Anna Achmatova (1889-1966)

25 Ott

 Anna Achmatova tradotta da Paolo Statuti

 

Anna Achmatova

*  *  *

Oggi è la Vergine di Smoleńsk,

L’azzurro incenso sull’erba si sparge,

E fluisce il canto funebre,

Non triste oggi, ma sereno.

E portano le rubiconde vedovelle

Al cimitero i figlioletti

A vedere le tombe paterne,

E il cimitero – un boschetto d’usignoli,

Dal chiarore del sole ammutolito.

Abbiamo portato alla Madonna di Smoleńsk,

Abbiamo portato alla Santissima Madre

Sulle mani in una bara d’argento

Il nostro sole, nel tormento estinto, –

Aleksandr, candido cigno.

 

Agosto 1921

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*  *  *

Son venuti a prenderti all’alba,

Dietro di te andavo, come dietro a un morto,

Nella buia stanza piangevano i bambini,

Tra le sante figure il cero s’è sciolto.

Sulle tue labbra il freddo della piccola icona.

Sulla fronte sudore di morte…non scordare!

Così come con le mogli degli strelizzi,

Sotto le torri del Cremlino mi udrai urlare.

 

1935

Il distacco

1

Non le settimane, non i giorni – gli anni

Si separavano. Ed ecco finalmente

La freddezza della libertà

E la bianca corona sulle tempie.

 

Non più tradimenti, né sotterfugi,

E fino all’alba non senti come

Scorre il torrente di prove

Della mia incomparabile ragione.

 

2

 

E come sempre accade nei giorni del distacco,

Lo spettro dei primi giorni ci ha bussato,

E col bianco sfarzo dei suoi rami

Ha fatto irruzione il salice argentato.

 

A noi, frenetici, amareggiati e alteri

Che non osiamo alzare gli occhi da terra,

Ha cantato un uccello con voce beata

Come un tempo ci custodimmo a vicenda…

 

1940 – 1944

 

 

 

 

* * *

Qui di Pushkin l’esilio cominciò

E di Lermontov l’esilio finì.

Qui è il profumo dell’erbe montane,

E solo una volta di vedere mi riuscì

Sul lago, nell’ombra densa del platano,

Prima di sera, nell’ora amara,

Il lampo degli occhi inquieti

Dell’immortale amante di Tamara.

 

1927, Kislovobsk

 

 Alla Musa

 

Quando di notte aspetto il suo arrivo,

Onori e libertà – tutto è vano.

La vita sembra attaccata a un filo,

Davanti a lei con lo zufolo in mano.

 

Ed ecco entra. Scostata la tenda,

Mi guarda. Negli occhi ha un balenio.

Le chiedo: “Hai dettato tu a Dante

Le strofe dell’Inferno?” Risponde: “Io”.

 

 

 

La poesia che segue mostra tutta la femminilità e la passionalità della grande poetessa russa. La scrisse nel 1911 quando aveva ventidue anni. Nel 1910 aveva sposato il poeta Nikolaj Gumiljov. Nella poesia si tratta di lui?

 

Strinse le mani sotto la scura veletta…

 

Strinse le mani sotto la scura veletta…

“Perché oggi hai quel viso sbiancato?”

– Perché di amara tristezza

Io senza pietà l’ho ubriacato.

 

Come scordare? Egli uscì vacillando,

La bocca dal dolore storta…

Io corsi, quasi volando,

Gli corsi dietro fino alla porta.

 

Ansimando gridai: “E’ stato tutto

Uno scherzo. Morirò se te ne andrai.”

Sorrise tranquillo e tremendo

E disse: “Rientra, o ti raffredderai”

 

1911

 

 

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

 

 

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