Poesia e musica

18 Mar

Poesie russe sugli strumenti musicali tradotte da Paolo Statuti

Vladimir Majakovskij (1893-1930)

Il violino e un po’ nervosamente

Il violino coi nervi tesi, supplicando,
a un tratto scoppiò in pianto
così infantilmente,
che il tamburo non resse:
“Bene, bene, bene!”
E lui stesso si stancò,
non finì di ascoltare il violino,
sgattaiolò in fretta
e se ne andò.
L’orchestra estraneamente guardava
il violino che si sfogava nel pianto
senza parole
senza tempo,
e solo chissà dove
uno stupido piatto
strepitava:
“Cos’è?”
“Com’è?”
E quando il flicorno –
cornoramato,
sudato,
gridò:
“Scemo,
piagnone,
asciugati!” –
io mi alzai,
barcollando, mi arrampicai tra le note,
tra i leggii curvi per lo spavento,
chissà perché gridai:
“Mio Dio!”,
mi buttai al collo di legno:
“Sai una cosa, violino?
Noi ci somigliamo tremendamente:
ecco anch’io
urlo –
ma non so dimostrare nulla!”
I musicisti ridono:
“S’è invischiato e come!
E’ venuto dalla fidanzata di legno!
Che testa!”
Ma io – me ne frego!
Io – sono un bel tipo.
“Sai una cosa, violino?
Dai –
Vivremo insieme!
Sì?”

Mirra Lochvizkaja (1869-1905)

Il violoncello

Un cieco sonava. L’anima rapita dall’incanto.
Si levava il petto – di nuovo si abbassava.
L’archetto, come lama, inferiva i suoi colpi,
E come sangue da un taglio il canto si versava.

E si sentiva nel lamento del violoncello
Il coro dei dèmoni, che si dimenano nell’ira.
I miei sogni volavano nell’eternità, –
Egli m’invitava in una nebbia di stelle priva.

Egli mi chiamava alla follia dell’oblio,
Dove si estingue del pianto il sacro gioire.
Ronzava l’archetto. La serpe univa gli anelli.
Oh, lasciami vivere! Oh, lascia ancora soffrire!

Ljudmila Desjatnikova (1964-2001)

* * *
Viene meno il suono, il „la” è tenuto in silenzio.
Il pianoforte si addolora, dal fremito oppresso.
E solo la musica, a chi tocca, deciderà.
Dalla gravitazione delle stanze – nell’universo.

La creazione delle dita e delle stanche corde,
L’ombra delle voci di villaggi illusori,
Dei fiumi mattutini la risacca lilla
E lo slancio degli orti, dove ali e non radici trovi.

Risuona ancora, non lasciarci atterrare,
Risuona ancora, cambia vestiti in abbondanza,
Affinché ognuno possa levarsi in volo o schiantarsi
Nelle tremende sommità della musica-speranza.

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