Henry Wadsworth Longfellow (1807-1882)

30 Mag

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La Divina Commedia nella versione di Paolo Statuti

Un uomo davanti alla cattedrale,
Vinto dalla polvere e dal sole ardente,
Posa il suo fardello e riverente
Entra, si segna e in ginocchio cade
Per recitare un pater in quel ritiro;
Dal chiasso del mondo così distante;
Il rumore della strada assordante
Diventa simile a un sospiro.
Quando qui ogni giorno entro anch’io,
E lascio il mio fardello sul sagrato,
Prego, non mi vergogno di pregare,
Svanisce un confuso mormorio,
Il tumulto del tempo sconsolato,
Mentre l’eterna età resta a guardare.

II
Le torri ornate di sculture strane!
Nelle pieghe dei loro vestiti
Gli uccelli fanno i loro nidi;
Un tetto di foglie copre il portale,
La chiesa sembra una croce in fiore!
Ma i demoni e i draghi dai doccioni
Guardano il Cristo morto tra i ladroni
E più in basso Giuda il traditore!
Ah! da quali pene del cuore e della mente,
Da quali esultanze, da qual conforto,
Da qual tenerezza e odio del male,
Da qual grido di un’anima nei tormenti,
Questo poema di terra e cielo è sorto,
Questo prodigio di canto medievale!

III
Io entro, e nell’oscurità ti noto
Delle lunghe navate, o poeta saturnino!
E i miei passi ti seguon da vicino.
L’aria è satura d’un profumo ignoto;
Il corteo dei morti si scosta nell’ombra
Per farti passare; brillano i ceri;
Come a Ravenna nelle pinete i corvi neri
Gli echi volano di tomba in tomba.
Dai confessionali levarsi sento
Le prove di drammi dimenticati,
E un lamento dalle cripte proviene;
E di una voce celestiale intendo
Le parole “Pur se i vostri peccati
Sono scarlatti, saran come la neve”.

IV
Con un velo e in abito rosso vivo,
Sta dinanzi a te, colei che tempo fa
Colmò il tuo cuore di passione e ansietà
Da cui uscì il tuo canto divino;
Quando il tuo nome pronuncia con rampogna,
Il ghiaccio che avvolge il tuo cuore
Si scioglie come neve sui monti, e scorre
Dalle tue labbra in singhiozzi di vergogna.
Tu confessi; e un raggio piovuto
Come dall’alba su una buia foresta,
Sembra aumentare sulla tua fronte eretta;
Lete e Eunoe – del sogno sovvenuto
E del dolore obliato – alfine resta
Quel perdono che è la pace perfetta.

V
Io sollevo gli occhi, e le volte
Splendono coi Santi martirizzati
E poi nell’aldilà glorificati;
E la grande Rosa mostra sulle foglie
Il Trionfo di Cristo, e degli angeli i canti,
Con splendore a splendore aggiunto;
E Dante a Beatrice di nuovo è congiunto,
Non più rampogne, ma sorrisi elogianti.
E l’organo suona, e invisibili cori
Cantano inni di pace e di amore
E dello Spirito la benedizione;
E rintocchi di campane sonori
Sopra ogni tetto e nei cieli del Signore
Proclamano la Sacra Elevazione!

VI
O stella del mattino e della libertà!
Tu hai portato la luce, che perenne
Sulle tenebre degli Appennini splende,
Messaggero del giorno che verrà!
La voce della città e del mare,
La voce dei pini e delle cime,
Ripete il tuo canto, finché le tue rime
Saran la via dell’italico pensare!
Il tuo nome da ogni altezza è volato
In tutte le nazioni, e un suono è udito,
Come di un forte vento, e da uomini colti,
Stranieri di Roma, da ogni iniziato,
Nella loro lingua tu sei capito,
E sono stupiti e dubitano in molti.

(C) by Paolo Statuti

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