Il Natale polacco con Władysław Stanisław Reymont

5 Dic
Władysław Stanisław Reymont

Władysław Stanisław Reymont

Una Vigilia di Natale con Władysław Stanisław Reymont

 

   Władysław Stanisław Reymont, lo scrittore che assieme a Stefan Żeromski impresse una svolta decisiva alla letteratura polacca tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, nacque il 6 maggio del 1867 nel villaggio di Kobiele Wielkie, nei pressi di Radomsko, e morì il 5 dicembre del 1925 a Varsavia. Fu un autodidatta che seguì una strada insolita – da lavorante in una sartoria a vincitore del premio Nobel nel 1924, un anno prima della morte.

   Figlio di un organista, tentò diversi mestieri. Fu novizio in un convento di Paolini, da cui ben presto fuggì, comparsa in un teatro ambulante, semplice impiegato delle ferrovie e aspirante sarto. Finalmente scoprì in sé il talento letterario. Era un epico nato, fornito di straordinaria perspicacia, eccellente memoria, fertile immaginazione e di grande sensibilità per le bellezze della lingua, e questi pregi compensarono la mancanza d’istruzione e gli consentirono di farsi una vasta eterogenea cultura letteraria.

   Dopo aver provato dunque diversi mestieri, nel 1893 iniziò la sua carriera di scrittore sul Settimanale Illustrato e su altre riviste di Varsavia. Già i primi articoli e racconti gli valsero incoraggiamenti e giudizi lusinghieri. Testi come La morte e La cagna mettevano a nudo la cruda verità sulla vita nelle campagne. Tre anni dopo uscì a Varsavia il primo romanzo di Reymont – La commediante, e nel 1897 la seconda parte dello stesso, intitolata Fermenti. In questi due libri lo scrittore incluse molti ricordi del suo vagabondare giovanile assieme alla troupe teatrale.

   Nel 1899 apparve il grande romanzo La terra promessa – l’opera che doveva dargli definitivamente una posizione di prestigio nella letteratura del tempo. E’ un quadro artistico, vivo e pulsante di Łódź, che da piccolo borgo con poche fabbriche, negli ultimi anni del XIX secolo era diventata una grande città industriale. Reymont ne mostrava in modo realistico il travolgente sviluppo. Questo romanzo consacrò per sempre la fama dello scrittore, il suo talento così originale, la sua capacità di rappresentare il mondo in modo così efficace e perentorio. Da questo libro sono stati tratti due film. Il primo fu girato nel lontano 1927. Il secondo, realizzato da Andrzej Wajda a metà degli anni ’70, ottenne il I premio al Festival Cinematografico Internazionale di Chicago.

   Ma l’opera maggiore di Reymont fu il romanzo in quattro volumi I contadini, pubblicato negli anni 1904-1905. E’ una vasta epopea della campagna polacca, alla fine del XIX secolo, considerata uno dei grandi capolavori del romanzo realistico europeo di quel periodo. In nessuna altra opera sulla campagna polacca è possibile trovare una così profonda conoscenza della vita quotidiana del contadino. Il romanzo di Reymont non idealizza la vita nelle campagne. La dura lotta per l’esistenza, il desiderio di possedere la terra, l’amore e l’odio – sono gli elementi che formano questa straordinaria epopea e ne fanno non solo un documento storico, ma soprattutto un’opera che analizza in profondità le esperienze e i sentimenti umani.

   E’ un grande inno al lavoro e all’amore per la terra natia. Proposto per il premio Nobel, il romanzo I contadini fu preferito alle opere di scrittori come Thomas Mann, Thomas Hardy, Maksim Gor’kij e Stefan Żeromski. Uno dei membri della giuria, ricordando che era il secondo Nobel assegnato a uno scrittore polacco, dopo Henryk Sienkiewicz, disse: “La Polonia finora ha avuto una letteratura che descriveva la vita della nobiltà. Reymont la completa ora con un romanzo epico sui contadini. Il contadino polacco, con tutti i suoi difetti e tutte le sue debolezze, si presenta agli occhi dei lettori come la parte più sana e migliore del popolo polacco”. I contadini sono stati tradotti in molte lingue. Dopo aver letto il romanzo, lo scrittore francese Emile Guillaumin (autore del libro Vita di un uomo semplice ) dichiarò: “Bisogna considerare quest’opera come una maestosa, stupenda cattedrale, in cui ogni dettaglio tocca il cuore.

   Di questo grande scrittore polacco pubblico qui, nella mia versione, un breve racconto ispirato alle tradizioni e alle leggende natalizie polacche. Il titolo è appunto “Leggenda della Vigilia”.

 

Leggenda della Vigilia

 

   …Andava Gesù con san Pietro e Giuda lungo la strada da Ujazd a Pietrów.

   Fu tanto, tanto tempo fa, perché dove adesso è asciutto – scorreva l’acqua, e dove adesso ci sono i campi – c’erano boschi e terreni così incolti, che ad ogni miglio si trovava una campagna e ogni due – una casa signorile.

   Gesù tremava dal freddo, perché era vestito miseramente e il gelo era intenso, ciò infatti accadeva la Vigilia di Natale.

   Avevano voglia di mangiare, ma non c’era né un casolare, né una locanda, né anima viva da nessuna parte, soltanto selve e terreni deserti. Si sedevano un po’, sopraffatti dalla stanchezza, ma subito riprendevano il cammino, perché i lupi e altri animali selvatici li seguivano a branchi e ululavano da far accapponare la pelle.

   San Pietro aveva spezzato un grosso ramo per usarlo come bastone, e Giuda aveva raccolto una pietra e la stringeva nella mano, ma vedendo ciò Gesù disse loro:

   – Non temete. Io sono con voi…

   San Pietro e Giuda non avevano paura, ma se un animale è feroce è feroce, e con un bastone o una pietra in mano un uomo cammina più sicuro e con più coraggio.

   Verso sera giunsero a una casa signorile e pensarono di trovarvi da riscaldarsi e da mangiare un boccone, ma i padroni li cacciarono via, nelle selve, nei boschi.

   San Pietro era così infuriato, che avrebbe voluto assestare almeno una bastonata sulla loro testa, e Giuda disse:

   – Ho una tale rabbia, Signore, una tale rabbia, che ora prendo quella gallina appollaiata sulla siepe – sì, ora la prendo proprio…

   Allora Gesù disse loro:

   – Abbiate pazienza…La gente è ignorante e per questo è stolta e cattiva. Soltanto una scimmia molesta un’altra scimmia, un uomo invece dovrebbe essere solidale con un altro uomo e aiutarlo, al mondo sarà ancora così.

   Riprese il cammino e mormorava qualcosa tra sé, ed essi gli camminavano dietro…camminavano…e il gelo era sempre più intenso e avevano sempre più fame. Camminavano…camminavano…finché arrivarono a una locanda.

   – Entriamo – disse Gesù – persone generose si possono sempre trovare in questo mondo.

   – Ma Signore! – esclamò san Pietro – non ho più neanche un centesimo.

   Gesù si cercò addosso ma non trovò niente. Si rattristò il suo cuore e disse:

   – Neppure io. Forse tu, Giuda, hai qualcosa, dunque prestameli.

   – Ho una zloty! – rispose – e ne aveva due, ma gli dispiaceva prestare i soldi.

   – Dammelo! Se non ne hai di più, pazienza.

   Eppure Gesù sapeva che egli lo stava ingannando.

   Giuda allora tirò fuori 98 centesimi, glieli porse e disse: – Chissà dove sono finiti gli altri due centesimi…- perché pensava di risparmiare così anche quelli.

   Gesù prese i soldi ed entrarono nella locanda.

   – Sia lodato Gesù Cristo!

   – Sempre sia lodato! Siate i benvenuti, da dove vi ha portati qui il Signore Iddio? – chiese la locandiera.

   – Dal mondo, buona donna, dal mondo. Siamo infreddoliti e affamati, forse tu ci darai ristoro, perché respiriamo a stento dalla stanchezza.

   – Dacci un po’ di pane – disse san Pietro.

   – Non ce n’è.

   – Allora  almeno un po’ di formaggio e di salame…

   – Non ce n’è, mi dispiace…

   – Forse hai almeno una scodella di cavolo o di patate…

   – Non c’è più niente, perché prima di voi sono state qui alcune persone, che hanno mangiato tutto fino all’ultima briciola.

   – E un po’ di vodka ce l’avresti?

   – La vodka c’è, ma non di quella buona, perché la migliore è finita.

   – Volete bere qualcosa? – chiese Gesù.

   Giuda si limitò a sputare, e san Pietro disse:

   – Beh…una mezza non ci starebbe male, perché lo stomaco mi gorgoglia e l’anima è triste.

   – Forse ci sono delle aringhe? – domandò Giuda, perché era molto ghiotto di pesce.

   – Non ci sono aringhe.

   – Cosa dunque posso fare per voi! – si rammaricò Gesù.

   – Pagare – disse la locandiera – allora forse si troverebbe anche un’oca…

   – Pagheremo quanto ti spetta – rispose Gesù. – Donna, dacci quest’oca, la guarderemo e contratteremo.

   La locandiera portò l’oca dalla dispensa.

   Per primo la esaminò Giuda, perché in passato faceva il mercante e se ne intendeva – ma appena soppesata l’oca sul palmo della mano, soffiò sulle piume della pancia e disse:

   – Magra!…Troppo magra, sembra uno stecco. Basterebbe solo per me, ma per tre bocche – è per un dente ciascuna.

   San Pietro si grattò la testa, perché non sarebbe bastata neanche per lui solo.

   – Arrostiscila – ordinò Gesù alla locandiera e poi chiese:

   – E’ vero, Pietro, che per noi tre è troppo piccola?

   – Troppo, Signore, se almeno ci fosse anche una scodella o due di cavolo e una pagnotta come contorno – basterebbe, ma così…

   Gesù rifletté un istante e poi disse:

   – Facciamo così: adesso ce ne andiamo a dormire per calmare un po’ la fame, e intanto l’oca si cuocerà, e quando ci alzeremo la mangerà quello di noi che avrà fatto il sogno più bello.

   Si sdraiarono subito vicino alla stufa e si addormentarono.

   Dopo un’ora o due Gesù si svegliò.

   – Alzatevi!…allora, Pietro, tu cosa hai sognato?

   – Signore, ho sognato di essere il tuo fattore, di avere anche le chiavi della fattoria e una capanna tutta per me, e ti servivo fedelmente, Signore.

   – Bene, bene, mio amato bracciante, sarai il mio fattore – disse Gesù e prese tra le sue sante mani la testa di Pietro. – E io ho sognato di essere già in cielo, perché al mondo non c’erano più né cattivi, né ignoranti, né poveri; perché ormai tutti i contadini avevano la terra e tutti gli uomini stavano benissimo.

   – L’oca è tua, Signore, perché hai fatto il sogno più bello – rispose san Pietro e, benché non ci vedesse dalla fame, non provava dentro di sé alcun rammarico.

   – E tu, Giuda, cos’hai sognato? – chiese Gesù soavemente, guardando barbagialla che si era appena alzato e si strofinava gli occhi sbadigliando.

   – Io, Signore, ho sognato…di essermi alzato nel sonno e di aver mangiato l’oca…- rispose Giuda sottovoce e con gli occhi inchiodati al pavimento.

   – Già già…niente male, proprio niente male …Donna, portaci quell’oca.

   La locandiera arrivò e disse che quello con la barba gialla si era mangiato l’oca e che non era rimasto neanche un ossicino per il cane.

   Gesù guardò teneramente Giuda e disse:

   – Hai sognato di aver mangiato l’oca, Giuda? Hai fatto davvero un bel sogno…

   – L’ho sognato, Signore – rispose sottovoce, senza alzare gli occhi e strappandosi i peli della barba gialla.

   – L’hai sognato…bene, allora resta qui solo, Giuda…L’hai sognato, sogna dunque ancora di aver mangiato l’oca con il cavolo, e in compagnia, e noi Pietro andiamocene a cercare qualcuno che ci dia da mangiare e che non ci imbrogli.

   E se ne andarono in due.

   Ed è per questo che adesso il popolo polacco osserva scrupolosamente la Vigilia, secondo gli insegnamenti di Gesù.

 

 

(C) by Paolo Statuti

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