Johann Sebastian Bach: Il clavicembalo ben temperato

25 Set

Ritratto di J.S. Bach, eseguito a carboncino da Paolo Statuti

Ritratto di J.S. Bach, eseguito a carboncino da Paolo Statuti


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J.S. Bach in famiglia

Tra i libri di musica di mia madre buonanima, diplomata a pieni voti in pianoforte nel 1933 presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, ho trovato un libro straordinario: Il clavicembalo ben temperato del compositore, pianista e scrittore di musica Luigi Perrachio (1883-1966). Da questo volume, edito nel 1926 dalla casa editrice “Bottega di Poesia” di Milano, ho tratto alcuni brani che propongo ora ai miei lettori in cerca di sollievo e di gioia per l’anima, con la speranza di suscitare o accrescere in loro l’amore per Johann Sebastian Bach: il compositore che trascrisse fedelmente e con umiltà ciò che gli suggerì il Cielo.

Non è un lavoro per i dotti…Il mio è un lavoro semplice.
Ed è scritto per i semplici. Che son poi quelli che sentono meglio e con più amore e in silenzio la bellezza delle cose belle. E sentono davvero ed hanno orrore delle grandi chiacchiere e di quel gran dottrinare, che è una maschera buttata sulla più incurabile delle insensibilità: la insensibilità della musica…
Se la mia fatica varrà ad invogliare qualcuno ad accostarsi alla grande creazione, o a fare più intenso il suo intenso amore, mi si tenga conto di questo. E valga a farmi perdonare le inevitabili manchevolezze di un piccolo lavoro che è ai piedi di una grande creazione…
Molte cose si ignorano intorno al clavicembalo ben temperato di Giovanni Sebastiano Bach. Questo libro che si dovrebbe leggere tutti i giorni, che Chopin ha detto – non so più quando né dove – d’aver avuto sempre sul pianoforte, è ancora per molti un mistero… E’ triste pensare ad esempio che vi siano musici o uomini che si occupano di musica che considerino il clavicembalo ben temperato come una raccolta di esercizi per educare le mani, o come una tortura per guadagnare un diploma. E’ triste pensare che vi siano uomini che passino accanto alla bellezza alla grandiosità alla poesia alla umanità di questa concezione senza avvedersene. Che passino sulla soglia di questo tempio senza desiderare d’entrarvi o senza sapervi entrare.
Se lo saprò fare, voglio essere utile a costoro.
Non spalancherò la porta del tempio: non farò tutta la luce. Ma socchiuderò un poco l’uscio, perché ciascuno se l’apra e si faccia la luce da sé…
Bach fu uomo sereno amabile e gioviale, quantunque di carattere pronto e un poco anche cocciuto – informino le controversie con Ernesti, il rettore della scuola di San Tommaso -. Fu uomo pio, profondamente e illuminatamente pio. Ebbe una vasta cultura: gli studi che aveva fatto a Lüneburg gli offrirono una base solida a quegli studi che fece da sé, per quanto la creazione e le occupazioni glielo permettevano, e che si diressero preferibilmente alla filosofia e alla teologia.
Dotato di una robustezza non comune – non fu mai ammalato gravemente – trascorse tutta la sua vita con la famiglia e per la famiglia, modestamente. Tuttavia ogni anno si concedeva il piacere di un viaggetto – per lo più a scopo di concerti – o di qualche scappata a Dresda – a udirvi l’opera italiana, che gli piaceva -. Rimase vedovo della prima moglie a Cöthen nel 1720, mentre si trovava a Carlsbad col principe Leopoldo: al suo ritorno non ebbe altro conforto che quello di piangere sulla tomba della sua compagna. Provò un dolore disperato e profondo, come attesta il figlio Filippo Emanuele. Nel 1721 passò a seconde nozze con Anna Maddalena Wülken – Anna Maddalena: dolce nome, una risonanza nella creazione di Bach…-. Fu padre di ventun figli: di questi, otto soli erano vivi alla morte di lui, quattro maschi e quattro femmine. I quattro maschi furono musicisti: non giunsero all’altezza del padre, ma furono musicisti di valore: Friedemann – quegli nel quale il padre aveva molto sperato e che finì male – Filippo Emanuele – assai noto – Giovanni Cristoforo e Giovanni Cristiano – che fu organista al Duomo di Milano nel 1754 -.
L’ultima figlia di Bach, Regina Susanna – come già la madre Anna Maddalena nel 1760 – morì in completa miseria nel 1809. Poco prima un gentiluomo aveva iniziato una sottoscrizione a favore dell’ultimo discendente di Bach: il primo a sottoscrivere era stato Beethoven…
Bach non conobbe la gloria: non ebbe la rinomanza di Händel, sepolto in Westminster come un pari d’Inghilterra. Ebbe però amici ed ammiratori, segnatamente in Germania, che – se si eccettua qualche critico acerbo come lo Scheibe – seppero apprezzare la sua opera.
La ragione di questa freddezza va ricercata in parte nella poca diffusione che ebbe la sua musica, e in parte nel fatto che, in fondo, l’arte di Bach fu estranea ai gusti del tempo, fu fuori del suo tempo. I suoi contemporanei inclinarono verso un’arte minuta, molle, se non addirittura smidollata e dolciastra: il suo pensiero sano largo robusto puro non trovò echi, non ebbe risonanze. Lui morto, la sua creazione scomparve.
Occorsero quasi ottant’anni prima che egli tornasse dal suo silenzio. Fu nel 1829, quando a Berlino Felice Mendelssohn – Bartholdy eseguì la Passione secondo San Matteo.
Il clavicembalo ben temperato fu composto da Bach con scopi, dirò, pratici: li vedremo con qualche precisione tra poco. Quello che ora desidero far notare è un lato singolare del carattere di Bach musicista: Bach ebbe la passione dell’insegnamento ed a questo fine scrisse non poca musica, specialmente per il cembalo. Questo tratto parrà singolare in un uomo di genio, l’uomo di genio essendo per noi un essere tutto assorto nel suo concepire, tutto chiuso nel lavorio immenso del sentire e dell’esprimere, staccato dalle cose di quaggiù, che per lui non sono che apparenze ed occasioni.
Tuttavia sarà bene non dimenticare che la maggior parte dei lavori a fine didattico egli compose per i suoi – la moglie e i figli – che ebbero una così bella e grande parte nella sua vita. E che ancora Bach fu uomo mite modesto portato all’affetto altrui, e non può meravigliare se egli non trascurò occasioni per fare altrui cosa utile e grata. Quel che può meravigliare, se mai, è che egli, prendendo occasioni e – direi – punti di partenza così modesti, sia arrivato ad altezze superbe ed abbia creato dei capolavori…
I due libri del clavicembalo ben temperato non sono stati composti nello stesso tempo: sono stati anzi creati in epoche assai lontane. Il primo libro è del 1722 ed è stato composto a Cöthen o – come si dice – durante un viaggio: il secondo libro ha la data del 1744, è stato composto a Lipsia ed è apparso sotto il titolo di ventiquattro nuovi preludi e fughe. Ma queste date non hanno un valore assoluto. Bach aveva l’abitudine di riprendere di ritoccare di rifare i suoi lavori, molti dei quali ebbero tre e perfino quattro versioni. Questa sorte toccò anche a molte pagine del clavicembalo: undici preludi del primo libro si trovano nel Klavierbüchlein per Friedemann – ancorché sotto un’altra veste – e non v’è dubbio che alcune pagine del secondo libro non siano anteriori anche al primo libro, che siano cioè dell’epoca di Weimar.
Bach non pubblicò che pochi dei suoi lavori: non volle far rumore intorno al suo nome… Pubblicò il primo lavoro quando aveva quarantun anni!
Ebbe l’abitudine di copiarli o di farli copiare – dalla moglie, dai figli, dagli allievi, dai copisti -. Non sempre le copie dei copisti erano perfette, perché per lo più erano copie di altre copie che il Maestro non vedeva neppure. Avevano errori di sbadataggine: ma avevano anche delle semplificazioni! Vi erano dei copisti che trovavano che certi passi erano troppo difficili e complicati e li modificavano… Questa è la ragione per cui non pochi passi di non poche composizioni – clavicembalo compreso – hanno versioni diverse.
I manoscritti di Bach, alla sua morte, furono divisi tra i figli, che in quella circostanza e dopo si mostrarono animati da un affetto filiale assai discutibile. I manoscritti che toccarono a Friedemann andarono in gran parte perduti. E Filippo Emanuele permetteva che si consultassero i suoi dietro pagamento di una somma di danaro…
La prima edizione del clavicembalo è del 1800, per opera di Nägeli di Zurigo, secondo altri per opera di Kollmann a Londra, cui seguì subito quella di Richault a Parigi. Se ne fecero in seguito parecchie edizioni. La più sicura è quella della società Bach del 1864.
Il clavicembalo ben temperato contiene 48 preludi e fughe: 24 per ciascun libro. Nel primo libro vi sono 1 fuga a 2 voci, 11 fughe a 3 voci, 10 a 4 voci e 2 a 5; nel secondo libro 15 a 3 voci e 9 a 4…
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Giunto al termine del mio lavoro, lo studioso potrebbe voler sapere se vi sono relazioni e, quali sono, tra il clavicembalo e le altre creazioni di Bach. In quale punto della creazione totale di Bach si trovi il clavicembalo.
Relazioni con le passioni, con gli oratori, con le cantate, con le creazioni religiose insomma, non possono essere che generiche. Quelle relazioni infine che sono fra le creazioni di uno stesso creatore, che sono i diversi aspetti di una figura: i molti rami che escono dal ceppo unico. Ciascuno ha il suo tratto singolare, ma tutti rivelano la comune origine.
Che Bach abbia trattato ciascun gruppo di creazioni con intendimenti singolari, con procedimenti caratteristici per ogni gruppo è chiaro e nessuno che io sappia può negarlo.
Che Bach abbia pensato a cancellare l’impronta della comune origine e quell’aria di famiglia che è in tutte le sue creazioni è inammissibile. Non potendosi ammettere che Bach cercasse di distruggere se stesso, ché sarebbe stata incoscienza o vuoto eclettismo.
Le relazioni con le cantate e le passioni sono generiche e lontane anche per una ragione di sostanza e di indirizzo.
Di sostanza in quanto quelle creazioni hanno una delimitazione chiara e finita, determinata dalla natura dei testi sui quali poggiano, che nel clavicembalo manca, essendo esso musica pura e libera…
Di indirizzo in quanto quelle creazioni sono state composte a solennizzare ricorrenze per lo più religiose ed erano indirizzate a moltitudini di uomini. Mentre il clavicembalo – non dimentichiamolo mai – è composto per l’intimità dolce e silenziosa della casa, e quanto a caratteri ha, sì, qualche espressione di fede profonda, ma ne ha molte altre ancora ed è come un piccolo grande specchio della nostra anima…
Le relazioni sono generiche e assai lontane anche fra il clavicembalo ben temperato e la creazione per organo. La vivacità di linee, la mobilità nell’intreccio delle voci e quello spostare temi e frammenti che son propri del clavicembalo non si trovano nella creazione per organo.
Le minuzie, le finezze dei particolari, le delicatezze di sfumature che sono nel clavicembalo dovunque e, in genere, nella creazione clavicembalistica, non si vedono nella musica per organo, che va sempre a grandi linee, a episodi larghissimi, a masse di suono maestose, a volumi ampi…L’organo inoltre si trova quasi esclusivamente nei grandi e vasti ambienti, nelle chiese, in cui corrono grandi distanze fra lo strumento e gli uditori. Dove sono ampie risonanze e riflessi di risonanze e spesso anche risonanze non felici che portano alla confusione e non consentono le finezze, le combinazioni e quella mobilità e ricchezza tonale che stanno perfettamente in un piccolo ambiente.
E le relazioni tra il clavicembalo e la musica per strumenti quali il violino, la viola da gamba, il flauto? Mostrerei mancanza di sensibilità se negassi che ci siano interferenze fra la maniera di disegnare nel clavicembalo e quella di questi strumenti. Soprattutto fra la maniera cembalistica e violinistica… Va notato che queste interferenze sono più frequenti nel primo libro del clavicembalo che non nel secondo. Dove si direbbe che Bach poco a poco si stacchi dagli strumenti per appartarsi in una regione superiore dove il suono s’immagina infinitamente bello e puro, espressione di un pensiero non più umano e terrestre…
Dove si sente soprattutto la vicinanza del clavicembalo è soprattutto nelle cosiddette invenzioni: che sono state composte poco prima e poco dopo, probabilmente insieme col primo libro.
E’ soprattutto lo stile che pone queste piccole perfette creazioni attorno e presso il clavicembalo.
Lo stile polifonico, ad imitazioni, fugato.
E non lo stile polifonico in genere, che si ritrova in quasi tutta la creazione di Bach, ma questo stile polifonico, questa maniera di condurre le parti e di combinarle per farne un tessuto chiaro puro e trasparente infinitamente melodioso, dove tutto parla, tutto canta, dove tutti i particolari sono curati con infinito amore, dove non ci sono pleonasmi inutilità freddezze, dove ogni applicazione tematica è foce e sorgente d’un pensiero, dove il linguaggio giunge ad una ricchezza e varietà d’espressioni illimitata.
Le invenzioni non sono così profonde e così vaste come il clavicembalo…ma la loro varietà è bellissima. Ciascuna è un quadretto preciso e chiaro, senza richiami e senza somiglianze con gli altri. Ciascuna è una creazione compiuta e perfetta…
Tuttavia, nonostante le relazioni più o meno lontane con le altre creazioni, nonostante la vicinanza delle invenzioni, il clavicembalo ben temperato non cessa di occupare una posizione singolare e unica nella creazione di Bach.
Mirabile per l’immensità della forza creativa, per l’indefinito rinnovare del pensiero, della sensibilità, della concezione: per la vivacità e la freschezza delle scene e delle pitture: per quel comporre che è sempre nuovo e diverso…
Creazione grande come le più grandi di Bach, delle quali ha tutte le bellezze d’espressione e le profondità…Bellissima fra le bellissime per la poesia che vi spira, per gli affetti nobili e puri, per il dolore e per la gioia, per la vastità e le finezze, per la spiritualità e l’interiorità pensosa… Immagine viva del buon creatore che sereno creò fra dolori e tristezze, nel sordo agitare delle vicende e delle ambizioni umane, figura alta e maestosa che si leva con altre poche sulla immensità grigia dolorante e sconfortata delle moltitudini, di cui seppe e disse le aspirazioni sublimi, i sentimenti più puri: la fede sconfinata, l’amore del bello, la dolce bontà paterna.
Luigi Perrachio

Propongo l’ascolto del Preludio e Fuga 1 in do maggiore (com’è noto il preludio fu adattato da Charles Gounod per la sua celebre Ave Maria), eseguito da Friedrich Gulda nel 1972, presso MPS – Tonstudio, Vilingen, Germania.

http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0CCQQtwIwAA&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D0KQW2YnCUrE&ei=sRskVM_iJovhywOOkoDQBQ&usg=AFQjCNEKcVenEOYkvoAwWpVPwVXRKOAbvQ

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Una Risposta to “Johann Sebastian Bach: Il clavicembalo ben temperato”

  1. Cesare Maoli maggio 19, 2016 a 5:24 pm #

    Bellissimo e importante questo articolo-saggio sul capolavoro “didattico” di Bach. L’ascolto di quest’opera mi ha impressionato tanto a fondo da conquistarmi all’amore del genio di Eisenach, di cui, partendo proprio dal secondo libro del “Clavicembalo” ho iniziato a conoscere molte altre opere, con una particolare predilezione per la musica da camera strumentale. Apprezzo moltissimo l’interpretazione che ne dettero, al piano, Friedrich Gulda come altri maestri (Arrau, Richter, Maria Joao Pires), ma condivido con la maggioranza degli appassionati bachiani l’opinione che l’interpretazione ideale, forse insuperabile, sia stata quella dell’eccentrico, originalissimo Glenn Gould. Credo che il “Clavicembalo ben temperato” contenga al suo interno delle perle musicali così straordinarie che si gioverebbero, in qualche caso, di una trascrizione per orchestra, che ne valorizzerebbe più di quanto possa farlo una tastiera il magnifico percorso armonico e melodico. Un esempio di questa possibilità lo vedo, per citarne solo uno, nel Preludio in Fa minore del Primo Libro. Mi dispiace di non possedere una conoscenza del computer sufficiente a inserirlo qui per proporlo all’ascolto. Forse potrà farlo Paolo Statuti per tutti i frequentatori del suo blog. Gliene sarei molto grato. Complimenti ancora e cordiali saluti. Cesare Maoli

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