Amedeo Modigliani

17 Giu
Amedeo Modigliani

Amedeo Modigliani

Jeanne Hébuterne

Jeanne Hébuterne

Il pittore maledetto – Amedeo Modigliani (1884-1920)

Dal sito web polacco “Tu Stolica i Okolica” (“Qui la Capitale e Dintorni) – Kontakt 24, ho tradotto per i miei lettori questo articolo di Maria Cholewczyńska, apprezzata e nota filologa che collabora con molte riviste culturali polacche.

Se “ogni vita è un romanzo”, allora la vita di Modigliani, così creativa e conclusasi così presto, può essere definita la “leggenda delle leggende”. L’uomo, la cui condotta e la cui figura sono sinonimi di disordine, in realtà era ossessionato dalla perfezione. Voleva raggiungere la maestria, e grazie a un lavoro sfibrante e al grande talento, infranse barriere insormontabili per altri – è questa l’essenza della complessa personalità di Amedeo Modigliani, eccentrico individualista dotato di un talento straordinario e invischiato nel dramma della propria vita.
Per nessun artista del XX secolo la leggenda fu tanto benevola e al tempo stesso ingrata. Bello come un adone, adorato dalle donne, noto col vezzeggiativo di Modì, che riassume la sua personalità e significa in un gioco di parole francese peintre maudit: Modì le maudit, cioè uno di quei pittori infelici e condannati alla perdizione. L’apocope del cognome Modigliani sarà strettamente legata al suo destino, mentre per ironia della sorte Amedeo significa “il prediletto di Dio”.
Forse era nato sotto una cattiva stella? Diciamo piuttosto sotto la stella della creazione e di un tragico fato. Spirito aristocratico, principe dell’arte dell’eleganza, arguto, intelligente, maestro di declamazione della poesia di Dante, di temperamento litigioso. Scultore per passione, si realizzò principalmente nella pittura di ritratti e nudi. Classico esempio della tesi: l’amore è l’arte, l’arte è l’amore. Amedeo – esule solitario, nomade alato, proveniente da Livorno, viveva i suoi rari slanci e le frequenti cadute artistiche e amorose a Parigi, condividendole con gli amici più intimi, tra i quali i pittori Chaim Soutine e Utrillo, il mercante d’arte Leopold Zborowski e il poeta Max Jakob. Il cammino artistico di Modì s’incrociò con quello di Picasso, ma i due si discostarono manifestando avversione l’uno per l’altro. Picasso ben presto si arricchì grazie alla sua fama. Modigliani conosceva il valore del suo talento, in modo ossessivo desiderava il consenso e l’immortalità per le sue opere, ma in vita non riuscì a raggiungere la fama che sognava. Avvilito dal mancato acquisto dei suoi quadri e disegni, spesso li distruggeva, li gettava via o li cedeva a un prezzo irrisorio. Si isolò dagli “ismi” di moda (cubismo, espressionismo, futurismo) e dalla “cricca di Picasso”. Si lasciò guidare dalla sua individuale melodiosa linea e grazia, dal caratteristico arabesco, dal serpeggiante andamento dell’ovale del viso, dai colli allungati, dagli occhi senza occhi. Amedeo – “artista dell’abisso”, secondo il giudizio di M. Dale, creava i suoi quadri come “versetti che descrivono la paura, la sofferenza, la morbosa sensibilità dei suoi modelli”. I. Erenburg paragonò i suoi ritratti a “bambini offesi”.
Modigliani – costante scandalo per il borghese parigino, ebbe diverse avventure amorose con le sue modelle, ma come Živago cercava la sua donna, come Dante cercava e trovò la sua Beatrice, anche Modì scoprì di amare di un amore puro la pittrice Jeanne Hébuterne – ragazza taciturna, eterea, slanciata come la cattedrale gotica di Chartres, dai “capelli color cocco”, chiamata per questo “Noix de Coco”, che si suiciderà il giorno successivo la morte di Modigliani.
Alla diletta Jeanne che chiedeva a Modì, perché non dipingesse i suoi occhi, egli rispose che li avrebbe trovati nel quadro, quando egli sarebbe arrivato alla sua anima. Mantenne la parola. Per il bellissimo ritratto di Jeanne incinta l’artista fu premiato in un concorso di pittura, ma purtroppo soltanto in punto di morte; i suoi occhi non avrebbero più visto gli artisti che lo applaudivano, compreso Picasso.
Modigliani fu un artista nemico di se stesso. Sciupò prematuramente il grande talento disperdendolo. Lasciava nel suoi quadri lettere, segni, aforismi vicini alla sfera esoterica e alla tradizione cabalistica.
L’artista visse soltanto 36 anni. Concordo con chi sostiene che fu una personalità “non adatta all’ipocrisia del mondo e al cinismo della gente”.
I preziosi schizzi di Amedeo si trasformarono in oro troppo tardi per lui. Subito dopo la morte i suoi quadri raggiunsero prezzi astronomici. Ma il “miracolo” della fama non poté essere goduto da colui che fino all’ultimo restò fedele a se stesso, al suo talento, che creò con passione secondo il principio: “Creare come un dio, governare come un re, lavorare come uno schiavo”, lavorare non dando retta a nessuno e raggiungere la maestria. E’ triste e amara una civiltà che non apprezza al momento opportuno il genio. Oggi Modigliani figura nel Libro d’Oro delle Celebrità – “oggi, quando tutto è imbellettato, drammatizzato, e siamo saltati oltre la vita, quando tutto è sopravvalutato, surrealistico, e certe espressioni hanno perso il loro significato” (C. Brancusi).

Maria Cholewczyńska

Alcuni quadri di Amedeo Modigliani

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Riproduzione a matita di Paolo Statuti

Riproduzione a matita di Paolo Statuti

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(C) by Paolo Statuti

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3 Risposte to “Amedeo Modigliani”

  1. Antonio Turco luglio 20, 2014 a 9:22 am #

    Bello l’articolo di Maria C. Riporta i tratti essenziali di una vita ed un carattere difficilmente definibili. Solo però un paio di appunti:
    Picasso non solo non avversava Modigliani ma gli era affezionato come da testimonianza diretta della sua prima moglie contenuta nella recente biografia di Herbert Lottman. Un ulteriore dimostrazione è la presenza di un suo quadro nel Museo Picasso di Parigi nella sezione riservata alla collezione personale di Picasso.
    Modigliani era tale per una sua cornice non difficile da definire: la consapevolezza della sua malattia, che doveva convivere con il suo spirito di artista, di uomo colto che cercava in quel ristretto periodo di tempo che la vita gli concedeva di portare al traguardo la sua arte e con essa la sua vita. Il tutto mantenendo una assoluta onesta intellettuale di uomo onesto con sé stesso che gli impediva ogni possibile scorciatoia di spunti presi dalle correnti pittoriche, e dai grandi geni suoi contemporanei. Una scelta di vita dettata anche dalla consapevolezza della sua grandezza, dimostrata dagli apprezzamenti dei grandissimi pittori suoi amici, e per questo ancor più tormentata dalla ricerca della sua “linea” definitiva. In questo contesto di difficoltà intellettuali enormi, di miserie e di frustrazione vanno lette le sue tendenze alle trasgressioni e non alle facili necessità di creare un mito.

    • paulpoet luglio 20, 2014 a 11:22 am #

      Grazie anche per i suoi interessanti appunti.

  2. beatricecarducci febbraio 23, 2016 a 9:05 pm #

    Bell’articolo e bella lezioni su questo grande artista che molto mi sta a cuore. La sua vita sregolata e la sua anima maledetta gli hanno fatto creare capolavori immensi. Mai potrò dimenticare la frase “quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi.” Gli occhi sono davvero lo specchio dell’anima.

    Beatrice

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