Tadeusz Rozewicz

7 Mar

Tadeusz  Różewicz

 

   Poeta, drammaturgo, novelliere e saggista, Tadeusz Różewicz – da qualcuno definito “specchio e sismografo della realtà contemporanea” – è senza dubbio il più illustre scrittore polacco della generazione cui la guerra tolse la prima giovinezza. E’ nato il 9 ottobre 1921 a Radomsko. Durante il periodo dell’occupazione si mantenne dando lezioni private e lavorando saltuariamente come operaio e corriere. Nel 1942 terminò la scuola clandestina per sottufficiali. Negli anni 1943-44 combatté nei reparti partigiani dell’Armata Nazionale.

   Il primo volume di poesie, uscito nel 1947,  è intitolato non a caso “Niepokój” (Inquietudine, 1947). E’ l’inquietudine dell’uomo scampato allo sterminio, che lotta affinché le atroci esperienze che ha vissuto non si ripetano più. Ancora più incisive, da questo punto di vista, sono le due successive raccolte “Czerwona rękawiczka” (Il guanto rosso, 1948) e “Pięć poematów” (Cinque poemi, 1950). Il poeta penetra sempre più profondamente nelle questioni che lo travagliano, e sempre più faticosamente cerca la salvezza nell’osservazione dei mutamenti che avvengono nel suo paese. L’inquietudine morale continuerà a tormentare il poeta anche nei poemi “Równina” (La pianura, 1954) e “Srebrny kłos” (La spiga d’argento, 1955), nonché nel successivo volume “Rozmowa z księciem” (Colloquio con il principe, 1960). Il moralista non può permettere alla sua coscienza di quietarsi davanti a un mite quadretto della natura o in un pacifico idillio. Różewicz risveglia incessantemente le coscienze, perché la coscienza inquieta determina la ricerca della verità, e la ricerca della verità porta alla ricerca del bello. Różewicz è concreto e misurato. Cerca di cogliere l’essenza di un fatto, di un fenomeno, mette a fuoco ciò che vede e ne evidenzia gli elementi essenziali.

   Negli anni ’50 lo scrittore, pur continuando ad esprimersi nella poesia, iniziò la sua attività di novelliere e di drammaturgo. Sono apparse così le sue raccolte di racconti “Opadły liście z drzew” (Sono cadute le foglie dagli alberi, 1955), “Przerwany egzamin” (L’esame interrotto, 1960), “Wycieczka do muzeum” (Gita al museo, 1966) e “Śmierć w starych dekoracjach” (Morte tra le vecchie scene, 1970). Caratteristica specifica delle novelle di Różewicz è l’ostinata ricerca dell’umanità in ogni frammento di vita. E’ una prosa incredibilmente condensata, dai molti sottotesti, che scava il realismo dalle vicissitudini umane. Lo scrittore diventa maestro di una nuova prosa, che si può definire realismo poetico. Spesso intreccia elementi occasionali, brandelli di conversazione, il balbettìo di un ubriaco, annunci, frammenti di trasmissioni radiofoniche e televisive, di giornali e di libri. Tutto gli serve come materiale da costruzione, tutto si amalgama nel crogiolo della sua arte.

   Altrettanto inquietante e originale come la poesia e la prosa, è la drammaturgia di Różewicz. Lo scrittore, giustamente definito un classico vivente, è sempre fedele a se stesso, alla sua visione del mondo, alle sue ossessioni e alla sua poetica. “Kartoteka” (Cartoteca, 1960), è il dramma di tanti uomini vissuti nel mondo della seconda metà del XX secolo, un mondo in cui lo scrittore scorge molti sintomi di caos e di crisi dei valori tradizionali.

   Nei suoi drammi Różewicz è riuscito magistralmente a “spiare” lo stile di vita di certi gruppi sociali, il cui obiettivo è soltanto l’arricchimento e le cui aspirazioni sono esclusivamente di natura consumistica. Ad esempio in “Akt przerywany” (Atto interrotto, 1970), bersaglio dello scrittore diventa il livellamento, l’appiattimento dei costumi, che riguarda non solo la sfera dei problemi quotidiani, ma si imprime anche nella psiche dell’uomo contemporaneo, impoverendone la vita interiore.

   Różewicz – drammaturgo ha creato una nuova forma teatrale, nella quale trovano posto la vita concreta, l’iperbole poetica, l’ironia e il grottesco. Il dramma “Pułapka” (La trappola, 1982), ritenuto da molti un capolavoro, è basato sulla figura di Franz Kafka. Vi si ritrovano fatti della vita di questo scrittore e alcuni echi dei suoi diari. Meditando su Kafka, Różewicz scrive anche di se stesso e un po’ anche di tutti noi, delle nostre paure, del destino dell’uomo – “animale immolato” del XX secolo, “intrappolato” dalla metafisica. La prima trappola di ogni essere umano è l’esistenza stessa. “Sono una trappola, il mio corpo è una trappola in cui sono caduto dopo la nascita”, dice Kafka nel dramma di Różewicz.

   Scrive il drammaturgo: “Cosa mi lega al teatro? Al teatro mi lega il desiderio di scrivere un dramma veramente realistico e al tempo stesso poetico. Non è una cosa facile, perché non so in cosa si differenzi il teatro poetico da quello realistico. Considero tutta la mia creazione come un’incessante polemica con il teatro contemporaneo e con le recensioni teatrali.

   Nel suo libro “Il teatro della comunità” il regista Kazimierz Braun scrive: “Dopo Wyspiański e Witkacy, dopo Gombrowicz e Mrożek, proprio Różewicz, a mio avviso, è il più autorevole drammaturgo del teatro polacco contemporaneo. Attualmente proprio lui traccia l’indirizzo delle ricerche più importanti”. E’ inutile dire che i drammi di Różewicz sono rappresentati sulle scene di tutto il mondo, inclusa  l’Italia.

   “Tanti anni sono dovuti passare, prima di riuscire a capire che lo scrittore poeta non ha il diritto di disprezzare, ma ha soltanto il diritto di amare” – ha scritto Różewicz nel volume di saggi “Przygotowanie do wieczoru autorskiego” (Preparazione a una serata d’autore, 1971), e forse in questa affermazione  risiede la verità sull’evoluzione di questo scrittore, la cui creazione ha sempre reagito vivacemente sia alle grandi crisi politiche del nostro tempo, sia a tutti i fenomeni della sfera esistenziale, culturale, di costume, attraverso i quali un umanista del rango di Różewicz non può passare indifferente. Giustamente ha detto Konrad Górski che “non si diventa umanisti per caso. La passione del conoscere in un umanista nasce da un’esigenza istintiva, per capire il senso della vita, per scorgere il legame tra l’enigma del mondo e il destino morale dell’uomo”. Queste parole si adattano alla perfezione a tutta l’opera di Tadeusz Różewicz.

   Da tanti anni mi occupo di letteratura polacca e conosco bene questo scrittore. Ma c’è una cosa che continua a stupirmi: che cioè non abbia ricevuto il Nobel per la Letteratura, al pari di Henryk Sienkiewicz (1905), Wladyslaw Reymont (1924), Czesław Miłosz (1980) e Wisława Szymborska 1996). In ogni caso ormai è troppo tardi, perché questa grande figura della letteratura polacca è scomparsa il 24 aprile del 2014.

                                                                                                         Paolo Statuti

Altre opere di Tadeusz Różewicz:

Poesia

“Czas, który idzie” (Il tempo che va, 1951)

“Wiersze i obrazy” (Versi e immagini, 1952)

“Nic w płaszczu Prospera” (Il nulla nel mantello di Prospero, 1962)

“Duszyczka” (Piccola anima, 1979)

“Płaskorzeźba” (Bassorilievo, 1991)

“Recycling” (Recycling, 1998)

“Nożyk profesora” (Il coltellino del professore, 2001)

Teatro

“Grupa Laokoona” (Il gruppo del Laocoonte, 1961)

“Śmieszny staruszek” (Il vecchietto ridicolo, 1965)

“Wyszedł z domu” (Se n’è andato di casa, 1965)

“Spaghetti i miecz” (Gli spaghetti e la spada, 1967)

“Przyrost naturalny” (Incremento demografico, 1968)

“Na czworakach” (Carponi, 1972)

„Białe małżeństwo” (Matrimonio bianco, 1974)

“Odejście Głodomora” (La partenza del morto di fame, 1976)

“Do piachu” (Morto e sepolto, 1979)

 

Poesie di Tadeusz Różewicz tradotte da Paolo Statuti

 

Sono nessuno

the dogs leap on Actaeon

Fu condotto

al luogo di pena

il 24 maggio 1945

alle ore quindici

Ich bin Niemand

Mein Name ist Niemand

lo riconobbi dagli occhiali

e dai peli sulla faccia

aveva allora 60 anni

portava una rozza uniforme

scarponi militari

cintura e lacci

si toglievano alle persone

rinchiuse in gabbia

nei giorni afosi

sfoggiava verdi-oliva

mutande e maglietta

le stecche della gabbia furono rinforzate

diceva che dalla pazzia

lo salvava un’antologia di liriche

che aveva trovato nella latrina

that from the gates of death,

that from the gates of death:

Whitman or Lovelace found

on the jo – house seat at that

in cheap edition!

Whitman liked oysters

stringo alleanza con te  

Walt Whitman

Ti ho detestato

troppo a lungo

vengo da Te

come bambino adulto

che aveva un caparbio

padre

sono Nessuno

conoscete Nessuno?

il poeta è una bestia

affogata nel mondo

per questo è così insicura

di fronte al mondo

und schritt im Käfig

auf und ab

ohne einen Blick

nach draussen zu werfen

 

poi lo lasciarono andare

nel serraglio

 

calcò nell’erba

un sentiero circolare

che non conduceva

all’abbeveratoio

 

il ballo dell’intelletto

tra le parole

 

trovò il manico

di una vecchia scopa

il manico si trasformò

nelle sue mani

in spada

racchetta da tennis

stecca da biliardo

bastone da passeggio

 

Interrogatorio

nel tribunale di stato

del distretto di Columbia

13 febbraio 1946

 

Mister Pound è qui

Voglia alzarsi e mostrarsi

Alla corte

Grazie

 

–  Qualcuno conosce Mister Pound?

–  Io lo conosco

–  La poesia che lei ha letto era buona?

–  Penso che quello che ho letto fosse in regola

–  Il fatto che avesse mania di grandezza

   e una buona opinione di sé

   è una cosa singolare, anormale?

–  Non nel caso di un poeta

–  Ed egli è uno dei più illustri

   poeti

–  Sì

–  Capisce egli di aver commesso un tradimento?

–  L’accusato ritiene di possedere la chiave

   della pace mondiale

   tramite la comprensione e la spiegazione di Confucio

–  Soffre di psicosi?

–  Sì. Penso che soffra di mania di grandezza

   e di mani di persecuzione…

   Entrambe tipiche degli stati

   Paranoici

 

Dalla cella della morte

fu trasferito

alla “Gorillakäfig”

 

il poeta è una bestia

affogata nel mondo

per questo è così insicura

di fronte al mondo

 

the dogs leap on Actaeon

stava nella gabbia

delle bestie feroci

di giorno

accucciato in un angolo della gabbia

di notte

nella luce dei riflettori

 

i guardiani tacevano

 

a volte un soldato passando

si fermava

osservava il curioso esemplare

poeta bestia traditore

“padre della letteratura contemporanea”

 

gettava nella gabbia

sigarette coccolata frutta

passava oltre

il vecchio bofonchiava

Usura usura usura

Rothschild Roosewelt Morgenthau

Usura usura usura

lodava le stragi hitleriane

il miglior fabbro

 

Ich bin Niemand

mein Name ist Niemand

 

the dogs leap on Actaeon

 

l’amore verso il prossimo lo praticavano Quelli

che respingevano la lettera della legge

 

sempre ho commesso soltanto errori

le parole per me non avevano più senso

risvegliato

mi stupisco

 

 – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

Elpenore come hai raggiunto questa buia riva?

Sei venuto a piedi? Precedendo i Naviganti?

Ed egli in risposta:

Triste sorte e molto vino. Dormivo nel focolare di Circe…

Uomo senza fortuna e senza nome.

 

CANTO DELLA GABBIA

 

Chi può    Kto może

non vuo’  nie chce

Chi vuo’   Kto chce

non può   nie może

Chi sa       Kto wie

non fa      nie czyni

Chi fa        Kto czyni

non sa fare    nie umie

e così la vita se ne va!

 

I sipari nei miei drammi

 

I sipari

nei miei drammi

non si alzano

e non calano

non coprono

e non mostrano

 

arrugginiscono

marciscono stridono

lacerano

 

il primo di ferro

il secondo di straccio

il terzo di carta

 

cadono

a pezzi

 

sulle teste

degli spettatori

degli attori

 

i sipari nei miei drammi

pendono

sulla scena

sulla platea

sul guardaroba

 

ancora dopo

la rappresentazione

si appiccicano alle gambe

frusciano

pigolano

 

1967

 

Il testimone

 

Tu sai che ci sono

ma non entrare all’improvviso

nella mia stanza

 

potresti vedermi

tacere

su un foglio bianco

 

E’ mai possibile scrivere

sull’amore

sentendo le grida

degli ammazzati e dei disonorati

è mai possibile scrivere

sulla morte

guardando le faccine

dei bambini

 

Non entrare all’improvviso

nella mia stanza

 

Vedrai un muto

e confuso

testimone dell’amore

l’amore vinto dalla morte

 

1952

 

 

Chi è poeta

 

poeta è colui che scrive versi

e colui che i versi non scrive

 

poeta è colui che si toglie le catene

e colui che le catene si mette

 

poeta è colui che crede

e colui che credere non può

 

poeta è colui che mentiva

e colui al quale hanno mentito

 

poeta è colui che mangiava dalla mano

e colui che mozzava le mani

 

poeta è colui che ha la bocca

e colui che ingoia la verità

 

poeta è colui che cadeva

e colui che si rialza

 

poeta è colui che va via

e colui che andar via non può

 

1962

 

 

 

Angolini

 

Autunno

le piogge dietro le finestre passano volando

le castagne si spaccano

saltellano

i ragazzi dalla scuola corrono

con un allegro grido

frantumano l’acqua

 

le cicogne sono volate via

soltanto un passero

col pelo rizzato nero

come un piccolo spazzacamino

aspetta le briciole

di pane del sole

 

la sera le nebbie si trascinano

per le strade

 

un uomo

va

sul globo terrestre

con la testa immersa

nell’universo

 

i ragazzini

non mettono nelle bottiglie

gli spinarelli argentati

e i neri girini

 

le ragazzine non intrecciano ghirlande

di calta palustre

e di azzurri nontiscordardimé

 

viene l’inverno

 

La spina

 

non credo

non credo dalla fine

all’inizio del sonno

 

non credo da una sponda all’altra

della mia vita

non credo in modo franco

profondo

come profondamente credeva

mia madre

 

non credo

mangiando il pane

bevendo l’acqua

amando il corpo

 

non credo

stando nei suoi templi

tra i suoi sacerdoti e segni

 

non credo stando sulla strada della città

in un campo sotto la pioggia

nell’aria

nell’oro di un annuncio

 

leggo le sue parabole

semplici come una spiga di grano

e penso al dio

che non rideva

 

penso a un piccolo

dio sanguinante

nei bianchi

pannolini dell’infanzia

 

alla spina che lacera

i nostri occhi la bocca

adesso

e nell’ora della morte

 

Le forme

 

Queste forme un tempo così ben disposte

docili sempre pronte a ricevere

la morta materia poetica

spaventate dal fuoco e dall’odore del sangue

si sono spezzate e disperse

 

si gettano sul loro creatore

lo lacerano e trascinano

per lunghe strade

nelle quali un tempo sfilarono

tutte le orchestre le scuole le processioni

 

la carne che ancora respira

piena di sangue

è il nutrimento

delle forme perfette

 

convergono così ermeticamente sulla preda

che perfino il silenzio non filtra

all’esterno

 

dicembre 1956

 

Che bello

 

Che bello Posso cogliere

i mirtilli nel bosco

pensavo

non c’è il bosco né i mirtilli.

 

Che bello Posso sdraiarmi

all’ombra di un albero

pensavo  gli alberi

non danno più ombra.

 

Che bello Sono con te

il cuore batte così forte

pensavo  l’uomo

non ha il cuore.

 

1948

 

 

(C) by Paolo Statuti

 

 

 

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  1. Un blog con molta poesia polacca | Polonia mon amour - marzo 9, 2012

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