Vera Inber

15 Feb


 

Vera Inber

   Inber Vera Michajlovna, poetessa, giornalista, scrittrice di romanzi e racconti, nacque a Odessa nel 1890 da una famiglia borghese e morì a Mosca nel 1972. A Parigi uscì il primo libro di versi “Vino triste” (1912). La seconda raccolta, “Delizia amara”,  vide la luce nel 1917, seguita da “Parole periture” (1922). Nonostante le numerose reminiscenze letterarie e lo sfarzo decadente delle immagini, si fanno strada in queste raccolte l’amore per la vita, nonché una squisita, misurata ironia. Le raccolte “Fine e via” (1925) e “Al figlio che non c’è più” (1927) rappresentano una svolta nella coscienza della poetessa, che desidera d’ora in poi servire le forze razionali e creative della nuova società.

   A metà degli anni venti la Inber si accosta ai costruttivisti, le concezioni ideologiche dei quali lasciano in lei una traccia particolare, anche se, legata più di questi alla cultura di prima della rivoluzione, le sono quasi estranei, ad esempio, i motivi del tecnicismo e dell’americanismo propri di un Sel’vinskij.

   Come poetessa, la Inber nacque nel punto di svolta dal simbolismo all’acmeismo e al futurismo e risente dell’influenza di diversi poeti di quel periodo – da Gumilёv e Viktor Gofman fino a Igor’ Severjanin.  La poetessa ha percorso un lungo cammino creativo: la lirica, che prevale nelle sue prime raccolte, lascia in seguito il posto ad una poesia a soggetto o descrittiva (qui è il punto d’incontro della Inber con il costruttivismo); diventa sempre più percettibile la corrente ironica, che si trasforma talvolta in puro umorismo.

   La Inber predilige i toni caldi e luminosi e la sua concezione della vita è fondamentalmente idilliaca. E’ il poeta della riflessione tranquilla e della meditazione. Lo stile è chiaro, ponderato, regolare.

   Nel poemetto “Vas’ka “Fischio” nei guai”, del 1926, la poetessa descrive, con fine e sobria ironia e con sorridente semplicità, un fatto di cronaca nera avvenuto nella Russia degli anni venti. Ne è protagonista un “mafioso” locale soprannominato “Fischio”. La storia, semplice e divertente, si sviluppa in trentatré strofe in cui l’elemento lirico-romantico si fonde mirabilmente con quello umoristico.

   Altre opere della Inber sono: Equazione a una incognita (1926), Il cacciatore di comete (1927), L’America a Parigi (1928), Il posto sotto il sole (1928), A mezza voce (1932), Diario di viaggio (1939), Ovidio (1939), L’anima di Leningrado (1942), Quasi tre anni (1946), Il meridiano di Pùlkovo (1946), Corso d’acqua (1946-51), Come sono stata piccina (1954), Ispirazione e arte (1957), Aprile (1960).

 

Vas’ka “Fischio” nei guai

 

Traduzione di Paolo Statuti

 

                          I

Cosa succedeva nella birreria

La vobla, seppur non sembrava,

A lungo era stata

Un pesce vivo che nuotava

Nel Volga dov’era nata.

Nella steppa visse il pisello,

La pioggia nutriva

I cirri e il baccello,

Di sete così non moriva.

Diversa è la loro sorte,

Diversamente van mangiati,

Ma con la birra l’oste

Li serve appaiati.

La vobla ascolta – cantano

Il Volga – la patria avita.

Guarda il pisello – bevono,

Come lui quand’era in vita.

Mangia il pesce col pisello

Vasja “Fischio” – razza schietta.

Ghette nere, fiore all’occhiello,

Fra i denti una sigaretta.

Ma il pisello si ferma,

La gola gli accarezza:

Un kepì con visiera entra,

Un quadro, una bellezza, –

Con lei non c’è nessuno,

(Entrata per riposare?)

Con calma dice: “Il tavolo qualcuno

Favorisca asciugare.

“Qualcuno” il tavolino ha già pulito,

Presso il muro lei si siede.

Vas’ka “Fischio” è sbalordito,

Ma lei non lo vede.

Salta sul palco un chitarrista,

Dling-dlang così e cosà.

Ecco i gamberi: che vista! –

Assai caro costerà.

Vasja a un tavolino l’occhio tende,

Avvolto nel suono infernale,

Due a credito ne prende

(Uno anche con caviale).

D’aspetto “Fischio” è modestino,

Ma la gente la comprende.

Un bel gambero porporino

Come una rosa le tende.

Spezzati chitarra, finalmente.

E “Fischio” con passione:

“Perché voi non bevete niente,

O mia dolce visione?”.

Ecco accanto a lui s’è accomodata.

La manina è calamita!

Perché, berretta, sei così ben tagliata?

Così ben cucita?

La vobla, gli occhi socchiudendo,

Ascolta senza fretta,

Ciò che il berrettino va dicendo,

Cosa dice la sigaretta.

Dice il berretto: “Non indugiare.

Sei il tipo adatto,

Il vetro basterà tagliare –

E’ presto fatto.

Sarai ricco, dice, con classe,

Prepara un borsone.

Tu, dice, prenderai, dice, per te, dice, la cassa,

Ed anche, dice, il mio, dice, amore”.

Tintinna, fugge il suono della chitarra,

Del pisello la vocina,

Spunta una sigaretta dalla porta

Con una visierina.

                            II

Cosa disse il poliziotto al suo capo

La gamba duole – che disdetta!

Capo, per la sedia grazie tante…

Sto fermo al mio posto di vedetta,

E il mio posto è distante.

Sto in ordine. Fischietto in mano.

Tutto è calmo. La luna sale.

(Nel bosco pian piano

d’usignoli un corale!)

Sbuca da un angolino

(Io non bevo, premetto)

Tutto nudo un cherubino.

Sulla testa un berretto.

Vent’anni può dimostrare.

Ebbene, penso: “Però…”

Lei: “Javsen’ka , non fischiare”…

Io: “E invece fischierò”

Un vocino. Certi occhi.

Compagno, mi stringe la mano.

Ragazza coi fiocchi.

Diavolo, è strano!

Due passi appena,

Crash – un vetro rotto…

Prendo l’arma, pianto la sirena,

Ah, che fessacchiotto!

Faccio un salto avanti,

Dove sei, maledetto?

Spariamo entrambi.

Io la gamba e lui il petto.

Per lui: una vera iella.

Benché mi sia salvato,

Ho colpa perché la bella

Non ho sospettato.

                                 II

Cosa disse all’ospedale il medico di turno

Polso centotrenta.

Nel pericardio una fessura.

Il respiro stenta –

Fate una puntura.

Seppellire non è ora,

Curare non vale.

Ferita da pistola.

Sta molto, molto male.

                                 

                                  IV

Cosa disse Vasja “Fischio” prima di morire

Non cessava di guardare:

“Sei il tipo adatto:

Il vetro basterà tagliare –

E’ presto fatto”.

Nella boxe posso dire

Che sono assai dotato,

Perché anziché fuggire

Mi sono sdraiato?!

Scappate, fate piano,

Per me non temete.

Stringetemi la mano,

Un angelo siete.

Come si chiama?

Chi è? … Non andar via!…

Ottanta copechi

Devo alla birreria.

Sono spacciato. Ahi!

Che arsura!

Vasilij nei guai –

Che iattura!

                       V

Cosa fu scritto sul giornale                   

Svaligiato un emporio (corpo sei),

Furto premeditato e fallito.

Ladro all’obitorio.

Poliziotto ferito.

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: