridoi,

vago tra loggette, sale e gallerie.

 

Intorno danzano a ritmo di arabesco,

dipinti da un artista Mauro,

i coloriti affreschi dei versetti del Corano,

e su di essi l’ombra scura del Minotauro.

 

Qui nel cortile schiave dorate

giacciono stupende, minacciose, statuarie

le guardie del califfo – le leonesse africane

che proteggono l’ingresso ai giardini (…)

 

Da un giardino sento l’acqua scrosciare,

ammiro il verde, le palme e i cipressi,

e lontano vedo tra gli alberi splendere

nella nebbia del velo la sagoma di una uri.

 

Dunque deciso vado tra le fulve fiere

da sotto le arcate nella loggia del giardino.

Spinsi il cancello coperto di edera

e mi trovai tra le rose sanguigne.

La più rossa sul petto di lei poserò

come simbolo di Amore ardente in eterno.

– Vieni con me – dirò – io ti creerò

una nuova Alhambra di Poetica, Folle Creazione (…)

 

 

Guai agli infedeli che dirigono i propri passi

nel giardino dell’harem (…)

Ma a me che amo i pericoli,

cosa mai potranno fare? E se a Primavera

il cuore dell’Amore è fiorito – non crescerà

anche la forza dell’anima e del corpo?

 

Caddero le guardie da me sconfitte.

Ed io, immerso nel sangue del Minotauro

attacco alla biga le quattro leonesse d’oro

 

e con l’Amata le mura dell’Alhambra

abbandono…

costruirò per lei, Caro Edgar (1),

l’Alhambra più Perfetta dei Miei Propri Sogni.

 (1) Edgar Allan Poe

19.8.1936

 

Due mondi

 

I valzer argentei – gioielli della bottega di Chopin,

Lo scricchiolio di brutali, volgari scarpe da caporale,

Le sottili dita nei tristi piangenti lamenti

Pezzi di corpi lacerati nelle zanne dei fili spinati.

 

Unica Maria Skłodowska in una tempesta di elettroni

Su milioni di madri non creanti, non pensanti.

Unica stella Copernico – dal mare dei cieli

Smarrito nel piatto mondo ammuffito dei falsi santi.

 

Con il tonfo di bagliori dorati di parole alate come di remi

Contro il selciato viscoso delle tarde teste dei filistei,

Słowacki come rondine, inviato della primavera dei cervelli

Non poté far scaturire i fulmini dai teschi plebei.

 

 

 

 

La nostra vita racchiude nel caos di colori sgargianti

Grandezza di spirito e nullità, splendore e miserie immani.

Due Polonie noi abbiamo, due terre con due mondi diversi

In una lotta feroce, le cui sorti sono nelle tue mani.

 

1944

 

Con Vanini in Me

Immergendomi sempre più in fondo

al mare di zaffiro pieno di stelle

mi sollevo sempre più in alto

nel suo riflesso nell’azzurro

nel cielo

leggendo Te creo con Te

 

cos’è la lettura

dei Tuoi Mirabili Arcani?

dimmi Giulio Cesare –

è il mio Ingresso in Te?

o il Tuo Ingresso in me?

o il Magnetico Anfiteatro

dei reciproci mutamenti?

 

Mi inviti in un giardino,

dove gli uccelli, il sorriso dei fiori

e il vento che profuma di mari

reca il prodigio di ricreare i respiri

 

quando vedo, sento, amo, creo

sono un crescente giardino

di quadri, di opere, di statue

sono un grande enorme Me

 

questo Me mi ricolma,

è in me, cresce in me,

e io sono e cresco in questo Me

 

e mi rallegro che anche grazie a me,

grazie alle Luci dei miei giardini stampati

crescono e cresceranno

sempre più meravigliosi Me.

21.3.2002

 

L’ultima aria

 

Non piangete, dilette fanciulle,

Il vostro pianto mi lacera il cuore,

Non piangete, dilette fanciulle.

Perché è solo un’opera lirica

Da me inventata.

 

Sono salito sul mio Rogo di Memnon,

Guardate come il mio rogo arde bene,

Ammirate questo fuoco prodigioso –

E’ il fuoco delle Nove Dee!

 

Non piangete, fanciulle, non serve,

Questo rogo è la strada verso il Cielo,

Una strada che va dritta in alto,

La strada verso i Cieli della Cultura!

 

Ammirate il lamento funebre,

Questo stupendo

Requiem aeternam.

Le sue parole le scrisse DANTE,

Esse dicono

Come l’uom s’eterna.

 

E tra un attimo da questo Andante

Sgorgheranno migliaia di Scherzi,

Perché questo lamento è soltanto sogno,

Ma vegliando dal rogo di Memnon

Scenderò in diecimila cuori.

 

25.3.2008

 

 

 

Erotico filosofico per le fanciulle dei sogni

 

E’ piacevole, quando in sogno

mi trovo in Cina

o in Italia

e provo delizie sensuali,

quando le fanciulle mi portano ceste

di frutti di mare

 

Sì, sono un buongustaio,

ma anche un buonvistaio,

e amo anche l’udito,

l’olfatto,

il tatto

e soprattutto

sono un Grande Buonmentaio,

che aspetta i frutti dei cervelli.

 

Dunque portatemi

ceste di Vostri pensieri.

Vi prego!

 

11.3.2010

 

 

Trasformazione, ovvero Ingresso nelle Opere

Nel mondo degli insetti

la larva ha la morte migliore:

si trasforma in ali, in luce, in colore…

 

Nel mondo della scienza la morte

più bella l’ebbe Niccolò Copernico:

scorreva ritmica come polonaise,

e lui non scomparve,

ma si trasformò nelle immortali

Rivoluzioni che teneva in mano…

 

Aspetto il giorno,

in cui l’Ombra incontrerò,

e tenendo in mano un libro su Atena,

il corpo mio in un libro trasformerò…

 

28.6.2010

 

Vanini

 

(Poesia per una composizione di Josef Matthias Hauer)

 

Nello studio dei misteri del mondo il tuo fine

e il senso

della tua vita vedevi,

e delle lettere il mondo

a tua casa e tua tomba eleggesti.

 

Tuo nutrimento

nel mondo delle lettere – i pensieri occulti.

Dalla sostanza del tuo sangue

nascono opere perfette.

Nasce qualcosa

che nel mondo non c’era ancora,

ma sempre

rimarrà, crescerà, vivrà.

Che scorra in eterno il fiume

delle Opere prodigiose,

e in esse il Tuo spirito

il moto del Pensiero Pensante

nei serbatoi delle forze occulte

dovrà vivere

eternamente nelle Tue opere.

 

4.8.2010

 

 

Bӧhme sulla lotta dei Portatori di Luce contro l’Oscurità

 

Portano le Schiere degli Arcangeli

la luce di Lucifero

nelle nere spelonche

dell’Oscurità e del Gelo.

Le Ombre dell’Oscurantismo

dissipa

con le ali scintillanti

la Ragione.

 

Per le grotte

di ghiaccioli

l’Oscurità ferisce le ali

delle anime ragionevoli.

 

Il sangue dell’arcangelo come pioggia ardente

cade sulla terra

e si trasforma

in inchiostro.

 

Tutti i rami di tutti gli alberi

bevono il sangue che scorre dal cielo

e annotano con mille penne

sulle tavole rocciose dei monti.

 

La Natura è diventata il Gran Libro

che narra la lotta della Luce con l’Oscurità

e annuncia l’Alba

della Cultura

Alta e Profonda.

 

24.9.2010

 

UMBRAE

 

A November’s dream of A.N.                

 

Ero la corda vibrante di commozione

di un’arpa, penetrata in un sogno.

Mi trovai in uno spazio

dov’erano pensosi

Shakespeare e Bruno,

circondati

da una turba di ombre.

Guardo: le ombre fluiscono

come nebbia multicolore.

Ciò mi rallegra,

chiedo loro: chi siete?

 

Umbrae profundae sumus –                 De umbris idearum       

rispondono le ombre del mondo di Bruno,

We are millions of strange shadows –            Sonnet 53

dicono le ombre del mondo di Shakespeare.

 

Pongo allora la domanda più importante,

forse grazie al dialogo

saprò finalmente:

 

What is your substance,

Whereof are you made?                                   Sonnet 53

 

Rispondono in coro

come potente campana:

 

We are such stuff

as dreams are made on.                               The Tempest ,

Act IV, Scene 1

13.11.2010

 

 

Io so

 

Io so che le persone possono creare se stesse,

perciò sono diventato un Plurivie, un Uomo-Via.

 

I miei campi. I miei boschi. La mia radura,

Nella radura la Viaper, la Viain e la Viasu.

 

“Il vortice delle trombe lunari mi lacera”

Verso la Via nel Profondo.

 

Il sole mi chiama alla Via per la Cima.

Dalle cime la Via conduce alle Stelle.

L’Ingresso nelle opere. L’Ingresso nel cielo.

Acque Profonde, Alte Montagne.

L’Ingresso nel Cielo della Cultura.

 

17.11.2010

 

Il pavone

Poesia per Tanatina

 

Vieni quando vorrai sono pronto

a prendere la strada da cui non si torna.

Vieni quando vorrai, ma bada

ch’io abbia per sempre, come un pavone,

un ventaglio iridato e dal ventaglio

aperto, crescente,

ogni giorno nuovi pensieri faccia nascere.

Pensieri che incanteranno

e indurranno la progenie

(di quelli che leggono) a creare

Opere Sublimi.

 

17.11.2010

 

Cvet

 

Fuggiva dalla gente e negli alberi

si rifugiava, e quando con le scuri

gli alberi abbatterono, notò

che nel tavolo dove i versi scriveva

un albero ancora viveva,

un albero che era stato,

che era e che sempre sarà,

non solo là dov’era, ma

ovunque

leggeranno le sue parole,

dove il colloquio della poetessa

con l’albero è registrato.

 

Ma non solo lei parlava,

perché anche il tavolo parlava molto

con la sua lingua peculiare –

con la melodia degli alberi,

quindi per capire le sue parole

il suo canto devi bene ascoltare.

 

Il tavolo che le parlava

era cresciuto in Cina,

quindi si può facilmente immaginare

che una fanciulla cinese vi abitava.

 

Quella stessa che un giorno

su una tavola dipinse

incantevole per colori e forma

il suo autoritratto,

sapendo che un giorno verrà

qualcuno che s’innamorerà di esso

e meriterà che ella

emerga dal ritratto

tendendo le braccia.

 

Tu sai che sono un albero,

e io so che tu sei un fiore

e che verrà qualcuno per il quale tu sarai

il più degno di ammirazione, di stima,

e del suo amore ergantropico –

un mondo

incantevole.

 

Dunque scrivi versi incantevoli

e trasformati in questi versi

per riconoscerti in essi

con lo sguardo, con l’udito, con il tatto

e con le braccia del cervello –

per afferrarli e assorbirli in te.

 

*  *  *

 

Ma tu, o Lettore, riuscirai

come Marina Cvetaeva (2)

a sentire e capire

il canto di un albero?

 

2.12.2010

(2) Il titolo Cvet è una contrazione del cognome Cvetaeva. Cvet in Russo significa

fiore (цвет).

 

 

Notte di onomastico

 

Questa notte è iniziata nuovamente

– come in un disegno di Witwicki –

sotto l’Albero dei Sogni,

ma tutto era strano e nuovo:

Ergamus dormiva come un cactus

in posizione verticale.

 

Sul tavolo c’era un dorato

albero giapponese con le campanelle.

Eravamo soli.

 

Su di noi

vibrava con tutte le corde

un’arpa.

Sullo schermo del computer

apparve il variopinto

Giardino di ARF (3):

rossi fiori di onomastico,

su di essi stelline di neve

e l’italiano finale:

La neve

fiocca lenta, lenta…

 

30.11.2010

 

(3) ARF sta per Andrzej Rusław Fryderyk (Nowicki). Rusłan venne dato al futuro filosofo come secondo nome dai genitori, mentre Fryderyk lo aggiunse da solo quando era adolescente, in omaggio a Chopin e a Nietzsche, che suscitavano la sua ammirazione.

 

 

 

 

 

Tu che mi guardi

dal quadro del Maestro Gerbrand

van den Eeckhout

 

O Uomo degno di stima,

finalmente t’ho incontrato.

Nel diciassettesimo secolo

vivevi nel Nederland,

e adesso dimori a Budapest

nel museo, nel quadro di Gerbrand.

 

Vivevi e vivrai

nel mondo dei tuoi libri,

ti racchiude il cerchio

degli esseri che ami.

 

Sedendo al tuo tavolo,

sul libro aperto della saggezza,

sei uno di quelli che sanno

che conviene conseguire il sapere,

 

ma a volte occorre

per un attimo mettere da parte la lettura,

e col proprio lavoro di ricerca

accrescere la riserva delle scoperte.

 

Non basta assimilare per sé il sapere,

anzitutto bisogna crearlo…

 

Quindi per un attimo hai interrotto la lettura

e ora guardi non nel libro, ma in me,

dentro di me “là dove lo sguardo non arriva”,

perchè proprio me hai scelto

a compagno del colloquio sui libri.

 

11.12.2010

 

 

 

Sfioramento col sorriso

 

Gli scultori sanno che per estrarre

la forma delle statue celata nei blocchi

bisogna togliere le parti del marmo

che la coprono…

 

E il poeta sa che la costruzione dei versi

dalla materia delle parole ben scelte

a volte richiede ugualmente di togliere

ciò che è superfluo?

 

Le parole ci sono, perché il pensiero

invisibile possa essere colto con lo sguardo

o con l’udito,

 

se lo spirito è incorporeo, come incontrarsi con esso?

Anche alla poesia è necessario il corpo,

il corpo della poesia sono le parole.

 

A volte tuttavia in un’opera,

in ciò che è scritto,

c’è come un velo – una parola inutile.

Se coprirà con se stessa,

nessuno estrarrà ciò che è celato.

 

A meno che non venga una Musa

che sa come toglierla.

 

Sorriderà alla parola inutile

delicatamente sfiorandola.

Allora essa quieta si assopirà

svelando ciò che era celato.

 

Ricordiamo che rimuovere

ciò che è inutile, significa svelare.

 

14.12.2010

 

 

Il Libro delle Trasformazioni

del Mondo in Versi

dei Versi in Forme,

Colori, Suoni

 

La realtà fisica e psichica

è una materia radioattiva,

da cui l’uomo produce

la Sovrarealtà Culturale

dai tanti incantevoli

volti.

 

Le nove Fanciulle che Dimorano

nelle vetrate

della mia Sovracoscienza

mi donano tesori in abbondanza,

versando da Cornucopie Iridate

sulla veranda del mio cervello

stelline di neve, piccole scintille, aghetti,

catenine, rametti, nebbioline…

Res creandae!

 

E da me piovono i versi

nel Torrente di Zaffiro

Posterità.

 

I versi – serbatoi di energia

con la forza di stimolare

i cervelli delle allieve, lettrici,

compositrici, pittrici, grafiche

a riempire – con gioia –

con la propria creazione

lo spazio prodotto dai versi.

Con la creazione che li trasformerà.

 

Ricordo – dalla mia infanzia –

le trasformazioni del cinema.

Ho visto il primo film a colori

e il primo film sonoro.

E adesso vedo come inizia

la Trasformazione delle mie opere.

Ecco una fanciulla

Riempie le mie poesie

di luce dei miei colori preferiti,

e un’altra presto mi farà trasformare

completamente

in ruscelli di stupende melodie.

 

Oggi è l’ultimo giorno dell’anno,

e da tale torre  vedo

prospettive meravigliose:

inizio una nuova

VITA

a colori filosofica-poetica-musicale,

multiforme, multicolore, multioggettiva

. . .

MULTI-PERENNE

 

31.12.2010

 

La botte d’oro

 

                   Siedono, bevono…

(Adam Mickiewicz, La signora Twardowska)

 

Siedono nella biblioteca

nei bagliori di luce della Via Lattea,

bevono vino,

come un fiume di vino

silenziosi scorrono

lungo migliaia

di pagine lette

attraverso enormi

lenti d’ingrandimento.

 

La biblioteca è piena di botti.

Le botti – piene di libretti,

 

di libri grandi

e di libri enormi

per i contemporanei

e per le future generazioni.

 

La sala della biblioteca è adornata

da una graziosa statuetta

di Atena fanciulla seduta

su una botte piena di libri.

 

Atena ha i tratti divini

della Grande Maestra Twardowska,

Figlia del Maestro Twardowski,

che possiede migliaia di botti

per le fanciulle

di Mickiewicz,

cui hanno imposto di ascoltare,

ma nessuna di loro ascolta

né i sermoni né i precetti.

Ascoltano soltanto il proprio

indocile

spirito.

 

La biblioteca è piena di fanciulle

che attingono il sapere dalle botti

piene di vino che proviene dalle vigne

delle Muse del Sud, del Nord, dell’Ovest e dell’Est.

 

28.1.2011

 

Creanda

 

Crearsi!

Con i Suoni. Con le Forme.

Coi colori. Con le parole.

Sbocciare.

 

Incantare. Risvegliare.

Entrare nelle opere.

Nelle trasformazioni. Negli sviluppi.

Negli incontri sulle cime.

 

Creare opere meravigliose.

Creare se stessi.

Creare insieme

la Cultura Planetaria.

 

Portare nuovi valori

al Tempo,

allo Spazio,

alla Natura.

 

Splende nella nostra coscienza

il Pensiero alato

e spiega

che del torrente

delle nostre attività

ciascuna cambia

la forma dell’Universo.

 

26.3.2011

 

Sognando le salamandre

 

Si cercavano, si cercavano e alla fine s’incontrarono

lo Scultore Stach Cerkalski e Salvador Dalì.

Lo sai dove e quando?

Nel Giardino di Salamandromeda,

Nel Salone di Salomè di Salamina,

proprio nel mio centesimo compleanno

nel duemiladiciannove.

Uno sul Grande Carro con sponde a rastrello

e i pioli spezzati

e con le stelle dell’Orsa Maggiore,

e l’altro sulla giraffa in fiamme

con la costellazione di Atena Vergine,

che fece loro una fotografia

con l’apparecchio della sciamana spagnola

Dulcinea di Salamanca.

Ricordi di che parlavano

Stach Cerkalski e Salvador Dalì?

Di pittrici e scultori,

di orologi e di tigri,

di meandri, oleandri,

skamandri e salamandre.

E cosa entusiasmò maggiormente

Stach Cerkalski e Salvador Dalì?

Le poesie di un poeta polacco contemporaneo

su Atena, le Muse, i piccoli Cervelli,

sulle belle e sagge fanciulle,

sui Cervelli giganti, ma purtroppo,

la Modestia non mi permette

di rivelare il suo nome.

 

7.6.2011

 

La migliore uscita di scena

 

Meglio di tutto sarebbe addormentarmi ora,

entrare nel Palazzo dei Sogni

e sbattere la porta dietro di me,

per non apprendere mai

di non esserci più.

Nel mondo che sto lasciando

non sono vissuto invano,

il mondo abbandonato

vivrà senza di me,

ma resteranno le mie opere

stampate e i germi – già seminati

nei cuori e nelle menti dei miei lettori.

Nel mondo questi germi sono tanti.

Migliaia di germi da cui sono spuntati

molti loro pensieri,

belli, saggi, nuovi

e sempre spunterà

un gran numero di preziose

opere della Cultura Superiore

sempre più alta e profonda,

che incanta con la sua Bella Effigie

e la sua Interiorità ancora più bella.

31.8.2011

 

LE VETRATE

Quattro bellissimi segni cinesi

HUA HUANG BO LI –

evocazione di fiori fiabescamente colorati,

di grandi finestre e di vetro.

Tradotto in polacco:

VETRATE

 

Mi hanno sempre affascinato,

ma in questo momento sogno

che nei prossimi giorni

ricolmino di luce e colori

la mia veglia e i miei sonni.

 

Amo le vetrate italiane

Del DUOMO di Milano

e quelle ceche di Alfons MUCHA,

ma soprattutto ammiro

gli immortali Estri

dei geniali vetratisti polacchi:

Jan MATEJKO,

Stanisław WYSPIAŃSKI,

Józef MEHOFFER,

 

ma ora

il Vortice delle Trombe Lunari

mi trascina nel profondo

e mi invita a cercare

le vetrate che

ANCORA NON ho visto mai,

ad accertare se e quanto sia ricca

d’incantevoli vetrate

la CULTURA di altri paesi del mondo.

 

9.10.2011

 

Lezione: Come scoprire i segreti

dei Geniali Versificatori dei Colori.

Vi farà da Guida il Filosofo ARF

 

Quanta gioia, scienza ed energia

riuscirai a conquistare negli incontri

con le opere dei Grandi Pittori – dipende

dal Modo di Guardarle.

 

E’ bene sapere che esse si dividono

in comuni e imparate,

ma esiste anche un terzo modo

accessibile soltanto a chi,

come Te che mi leggi,

col suo intelletto comprende

che delle piatte, banali, rozze verità,

più affascinanti sono le cime,

dove ciò che è raro, insolito, unico,

aspetta l’Ora Stellare,

in cui sarà guardato, scoperto, amato

da Qualcuno che attuerà l’Ingresso nelle Opere,

guardando con il suo Nuovo Modo di Vedere.

 

Da solo per te stesso creerai

il tuo modo di scoprire le rime dei colori.

 

Così immagina questa lezione con Te

il Filosofo ARF.

 

22.10.2011

 

 

 

 

 

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2 Risposte to “Andrzej Nowicki: Luminare della Cultura Polacca”

  1. giorgio linguaglossa febbraio 1, 2015 a 7:47 am #

    grazie al traduttore Paolo Statuti e al suggerimento del poeta Antonio Sagredo finalmente conosciamo le poesie del filosofo polacco Nowicki, si tratta della tipica poesia di un filosofo che si muove tra “Pensiero Pensante” e Pensiero Poetante. Noi in Italia non abbiamo analoghi esempi di filosofi poeti di questo tipo ed è una lettura interessante scoprire un filosofo poeta come Nowicki.

  2. ubaldo de robertis febbraio 21, 2015 a 11:23 am #

    L’avrei giurato che un giorno o l’altro della mia estesa vita mi sarei imbattuto in un poeta sconosciuto* (a me) che più interessante al mio sentire non sarebbe potuto essere. Evidenzio alcuni versi anche per deformazione professionale avendo io “scrutato” la materia radioattiva, il flusso di elettroni, e atteso con fiducia i “frutti dei cervelli” impegnati a comprendere la realtà fisica, la natura del mondo in cui viviamo.
    “Unica Maria Skłodowska in una tempesta di elettroni” (Due mondi)
    “Sono un Grande Buonmentaio, che aspetta i frutti dei cervelli. Dunque portatemi ceste di Vostri pensieri.” (Erotico filosofico per le fanciulle dei sogni)
    “La realtà fisica e psichica è una materia radioattiva, da cui l’uomo produce la Sovrarealtà Culturale dai tanti incantevoli volti.”(Il Libro delle Trasformazioni del Mondo in Versi dei Versi in Forme, Colori, Suoni)
    Aggiungiamo anche che amo la poesia e il cerchio si chiude. Bravo Andrzej Nowicki, e bravo Paolo Statuti che lo ha proposto all’attenzione generale(e alla mia). Ubaldo de Robertis

    * del Nowicki filosofo, profondo conoscitore del pensiero di Bruno e Vanini, me ne aveva parlato Antonio Sagredo.

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