La gru

12 Nov

gru

 

 

In una grande città, all’ultimo piano di un palazzone, viveva un uomo con un cane, un gatto e un pappagallo. Si tenevano compagnia e si cacciavano il malumore a vicenda. Nel quartiere l’uomo era considerato un saggio e dava consigli gratis a tutti. Quando il consiglio si rivelava particolarmente prezioso e portava dei vantaggi, ciò che accadeva piuttosto spesso, il beneficiato riconoscente si sentiva in dovere di dare una buona mancia all’uomo del palazzone. Nessuno conosceva il suo nome. Qualcuno affermava di aver sentito una volta il pappagallo gracchiare: “Benedetto!”, “Benedetto!”, ma chissà se l’animale si rivolgeva proprio a lui? Perciò lasciamolo senza nome, del resto la cosa non è poi così importante.

L’uomo però era conosciuto anche perché agli occhi della gente era un tipo alquanto originale. Ad esempio di sera girava con una torcia elettrica in mano come un moderno Diogene, solo che andava in cerca di sorprese, e per lui una sorpresa poteva essere qualunque cosa che per noi invece è assolutamente usuale. Ma l’uomo era fatto così, ad esempio se vedeva un bambino piangere, gli guardava attentamente le lacrime poi lo accarezzava sulla testa e sorridendo mormorava: “Sembra una pioggia di perle!” Un’altra volta vedeva una coppia che si baciava, e in quei baci vedeva il più bello dei suoi amori, cioè quello che ancora aspettava. A volte invece incontrava uno che gli chiedeva semplicemente la strada, e allora vedeva in quella persona l’uomo che cerca di continuo qualcosa e che ha bisogno di aiuto. Insomma era fatto così. Spesso negli ultimi tempi la sera spegneva tutte le luci e si sedeva vicino alla finestra. Accarezzava gli animali, parlava col pappagallo che di tanto in tanto gli rispondeva, sgranocchiava noccioline e cominciava a conversare con la gru che si ergeva proprio davanti alle sue finestre. Era lì da un mese, da quando cioè avevano iniziato la costruzione di un centro commerciale. La gru ormai lo conosceva bene. Si può dire che erano diventati amici e ogni sera si raccontavano ciò che avevano osservato durante la giornata. La gru era la prima volta che parlava con qualcuno. Tutti i manovratori che aveva avuto erano tipi silenziosi e non le rivolgevano mai la parola, tutt’al più dalle loro bocche aveva sentito solo delle imprecazioni. Invece la gru aveva visto tante cose nei vari quartieri della città e aveva tanto da raccontare. Era altissima e con un braccio lunghissimo che sembrava proteso verso l’infinito, inoltre non era più tanto giovane e, pensate un po’, sapeva anche sorridere. Si capiva che stava sorridendo quando si vedeva un leggero tremolio della luce riflessa sui vetri della cabina di comando.

Una sera, dopo un violento acquazzone, il cielo era diventato improvvisamente sereno. La luna gettava macchie d’argento sulla gru bagnata. le macchie si muovevano e la gru sembrava come se respirasse. L’uomo la guardò a lungo con ammirazione, poi alzò una mano verso di essa in segno di saluto e disse:

– Oggi sono un po’ giù di corda. E’ venuta da me una donna, madre di tre bambini. E’ rimasta sola. Il marito l’ha lasciata per un’altra. Mi ha fatto molta pena. Pensa, malgrado tutto non serba rancore al marito, non una parola di condanna, probabilmente lo ama ancora. Mi ha detto perfino che forse anche lei ha un po’ di colpa, se non è riuscita a tenerlo con sé…

– Ma come! – ha esclamato la gru: – Com’è possibile, con tutti i problemi che danno tre figli, riuscire a soddisfare il marito come il primo giorno di matrimonio?! Voi uomini siete semplicemente egoisti e crudeli, e tu che consiglio le hai dato?

– Le ho detto di non disperarsi, di farsi coraggio per amore dei figli, perché essi valgono assai più di un marito infedele. Oh, guarda! un uccello ti si è seduto sulla testa, non distinguo che uccello è, sei troppo lontana, avvicinati un po’…sì, ecco…così…mi sembra una cornacchia.

– Sì, è una cornacchia e mi sta raccontando che in una strada qui vicino c’è stata una sparatoria, un bandito è morto e un poliziotto è finito all’ospedale…

– Sai una cosa? – ha replicato l’uomo – Cambiamo discorso. Dimmi, sei contenta di essere una gru? O vorresti essere qualcos’altro?

– Sì, sono contenta di essere nata gru, ma mi piacerebbe tanto poter volare; a volte anche così mi sembra di essere un elicottero, ma vorrei volare là dove potrei essere utile a milioni di persone, vorrei vedere i loro occhi alzati su di me, raggianti di gioia e pieni di gratitudine. E tu?

– Cara mia, io…dipende…ad esempio in questo momento vorrei essere il tuo manovratore, mi piacerebbe azionare le leve che ti fanno muovere, sentirti docile e ubbidiente ai miei comandi.

– Ecco che salta fuori la tua, cioè la vostra mania del comando e dell’ubbidienza…Sai? ricordo che una volta ero impegnata nella costruzione di una grande chiesa, e a volte nel silenzio della notte sentivo Cristo che parlava, era una voce triste, mi faceva vibrare tutta. Ciò che lo rattristava di più era la mancanza di vera fede e di sincero amore. Una volta ha detto: “Che me ne faccio di una chiesa piena di gente che non mi segue fino in fondo, che non mi ama veramente per quello che io ho fatto per loro?

– Sì, ma questo che c’entra con l’obbedienza?

– C’entra, perché nessuno dovrebbe comandare. Il comando è già dentro di noi, basta ascoltare bene…

– Parli come un filosofo, ma come fai a sapere queste cose?

– Le so, perché essendo così alta mi arrivano alle orecchie migliaia di informazioni. I venti ad esempio mi sfiorano e mi sussurrano tante cose; gli uccelli si posano su di me e organizzano vere e proprie conferenze, in questo non sono meno noiosi di voi uomini, ma a volte sanno anche essere allegri e mi divertono con le loro facezie.

– Guarda, il mio cane ti sta fissando e muove la coda, gli sei simpatica.

– Sì?! E allora perché ieri mi ha fatto la pipì addosso?

– Questo è un segno di grande simpatia, non lo sapevi? Anche il gatto ti guarda avidamente. Di sicuro sta pensando di arrampicarsi su di te fino in cima…

– E il pappagallo che fa?

– Il pappagallo è il più saggio di tutti. Parla pochissimo e ascolta molto. Vorrebbe svolazzarti un po’ intorno. Può?

– Ma certo! mandamelo uno di questi giorni. Voglio rivelargli dove ho visto una bella pappagallina qui vicino.

– Ha arruffato tutte le piume, come se ti avesse sentito…

– Così l’uomo del palazzone e la gru davanti alle sue finestre trascorrevano le serate, discorrendo del più e del meno. E il tempo passava…Il centro commerciale era già ultimato. Cominciavano ad aprirsi i primi uffici. Un giorno decisero di smontare la gru. La sera prima, sapendo che sarebbe stata l’ultima, l’uomo del palazzone girava con la sua torcia elettrica attorno alla gru. La guardava attentamente e scopriva nuove sorprese. Qualcuno aveva scritto sulla base una data, erano semplici numeri, eppure all’improvviso essi gli sembrarono estremamente importanti, come solo può esserlo una data, un giorno che passa è importante perché non torna più, un giorno…sembrano solo poche ore e può decidere tutta la vita…ogni giorno che viene…quanti ancora? Così pensava l’uomo con la torcia in mano. Mentre girava intorno alla gru sentì una voce:

– Amico mio, permettimi di salutarti, voglio dirti arrivederci, non addio. Non vuoi salire un momento? L’hai tanto desiderato ed è l’ultima occasione che hai. Vieni, non è poi così difficile. Lascia la torcia ai miei piedi e arrampicati, su coraggio.

L’uomo fissava la gru come ipnotizzato. Era vero, lo desiderava tanto. Indugiò un attimo, poi si decise, posò la torcia e cominciò la salita. Saliva sempre più in alto, incoraggiato dalla voce della gru, la sentiva sempre più vicina al suo cuore…finalmente entrò nella cabina e si sedette al posto di comando. Si sentiva come nella cabina di un aereo, la città ai suoi piedi pullulava di luci e pulsava di sussurri. Il vento faceva oscillare leggermente la gru. Aveva l’impressione di essere cullato. Si sentiva felice, accarezzò le pareti della cabina e mormorò:

– Grazie, non lo dimenticherò mai…

Davanti a lui le sue finestre erano come macchie nere. A una di esse due piccole lampadine verdi lo fissavano piene di bramosia e d’invidia.

                                                                  Paolo Statuti

 

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Una Risposta to “La gru”

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