Milada Kowalewska

23 Nov

 

 

   Poetessa e pittrice polacca, sponsor di una società zoofila, artista eccentrica e di forte temperamento. Nacque il 27 dicembre 1918 a Przemyśl. Dal 1936 studiò pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Cracovia con i professori Władysław Jarocki e Ignacy Pieńkowski. Moglie del pittore Zbigniew Kowalewski. Nel 1990 ha pubblicato due raccolte di poesie: Peryferie (Periferie) e Ściśle intymne (Strettamente intimo). Il poeta e critico letterario Andrzej Warzecha nella sua recensione di queste raccolte ha scritto tra l’altro: “Mi è difficile esprimere un giudizio categorico e definitivo sulla creazione di Milada Kowalewska. Si tratta infatti di poesie spesso difficili da interpretare in modo semplice, ma di una cosa sono certo: in queste raccolte ci sono versi che possono restare a lungo nella mente di un lettore sensibile, se non per sempre”. Morì l’11 gennaio 2011 a Radzanów, presso Busko Zdrój, quando stava preparando il suo terzo volume di poesie, circondata e “assistita” dai gatti abbandonati di tutte le razze, da lei accolti e amorevolmente mantenuti. I gatti ricorrono spesso nei suoi versi; in uno di essi, rivolgendosi al marito, dice: «Ascolta -/ sullo spesso/ piano/ della notte/ il gatto/ incide/ buoni versi». In Polonia la conoscono in pochi. Io l’ho scoperta per caso, quando lessi anni fa la sua poesia “La bambina nel ghetto” su una rivista letteraria. Ma anche senza questo, sono sicuro che prima o poi un suo gatto riconoscente mi avrebbe miagolato nel sonno il suo nome. La sua poesia è semplice, sentita, spontanea, proprio come piace a me. Ecco alcuni suoi versi nella mia versione.

 

Poesie di Milada Kowalewska tradotte da Paolo Statuti

 

Il nido

cedronelle pièridi bombi

verbaschi giaggioli luppolo

erba sassi ghiaia e io –

uovo malcovato dal vento

sollevato – uovo che scoppia

di felicità tra

il gracidio delle rane

 

 

 

La città

 

Respiri fucilati

sussurri investiti

sospiri

          così nostalgici

perché qualcuno li senta

Chi crede qui che

I morti voltano

                        le pagine

di un libro un giorno scelto

e non finito di leggere

Chi otterrà di parlare

a un fuscello nei capelli

chi sa del fruscio

di una rossa farfalla quando

la voluttà del succhiare

le schiude le ali

per me soltanto la questione

che nel ronzio del boiler

                               il lamento di una mosca

sotto il paralume

mi arriva senza sosta

 

 

La bambina nel ghetto

 

Temeva

più

per la sua bambola

che per se stessa:

 

a una certo

momento

le coprì

gli occhi

perché

non morisse

di paura

 

riuscì nell’intento:

la bambola

vive ancora oggi

e il mondo legge

nei suoi occhi che

nulla è successo

 

Il pianeta zoppicante

 

Politici rissosi

Cacciatori ottusi

Mariti come i politici

Mogli come i mariti

Animali affettuosi

Drogati innocenti

                          come Angeli

Angeli come i poeti –

inebriati dalla missione di aggiustare il pianeta

e –

questo è davvero scandaloso –

                           niente volano soltanto

(e il diavolo si raddoppia e si triplica)

 

 

 

 

 

 

L’Apocalisse?

 

Cadranno

dal cielo

i grembiulini di scuola

 

Sorgeranno

dai morti

i nostri animali

 

Arriveranno in volo

da qualche parte

i nastri persi tanto tempo fa

 

Subito

alla prima

lezione sotto il Melo

un fiocco

uno di noi annoderà

al collo

del serpente del paradiso

 

Fuga nell’autunno

                           A Danka Wiśniewska

Là dove

ottobre

in società col vento

la sua moneta

conia senza tregua

per una carezza

– appena imbrunisce –

frusciando, sul fondo

 

 

della zecca scivolano

le anime degli animali

verso la dimora

—  —  —  —  —  —  —

(E’ piuttosto difficile

accogliere un’ombra

in modo che la gioia della visita

sia reciproca)

E così ogni sera

finché

          invece delle foglie

comincerà a cadere la neve

(Delle segrete forze della neve

parlerò altrove)

 

Accordatura degli strumenti

                                                     A Maciek Makarewicz

 

Scrivevi chiedevi se le schiere dei mughetti da me già

s’erano mosse ti piacerebbe la parata Rispondevo fa’ presto

se vuoi vedere le lance Ma tu non c’eri in questa sfilata

(oppure: tu non c’eri nella mia radura) Come da te

deve essere calda questa estate hai sospirato alla busta che

la bambina del postino ha lasciato sull’erba presso il cancello

E qui che mele ho contraccambiato la lettera Hai fatto in tempo

a ringraziare ma non ad assaggiare E qui l’autunno fruscia

come un secco e fine broccato Dunque scriverai io

risponderò che ci incontreremo a Cracovia Nelle fredde

casematte cittadine avvolto nei plaid bevendo il tè

e circondato dai gatti di nuovo abbozzerai i piani per l’estate

 

 

 

 

Il peccato

 

In viaggio sventatamente gettarsi

le finestre non chiudere del tutto

i venti leggermente far entrare

cacciare l’uccello dietro il vetro

proibire il ritorno

per noi volare liberamente

per l’uccello zampettare

per noi i ruscelli nel bosco

e per l’uccello la sete

scheletrisci uccello

ti seppelliremo con affetto

ci vuole il tuo tormento

per turbarci a dovere

 

(il cadaverino leggero come piccola piuma

e il peccato pesante come un secchio di assenzio)

 

Frivola fugacità

 

Diceva una volta la vecchia B.

                     (che è già morta)

a mia zia M.

                     (che è già morta)

di non dire a mia suocera

                     (che è già morta)

di avermi vista col mio amante S.

                     (che è già morto)

E non era S., ma Z.

                     (che è già morto)

 

 

 

 

Bombay gentile

esegue Chopin

                                              Ad Ala e Janusz

                                              Jurewicz

                                              telegramma)

 

Il nostro gatto defunto

Bombay

fa carriera

nei miei sogni

da sempre era chiaro che

avesse l’orecchio assoluto

ma trovarlo allo Steinway

a sonare

la Trauermarsch!

(e come la eseguiva)

 

L’impero delle foglie

                                                 Ad Halszka

 

Quando di nuovo viene l’autunno

con i suoi minerali, col violino

a tracolla (come dalla caccia)

torna dalla tournée per il mondo

la mia amica con un grido

CALIFORNIA con un grido SPAGNA

 

(mentre io studio la mappa – il GRANDE

FOGLIAME D’AUTUNNO)

 

 Si vanti pure la Bella poi

le mostrerò come viaggio io e

quali imperi visito

 

(finché gli alberi mi getteranno

i loro folder)

 

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

 

 

Milada Kowalewska: Paesaggio con cuffie

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Milada Kowalewska: Susanna e i vecchioni

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Milada Kowalewska: Disegno

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