Poesia polacca

20 Feb
Juliusz Słowacki

Juliusz Słowacki

Juliusz Słowacki e il papa Slavo

  

   Il 1 giugno 1846 morì il papa Gregorio XVI, che era salito al soglio pontificio il 6 febbraio 1831, quando la Rivolta di Novembre in Polonia era al suo culmine. Ricordo qui che essa, conosciuta anche come Rivoluzione Cadetta, fu una ribellione armata contro il dominio dell’Impero russo in Polonia e Lituania. Essa fu sedata dall’esercito russo il 5 ottobre 1831. Gregorio XVI temeva soprattutto una rivoluzione, e il 15 febbraio 1831, pochi giorni dopo la sua elezione, inviò un primo cauto monito ai vescovi polacchi, sollecitato dal principe Grigorij Gagarin, ambasciatore russo a Roma, secondo il quale i fatti di Polonia si ispiravano alle idee del pensatore cattolico francese Lamennais (1782-1854), la cui difesa di una conciliazione tra cattolicesimo e liberalismo lo aveva portato a una rottura con la Chiesa. Poi, su esplicita richiesta dell’ambasciatore russo, il papa emanò l’enciclica Cum primum (9 giugno 1832), in cui condannava la Rivolta polacca, attribuendola tra l’altro a intrighi della massoneria. La morte di questo papa fu quindi accolta con gioia non solo in Polonia, ma anche in Italia (Mazzini, Garibaldi) e in altri paesi. Si sperava ora in un pontefice meno dispotico e più liberale.

   Dopo un conclave durato appena 48 ore, il più breve nella storia della Chiesa, il cardinale Mastai fu scelto in una rosa di 52 cardinali e prese il nome di Pio IX. In questo contesto storico Juliusz Słowacki (1809-1849), il più grande poeta romantico polacco accanto ad Adam Mickiewicz (1798-1855), tra il 1 e il 16 giugno 1846 scrisse la sua celebre e profetica poesia “Tra le discordie la grande campana…” Słowacki era guidato dall’idea del bene della Chiesa, ma anche delle nazioni e soprattutto della Polonia. Infatti, Pio IX fu molto benevolo verso quest’ultima, e non solo non condannò la Rivolta di Gennaio (1863), ma la sostenne. Słowacki, scrivendo sulla necessità di eleggere un papa slavo, aveva dunque in mente un papa favorevole agli Slavi, oppure sensu stricto pensava a un vero e proprio Slavo, ciò che allora non si verificò? Qualunque fosse il suo pensiero, oggi sappiamo con certezza che ciò avvenne più tardi, quando cioè 133 anni dopo, la profetica visione di Słowacki si avverò con l’elezione del papa polacco Giovanni Paolo II.

   Che anche oggi, nel prossimo nuovo conclave un altro papa slavo salirà al soglio pontificio?

   Per questo mio post mi sono avvalso parzialmente dell’articolo “Il papa slavo” del poeta e critico letterario Stanisław Stanik, pubblicato dal settimanale “Myśl Polska” (Il pensiero polacco) del 16 maggio 1999.

 

Pubblico qui la mia versione della profetica poesia di Juliusz Słowacki

 

Tra le discordie la grande campana…

 

Tra le discordie la grande campana –

        Iddio ha battuto,

Per il Papa Slavo è risonata,

        Il trono è dischiuso.

Dinanzi alle spade egli non fuggirà

        Come quell’Italiano,

Egli audace come Dio le affronterà;

        Per lui il mondo – è vano.

 

Il suo volto, raggiante come il sole,

         E’ fiaccola ai fedeli,

Dietro a lui accorreranno le folle

         Nella luce dei Cieli.

Alle sue preci i popoli e non solo –

         Al suo comandamento –

Anche il sole si fermerà con loro,

          Perché la forza – è portento.

 

Egli ormai è vicino – nuovo dispensatore

          Delle forze terrene,

Si ritrarrà il sangue alle sue parole –

          Nelle nostre vene;

E nei cuori sgorgherà la sorgente

          Della luce divina,

Creerà ciò che nasce nella sua mente,

          Perché la forza – è vita.

 

E occorre la forza per sostenere

          Del mondo il fardello…

Ecco dunque che il Papa Slavo viene,

          Dei popoli – fratello…

Ecco che già versa nei nostri cuori

          I balsami del mondo,

E una schiera d’angeli – coi fiori

          Gli prepara il soglio.

 

Dispenserà l’amore, come i potenti

          Dispensano le armi,

Mostrerà la forza dei Sacramenti,

          Con il mondo sui palmi.

La sua colomba-parola recherà

          La soave novella,

Che lo Spirito regna e risplende già

          Come fulgida stella;

Sopra di lui, dall’uno e l’altro lato,

           S’aprirà il cielo radioso,

Perché egli sul trono s’è mostrato

           E crea il mondo e il trono.

 

Affratellerà le genti del pianeta,

           E dato il comando,

Gli spiriti giungeranno alla meta

           Attraverso il pianto.

Di cento nazioni lo aiuterà così

           La sacramentale sorte,    

E il frutto degli spiriti  apparirà qui

           Davanti alla morte.

 

Torrà alle piaghe del mondo il marciume,

           I rettili – i vermi,

Apporterà l’amore e la salute

           E salverà gli inermi.

Netterà l’interno dei templi e il sagrato,

           E di grazia adorno,

Mostrerà Iddio nel Suo creato,

           Chiaro come il giorno.

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

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