Jan Rybowicz (1949-1990), prosatore e poeta polacco

6 Nov

 

Jan Rybowicz

Jan Rybowicz

 

Dopo tanta poesia, apro ora una parentesi di prosa, pubblicando alcuni racconti brevi polacchi inseriti nella mia antologia Viaggio sulla cima della notte, edita nel 1988 da Editori Riuniti. Ho scelto i racconti in base al mio gusto personale e lasciandomi guidare dal sentimento della poesia e dai sentimenti umani. Il secondo racconto è di Jan Rybowicz ed è intitolato

 

                                            A piedi intorno al mondo

 

   L’ottantenne Michał Drozd, che viveva a carico del figlio (un vecchio scapolo di quarantotto anni), una sera, all’inizio della primavera, si alzò dal letto, sul quale stava riposando dopo aver arrancato tutto il giorno per la campagna, s’infilò il cappotto, tagliò una fetta di pane, se la mise in tasca, prese il bastone appoggiato in un angolo della stanza e si avviò verso la porta. Il figlio smise di affilare la sega, guardò attentamente il padre, chiese:

– Dove ve ne andate?

Il padre si fermò con la mano sulla maniglia e senza voltarsi rispose gridando con la voce stridula:

– A piedi intorno al mondo!

Il figlio si limitò a scuotere la testa e tornò alla sua occupazione. Il vecchio restò ancora un attimo immobile, poi risolutamente abbassò la maniglia e in modo goffo varcò la soglia, sbattendo la porta dietro di sé. Uscì dalla casetta. Diede una sbirciata al cielo, aspirando l’aria tiepida e umida. Poi batté il bastone sul tavolato della veranda e a piccoli, rapidi passetti s’incamminò.

Qualche minuto dopo, cantilenando qualcosa, raggiunse l’autostrada E-12 che attraversava il villaggio. Si fermò sul ciglio, per alcune decine di secondi rifletté se andare a sinistra, o a destra. Prendendo a destra, dopo un po’ poteva arrivare alla grande città, dov’era stato qualche anno prima in ospedale. Quel ricordo lo fece decidere. Voltò a sinistra.

Procedeva battendo il bastone sull’asfalto, senza prestare attenzione alle macchine che di tanto in tanto lo superavano. Camminando fantasticava su quei paesi lontani che vedeva alla televisione e che avrebbe visto facendo il giro del mondo.

Dopo un’oretta di marcia gli venne fame. Scese dalla strada nei campi, si sedette sull’erba coperta di rugiada, tirò fuori la fetta di pane. Mangiava lentamente. Più su, lungo la strada, le macchine sfrecciavano facendo sibilare le gomme, spingendo avanti un ventaglio di luce.

Biascicava il pane nella bocca sdentata, con le spalle addossate a un albero e le gambe distese. Guardava l’oscurità davanti a sé, là dove si stendevano i campi coltivati, dove stava per iniziare una nuova vita. Impastava con la mano libera la terra umida, sentiva tra le dita le fibre dell’erba appena nata… Sentì che gli si stava bagnando il sedere. Si mise nella tasca del cappotto il pane sbocconcellato, si sollevò a fatica appoggiandosi al bastone e tornò sulla strada.

Per un certo tempo restò di nuovo immobile, sforzandosi di ricordare da quale parte era arrivato. Una macchina che sopraggiungeva si fermò. Il guidatore, un giovanotto, abbassò il finestrino, sporse la testa.

– Dove ve ne andate, nonno? – chiese sorridente. – Volete un passaggio?

– Dov’è il villaggio di Chodaków? – chiese.

– Là – il giovane indicò con la mano dietro di sé.

Adesso sapeva. Doveva andare dalla parte opposta. Senza parlare si mosse nella stessa direzione dell’auto.

Il giovane lo seguiva lentamente.

– Dove andate, nonno? – chiedeva sporgendo la testa dal finestrino.

Il vecchio, senza rallentare, girando soltanto la testa in direzione dell’auto, rispose:

– A piedi intorno al mondo!

Il giovane scoppiò a ridere.

– Allora volete un passaggio? – ripeté.

Non rispose. Procedeva con caparbietà, battendo il bastone, ansimando leggermente. Il giovanotto continuava a restargli accanto, ma poi senza dire più niente diede gas e scomparve dalla vista del vecchio.

Allora egli si fermò. Si sentiva stanco e per un attimo pensò che fosse meglio tornare. Poi, quando il respiro si normalizzò, si premette ancora più il berretto sulla testa e con decisione riprese il cammino. Se qualcuno in quel momento gli fosse andato dietro (proprio come sto facendo io), avrebbe udito il suo respiro sibilante, l’ostinato stropiccio delle scarpe sull’asfalto e il ritmico battito del bastone: tuc, tuc, tuc, tuc…

 

Una camionetta della polizia che passava per caso lo trovò, due ore dopo, sdraiato sul ciglio della strada, completamente esausto, quasi svenuto, a quindici chilometri dal villaggio.

I poliziotti lo aiutarono ad arrampicarsi sulla vettura, gli versarono un po’ di tè dal thermos. Bevve il tè e prese a guardarsi intorno con gli occhi meravigliati.

– Di dove siete, nonno? – chiese uno dei poliziotti.

– Di Chodaków.

– Dov’è Chodaków? – domandò rivolgendosi al collega.

Quello alzò la testa, con il mento indicò davanti a loro.

– Saranno circa quindici chilometri…

– E voi dove stavate andando, nonno? – chiese il caporale.

– A piedi intorno al mondo – borbottò.

I poliziotti si misero a ridere.

– E perché, i figli vi hanno cacciato via?… Forse vi menano? – domandò il caporale.

– No – scrollò la testa.

L’autista della camionetta mise in moto.

– Vi riportiamo a casa – disse.

Il vecchio non fiatò.

Qualche minuto dopo erano a Chodaków. L’autista fermò la vettura all’incrocio.

– Dove abitate, nonno? – chiese.

– Più avanti… – mugolò.

L’autista proseguì lentamente. Lanciava occhiate furtive al vecchio, che fissava con gli occhi socchiusi la fila di casette illuminata dalla vettura. A un certo punto disse:

– Qui. In questa strada.

L’autista fermò la vettura. Il caporale aiutò il vecchio a scendere. Trattenendolo chiese:

– Vi accompagno a casa?

Il vecchio liberò il gomito con stizza.

– Ci arrivo da solo! – sbuffò.

E si diresse verso casa.

– E la prossima volta non andatevene intorno al mondo! – gli gridò dietro il caporale. – E’ troppo lontano per le vostre gambe!

– Staremo a vedere! – mugugnò il vecchio senza rallentare il passo e senza voltarsi. – Stronzo! – sputò.

In cucina la luce era accesa. Entrò nella veranda, battendo di proposito con forza il bastone raggiunse zoppicando la porta, la spinse. Come al solito, non era chiusa. Si ritrovò nell’atrio rischiarato dalla luce che filtrava dalla porta a vetri della cucina. Mise il catenaccio, entrò in cucina. La porta che dava nell’altra stanza, dove dormiva il figlio, era aperta. Posò il bastone in un angolo, si tolse il cappotto, si sedette sul letto, si levò le scarpe e i calzini. Poi i pantaloni e per ultimi la giacca e il berretto. Strascicò i piedi nudi per spegnere la luce e s’infilò con tutto il golf sotto la pesante imbottita. Giacendo supino, con gli occhi fissi nell’oscurità, cominciò a bisbigliare le preghiere.

Qualche istante dopo gli giunse dall’altra stanza la voce tranquilla del figlio:

– Siete già tornato da quel…giro del mondo?

– Sì – disse con lo stesso tono. – Ma domani andrò di nuovo!

Poi si addormentò.

Quella notte morì.

 

(Versione di Paolo Statuti)

 

Na piechotę dookoła świata (A piedi intorno al mondo), tratto dalla raccolta di Jan Rybowicz Samokontrola i inne opowiadania (Autocontrollo e altri racconti), Warszawa, PIW, 1980.

 

 

(C) by Paolo Statuti

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